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Easy: un esordio in viaggio con la bara al Festival di Locarno 2017

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Incontro con Andrea Magnani e Nicola Nocella.

Easy: un esordio in viaggio con la bara al Festival di Locarno 2017

Beati i festival che non hanno bisogno di eroi. Sarà una casualità, o molto più probabilmente il cinema ricerca la normalità, riconoscendogli in questi anni di crisi un nuovo ruolo di prima linea. Un filo comune lega molti personaggi periferici che si ritrovano in trincea, come accade anche a Isidoro (Nicola Nocella), corpulento ex bambino prodigio del go-kart, un campioncino in grado di vincere nove gare consecutive e salire in cima ai suoi coetanei di tutta Europa. Ora è relegato in casa, solo e depresso, a correre al massimo ai videogiochi, soggiogato da un fratello (Libero De Rienzo) brillante e dall’apparente successo imprenditoriale, e una mamma fissata col fitness, (auto)ironico ruolo per Barbara Bouchet.

Parliamo dell’opera prima di Andrea Magnani, Easy (da leggere come diminutivo di Isidoro, ma non solo), accolto con molti applausi nella proiezione ufficiale del concorso Cineasti del presente al Locarno Festival 2017.

Un giorno per Isi/Easy arriva la proposta del fratello per un lavoretto facile facile, per lui asso del volante. Deve portare la bara di un muratore morto sul lavoro, Taras, fino in Ucraina, nei Carpazi, dove i famigliari lo aspettano per seppellirlo.

“Avevo voglia di una storia che potesse andare oltre i miei confini mentali”, ci ha dichiarato Andrea Magnani, “siamo abituati a un cinema che non viaggia, anche dal punto di vista delle emozioni. Abitando negli ultimi anni a Trieste, mi è subito venuto naturale pensare a una storia che potesse varcare quel confine lì vicino. Poi volevo fare un western, perché Easy è il viaggio di un cavaliere solitario verso un destino più grande di lui, e raccontare un protagonista senza personaggi secondari che potessero dargli fastidio. Cosa meglio di una bara, che non può rispondergli?”

Le fattezze corpulente di Isidoro le ha rese con placida imponenza Nicola Nocella, lanciato giovane da Pupi Avanti. Ancora il regista. “Da subito ho pensato a Easy come a un personaggio in sovrappeso, che manifestasse anche nel fisico il fallimento. Il luogo comune vuole che una persona come lui non possa mai ambire a un ruolo da star o riappropriarsi di una vita con una sua dignità. Quando ho visto Nicola ne Il figlio più piccolo di Pupi Avati, ho visto una scena in cui lui di spalle cammina in un vialetto in mezzo alla campagna e mi sono detto: quello è Easy.” 

Nocella non ci sta, ovviamente con ironia, replicando: “Hai capito, neanche la faccia, mi ha visto di spalle. La prima cosa che mi ha chiesto è prendere venti chili, di diventare ancora più mastodontico. Questo mi ha aiutato molto: io sono grasso, me li porto appresso i chili in più, ma ci sono abituato. Ingrassando ulteriormente ero più affannato e non sapevo gestire questa nuova condizione. In più ho fatto un lavoro sul cambiamento del respiro, sulla ripetitività dei gesti e su un tempo di reazione diverso rispetto al suo; lui metabolizza e poi risponde, come dire: conta fino a mille prima di rispondere, il contrario rispetto al mio modo d’essere.”

Alla domanda se Easy soffra di quella che alcuni definiscono la sindrome dell’ex bambino prodigio, Nicola Nocella non ha avuto dubbi, “è quello che è successo a Nocella, inutile che ci prendiamo in giro. Sulla scheda del film ho letto: giovane, sovrappeso e in cerca di riscatto; ma che hanno parlato col mio psicologo? Quando è uscito il film di Avati ero ovunque, poi più niente, il che è normale nel nostro lavoro, ma io ho vissuto la cosa sulla mia pelle, il viaggio che ha fatto Easy l’ho fatto io con lui. Sono molto cambiato dopo, è stata la più grande esperienza della mia vita.”

Sulla scelta di un posto così diverso come l’Ucraina montuosa, il regista ci ha detto: “Era un posto in cui Easy poteva perdersi, e noi avevamo bisogno di una terra lontana, non solo geograficamente, ma in tutto. Pensate all’alfabeto cirillico, veramente quando vai lì non capisci nulla.” 

Il film propone un umorismo basato più su quello che accade rispetto a quello che si dice, in cui è cruciale la composizione dell’immagine, e accadono cose anche fuori campo; uno stile che rievoca il cinema di Kaurismaki. “A me piace la commedia da situazione”, si dice d’accordo Magnani, ”sarà perché ho lavorato per molti anni nella fiction italiana, in cui il dialogo è uno strumento essenziale del racconto. Avevo voglia che il dialogo entrasse in punta dei piedi, Nicola ha fatto un grande lavoro proprio per questo. Quello a cui guardo maggiormente è certo cinema nord europeo con una comicità surreale, ma sempre calata in un realismo possibile, oltre al western, come dimostrano tante inquadrature in campo lungo e le musiche scelte”.

In conclusione Nocella rivolge un attestato di stima al pubblico, specie quello che vedrà Easy in sala. “Il nostro è un film che non sottovaluta lo spettatore, anzi gli dà un ruolo: se vuoi vederlo ti siedi e lo guardi, non lo lasci passare. Si tratta di un’esperienza visiva prima di ogni cosa. Tutti noi abbiamo un Taras da portare a casa, la cosa bella sarebbe che lo spettatore alla fine capisse quale sia il suo.”

Easy di Andrea Magnani, con un Nicola Nocella presente in ogni inquadratura, uscirà nelle sale italiane il 31 agosto distribuito da Tucker Film.


Photo: Locarno Festival / Marco Abram



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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