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Dumbo: "Isolare gli elementi eterni che identificavano l'elefantino, ma anche riflettere sul circo oggi"

Produttore e sceneggiatore spiegano la filosofia della nuova versione.

Dumbo: "Isolare gli elementi eterni che identificavano l'elefantino, ma anche riflettere sul circo oggi"

Il Dumbo di Tim Burton, remake del Dumbo del 1941, è da oggi nei cinema italiani. Ci siamo imbattuti in un'intervista con il producer Justin Springer e lo sceneggiatore Ehren Kruger, che a Slashfilm hanno raccontato il loro approccio nel riprendere in mano un tale classico. "Una favola semplice che doveva essere rilevante per un pubblico moderno, mantenendo la dolcezza, l'ottimismo e la positività dell'originale. Bisognava trovare l'equilbrio".

In sostanza il processo, teoricamente semplice e ovvio, sta nel passare a setaccio quello che può rimanere e quello che si può espandere o eliminare. Springer cita le qualità del film originale che tutti ricordano: il rapporto tra madre e figlio, e un difetto che diventa un superpotere. Ci sono poi questioni da rivedere in base alla sensibilità contemporanea: si è diffuso lo spettacolo circense senza animali che si esibiscono, come può rientrare questa consapevolezza nella nuova versione di Dumbo?

Naturalmente si trattava anche di allungare un film che durava solo un'ora: Kruger si è domandato se la nuova versione, mantenendo l'idea di portare Dumbo al trionfo, non potesse avere una "seconda fase" in cui si sviluppavano le premesse del racconto originale. Per Springer è "cogliere un'occasione": alla fine del vecchio Dumbo tutti sapevano che esisteva un elefante in grado di volare. E quindi cosa sarebbe potuto succedere a quel punto? E' anche un modo di giustificare la riproposta di una storia così celebre.

Springer ricorda inoltre come il Dumbo del 1941 fosse il primo lungometraggio animato Disney di ambientazione contemporanea, e come si siano sentiti in obbligo di trovare un'ancoraggio a un minimo di realismo, senza perdere del tutto la magia. Burton ha confezionato per esempio il parco di Dreamland come se fosse davvero potuto esistere nel 1919.
E a proposito del paragone tra Dreamland e Disneyland, produttore e sceneggiatore vedono la cosa da un'ottica differente: "Alcuni dei temi riguardanti i cattivi, la storia dell'antagonista nel film non sono qualcosa di esclusivo della Disney o limitati al mondo dell'intrattenimento. Nel mondo esiste la responsabilità di un'azienda: quale compagnia vuoi essere? Se sei così fortunato da possedere un grande business, come pensi che debba essere?"



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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