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Divertente, spietato, intelligente: Paolo Villaggio al cinema e sulla carta

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Non ci sono solo i film, per ricordare l'uomo che ha inventato il ragioner Ugo Fantozzi, e che ha avuto sempre uno sguardo lucidissimo sulla società italiana.

Divertente, spietato, intelligente: Paolo Villaggio al cinema e sulla carta

"Mi piacerebbe vivere nel 31.000. Vedere la fine delle malattie, lo sbarco su Marte, la scia del meteorite che spaccherà la terra, il futuro. Siamo appena all’inizio e io, porca puttana, mi perderò tutto. Non mi dispiace morire, mi scoccia morire troppo presto."
Così parlava Paolo Villaggio, intervistato da Malcom Pagani in occasione dei suoi 80 anni.

Pagani, che lo ha intervistato spesso, negli ultimi anni, lo ha fatto anche quando, su Internet, nel giugno del 2014, lo diedero per morto: "È ancora presto, ma prima o poi accadrà. Solo non capisco tutta questa fretta," disse Villaggio in quell'occasione.
Adesso Paolo Villaggio è morto davvero. Ed è stato comunque davvero troppo presto.

Leggere le sue interviste, nel corso di questi ultimi anni, era divertente come guardare i suoi film, i film di Fantozzi. Esattamente come all'inizio della sua carriera, com'era sempre stato, Villaggio non faceva prigionieri, non risparmiava niente e nessuno, nemmeno sé stesso, figuriamoci gli altri: amici, colleghi, figure pubbliche, tutti noi.
L'Italia e gli italiani, quegli italiani piccoli, ridicoli, servili, arroganti e meschini che erano Fantozzi e il mondo dentro cui il ragioniere più famoso del Belpaese si muoveva.

Per tutti, Villaggio è Fantozzi. Punto. Ci fosse molto di più, nell'attore genovese, acuto scrittore, uomo di lucida intelligenza, attore di talento, amico fraterno di Fabrizio De Andrè, lo sappiamo tutti, ma va bene che Villaggio rimanga Fantozzi, la sua creatura più pura e quintessenziale.

Inutile qui stare a ricordare le sue battute più famose, i personaggi magari secondari come il professor Kranz o Fracchia, coi quali si fece riconoscere in tv, le collaborazioni con Monicelli, Gassmann, Ferreri, Fellini, i premi a Venezia e Locarno e i David e i Nastri d'Argento.

Sì, certo, ci sono i film da rivedere, gli spezzoni di YouTube da condividere: ma forse, se veramente si vuole ricordare, capire chi era Paolo Villaggio, bisognerebbe leggerlo: i suoi libri, il suo "Fantozzi" di carta dal quale poi tutto è nato, le sue interviste.
Divertenti, spietate, intelligenti: com'era lui.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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