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Diamanti grezzi: tutto su Kevin Garnett, dalle sfide con Kobe Bryant al ruolo di antagonista di Adam Sandler

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Ex giocatore NBA tra i più grintosi dalla carriera ventennale.

Diamanti grezzi: tutto su Kevin Garnett, dalle sfide con Kobe Bryant al ruolo di antagonista di Adam Sandler

Finali NBA 2010. Sono di fronte due mitiche squadre che negli anni ’80 hanno diffuso nel mondo intero il proprio mito, rendendo il basket americano popolare come non mai. All’epoca si sfidavano i Los Angeles Lakers dello showtime contro i Boston Celtics, Magic Johnson e Kareem Abdul Jabbar contro Larry Bird e Kevin McHale; dieci anni fa erano in campo Kobe Bryant, e non molto altro, contro Kevin Garnett, Ray Allen e Paul Pierce. Una serie conclusa solo alla decisiva gara 7, fra due squadre che riproponevano le caratteristiche scritte nel loro DNA: l’attacco dei Lakers contro la difesa dei Celtics. MVP di quel confronto decisivo fu Kobe, proprio lui, compianto dal mondo intero in questi giorni, con 38 punti nella gara decisiva, aiutando la squadra a recuperare dopo essere stata sotto per buona parte della partita. 

Contro di lui ha tentato fino all’ultimo di ostacolarlo con la difesa, per cui era ed è tutt’ora celebre, a quattro anni dal ritiro, un trentaquattrenne col numero 5, Kevin Garnett, longilineo e snodabile, dai muscoli allungati e tesi, pronti a sfiorare il parquet per difendere contro uno molto più basso di lui e a saltare per stoppare. 7 piedi, 213 cm, figlio della Carolina del sud, Garnett è uno dei più grandi giocatori di sempre nel ruolo di ala grande, power forward come la chiamano al di là dell’Oceano. Negli anni del liceo si è dovuto trasferire a Chicago, in seguito a una rissa a sfondo razziale nel natio sud, che lo portò anche a visitare fugacemente le locali galere. Si fece conoscere grazie al titolo di Miglior giocatore dell’High School secondo USA Today, dove giocò con cifre sontuose, vincendo l’MVP al McDonald’s All American Game, momento cruciale per la stagione di pallacanestro liceale americana, in cui tutti i migliori prospetti si affrontano.

Non propriamente uno studente modello, decise di saltare l’università, tappa tradizionale e obbligata per ogni sportivo americano, e fu direttamente scelto da una squadra NBA, i Minnesota Timberwolves, primo a passare dall’high school al professionismo dal 1975. 21 anni di carriera per lui, dal 1995 al 2007 ai Timberwolves, poi dal 2007 al 2013 ai Celtics, quindi due anni a Brooklyn e la passerella di chiusura nel 2016 di nuovo nel freddo del Minnesota, a far da chioccia ai giovani. Una carriera penalizzata dal fatto di aver giocato per così tanto tempo nella periferia dell’impero, in una squadra che non ha mai avuto reali possibilità di lottare per il titolo, nonostante anni buoni e la classe di Garnett. Intenso come pochi altri, capace di stimolare i propri compagni di squadra e il pubblico con una grande difesa, non solo con una spettacolare schiacciata in attacco.

In carriera ha vinto un titolo NBA, nel 2007, suo primo anno ai Boston Celtics, finendo al terzo posto nella classica finale dell’MVP, il miglior giocatore della stagione. Titolo che aveva vinto tre anni prima, nel 2004, bissando con il premio per miglior difensore dell’anno, uno dei soli quattro giocatori ad aver vinto in carriera entrambi i riconoscimenti. È stato quindici volte selezionato per l’All Star Game, meglio di lui solo Karrem Abdul-Jabbar e il “solito” Kobe Bryant. Per alcuni anni della prima proprietà americana della A.S. Roma è stato socio di iper minoranza della nostra squadra di calcio. Padre di due figlie, Garnett è stato soprannominato nel corso di tutta la sua carriera The Big Ticket

A carriera finita, ha messo subito la sua parlantina e il suo sorriso al servizio della televisione, come opinionista per la rete TNT e con un suo programma, dal nome Area 21, come il numero che ha indossato per più tempo.
In Diamanti grezzi - Uncut gems, diretto dai fratelli Safdie, interpreta una versione di finzione di sé stesso. Il film è ambientato nel 2012 e ruota intorno alla serie di semifinale della Eastern Conference di quell’anno che vide protagoniste Boston Celtics e Philadelphia 76ers. Kevin Garnett ha ricevuto un’accoglienza positiva dalla critica per la sua performance. 

Prima di arrivare a lui, casi del destino, fra le possibili scelte per il ruolo si era parlato anche di Kobe Bryant. Non stupisce la risposta che avrebbe dato Black Mamba, almeno secondo un suo rappresentante: “voglio dirigere, non recitare”.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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