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Eric Bana, che fine ha fatto l'uomo che si lasciò Hulk alle spalle

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Popolare un decennio fa, Eric Bana, Hulk cinematografico per Ang Lee, è scomparso dai radar per il grande pubblico: com'è andata la sua carriera?

Eric Bana, che fine ha fatto l'uomo che si lasciò Hulk alle spalle

Eric Bana: se pronunciamo il suo nome, la maggior parte di voi l'assocerà al tormentato Bruce Banner in uno dei primi cinecomic del fenomeno Marvel al cinema, il criticato Hulk (2003) di Ang Lee. Eric Bana tuttavia, dopo quel salto nello star system, non ha mai smesso di lavorare, ma al di là di quel piccolo boom in quella specifica manciata di anni, è probabile che l'abbiate perso di vista. Vediamo da dove Eric Bana sia arrivato, dove sia stato e dove stia probabilmente andando.

Eric Bana è nato come attore comico

No, non è una battuta. In effetti l'Eric Bana che ha attirato l'attenzione della scena internazionale, l'attore drammatico, nella patria Australia era un comico. Nei primi anni Novanta a Melbourne si manteneva come barista e, un po' per gioco, decise di provare a cimentarsi col cabaret nello stesso locale: sin da piccolo aveva amato imitare amici e parenti. Le sue performance gli aprirono le porte della tv australiana, dove un'ascesa piuttosto veloce lo portò tra il 1993 e il 1997 addirittura a uno spettacolo tutto suo, The Eric Bana Show: in questo periodo si divertiva a imitare Arnold Schwarzenegger, Sylvester Stallone, Tom Cruise e persino il tenente Colombo! E sempre votato alla risata esordì al cinema, con la commedia Casa dolce casa, nel 1997.
La domanda è: come fece quell'Eric Bana a diventare l'Eric Bana che tutti conosciamo, passando dalla comica realtà locale al dramma hollwyoodiano internazionale? Unisce i due mondi un film realizzato nel 2000 in Australia: il regista di Chopper (2000), biopic del criminale Mark "Chopper" Read, dopo cinque anni trascorsi nella vana ricerca di un attore impegnato, pensò fuori dagli schemi e propose il ruolo a questo cabarettista. Eric accettò, il film fu un successo di critica. Negli Stati Uniti lo notarono. Era fatta. Forse. Leggi anche Megan Fox, che ne è stato della sua carriera? Ce lo spiega lei stessa.

Eric Bana, l'uomo che diventò Hulk ed Ettore

Dopo un riscaldamento americano con una parte in Black Hawk Down (2001), Eric Bana divenne Bruce Banner per Ang Lee in Hulk (2003), uscito quando ancora i Marvel Studios non erano parte della Disney e il Marvel Cinematic Universe ancora non esisteva. Erano i primi passi del fenomeno cinecomic, che a quel punto vantava solo i successi di X-Men (2000) e Spider-Man (2002). Nonostante ci fosse una certa unanimità nel considerare la sua performance ottima, il film non entusiasmò nè critica nè pubblico (tiepido con 245 milioni di dollari al boxoffice). A quel punto Bana si era già impegnato come Ettore in Troy (2004), successo da mezzo miliardo di dollari, comunque malmenato dalla critica. E' in questa particolare "sospensione d'entusiasmo" che forse possiamo leggere la dinamica della carriera di questo attore, che pure ha mantenuto una sua intelligente filosofia, come spiegò a Empire:

Non è che Hulk poi sia stato un flop [non più del successivo goffo tentativo di cancellarlo con L'incredibile Hulk, ndr]. Quando giri così a lungo diventa un investimento sulla propria persona. Se non fossi stato felice del risultato finale, sarei arrabbiatissimo, ma in ogni caso fino ad ora mi ritengo contento. Troy potrebbe fare cinquanta dollari e non me ne pentirei comunque.

Un approccio filosofico, se vogliamo, e d'altronde poco dopo Eric dimostrò che poteva sopravvivere anche al di là dei blockbuster, con Munich (2005) di Steven Spielberg, uno dei film meno costosi e più crudi del grande autore americano. Potremmo comunque dire che il suo posto al sole nello star system sia di fatto terminato poco dopo, perché nonostante il bel Le regole del gioco (2007) di Curtis Hanson lo vedesse dividere lo schermo addirittura con Robert Duvall, siamo pronti a scommettere che sia stato visto da un numero di spettatori nettamente inferiore.

Eric Bana, l'uomo che rinunciò al posto fisso della Marvel (o lo perse?)

A questo punto c'è la svolta più particolare di Eric Bana, non sappiamo se dettata da una forte idea poetica del proprio mestiere, sempre improntata alla ricerca, o se al contrario causata da una sottovalutazione della chance, o ancora da spietate volontà esterne. Stando a quel che si dice, gli viene chiesto se vuole tornare nei panni di Banner in un nuovo film. Rifiuta. Non sappiamo se davvero sia stato il suo rifiuto a spingere la Marvel al reboot con Norton L'incredibile Hulk, o se al contrario sia stata la successiva decisione di realizzare un reboot a estrometterlo dai giochi e si parli in realtà di un allontamento forzato. In un caso o nell'altro, a una star "in bilico" come Bana perdere un supereroe Marvel non fa bene per lo sviluppo economico della sua carriera.



Non sembra darvi molto peso nell'immediato, perché nel 2009 ripercorre i propri trascorsi nel cabaret ironizzando su se stesso nell'amaro Funny People di Judd Apatow con Adam Sandler e Seth Rogen, subito dopo essere stato Enrico VIII nel modesto L'altra donna del re, tra Natalie Portman e Scarlett Johansson. Sono i suoi ultimi fuochi nell'immaginario collettivo, ma non è detto che lo status di star corrisponda alla sua serenità. Chi ha abbracciato il mondo dello spettacolo lo sa: già lavorare nel giro che conta è un successo. Magari pochi ricorderanno un horror come Liberaci dal male (2014), o faranno mente locale sul suo ruolo da comprimario in King Arthur (2017), però Eric prosegue il suo percorso, anche nella miniserie Dirty John (2018-2019). Per un ex-barista di Melbourne, quel sogno covato guardando alla tv l'idolo Mel Gibson in Mad Max si è già avverato. Comunque sia andata.

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