Detective Pikachu è un noir, parola del direttore della fotografia

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Detective Pikachu è un noir, parola del direttore della fotografia

Mentre Pokémon Detective Pikachu domina il nostro botteghino con oltre 2.500.000 di euro incassati, possiamo riflettere sul particolare look del film di Rob Letterman. Vi sarete accorti, anche se non avete ancora visto il lungometraggio, che non siamo di fronte a un film particolarmente luminoso o "sintetico". L'ambientazione delle scene è prevalentemente notturna. Stupisce leggere che Pokémon Detective Pikachu è stato girato con pellicola 35mm, invece che con le ormai canoniche cineprese digitali, praticamente la norma nei film ad alto budget di indirizzo commerciale, prodotti da una major. Anche se ovviamente Pikachu e gli altri Pokémon sono stati realizzati digitalmente e combinati con le riprese dal vero in post-produzione, c'erano motivazioni ben precise che hanno portato verso questa scelta il direttore della fotografia John Mathieson (nomination all'Oscar per Il gladiatore e Il fantasma dell'opera). Ecco cosa ha dichiarato a Newsweek.

"Per quel che concerne le luci e le riprese, abbiamo cercato di farlo sembrare un noir, perché questo è DETECTIVE Pikachu. E' un detective privato, devi per forza inchinarti alla tradizione noir.[...]
E' un po' come Roger Rabbit. Nella classica roba da supereroi Marvel, prendi un paio di personaggi, prendi un green screen e appendi la gente ai cavi. Per questo film abbiamo costruito dei set, set reali, con oggetti reali, senza green screen. Bar, appartamenti e strade sono veri."

Grande cura è stata poi riposta da Mathieson e dal regista sulla scelta cromatica.

"Rob e io abbiamo visto il nuovo Blade Runner 2049 e la palette che hanno usato, c'era un sacco di arancione. Abbiamo pensato di girarlo più come il Blade Runner di Ridley, perché lì c'erano tante influenze giapponesi. I negozi, i neon. Tanti colori. L'idea era quella di rendere Ryme City un po' come Tokyo e un po' più come San Francisco, perché è sul mare. C'è un pizzico di Londra, perché l'abbiamo girato lì. Dovevamo creare una città in cui tutti questi luoghi diversi potessero omogeneizzarsi."




Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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