Detective Pikachu, dal videogioco su 3DS al film in sala

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Detective Pikachu, dal videogioco su 3DS al film in sala

Mentre Pokémon Detective Pikachu insedia al botteghino italiano Avengers Endgame, qualcuno si potrebbe chiedere da dove arrivi questa strana reincarnazione del Pokémon più famoso, Pikachu, in veste Sherlock Holmes. L'idea non è nata presso la Warner Bros, major che ha realizzato il film attualmente in sala. Si tratta infatti dell'adattamento in live action di Detective Pikachu, avventura grafica pubblicata in esclusiva per Nintendo 3DS in Giappone del 2016, poi distribuita anche in Europa a partire dal 2018.

Nel gioco si controlla il giovanissimo Tim Goodman, un ragazzino alla ricerca del babbo Harry, investigatore privato scomparso e proprietario del Pikachu detective: Tim è l'unico in grado di comprendere cosa dica Pikachu, e tra i due nasce subito uno stretto legame come quello che c'era tra il pokémon e suo padre. Pur risolvendo casi minori nel corso della vicenda, Tim e Pikachu arrivano a svelare il complotto che si cela dietro la sparizione di Harry, collaborando (tra gli altri) con la giornalista Meiko Okamoto.
La sceneggiatura di Dan Hernandez, Benji Samit, Derek Connolly e Rob Letterman (anche regista) segue la falsariga del copione del gioco. Non ha grosse difficoltà nel farlo, perché il genere di appartenenza del videogame è quello della buona vecchia avventura grafica (nella sua declinazione meno complessa tendente alla visual novel nipponica). Non si parla infatti della serie ammiraglia di giochi Pokémon, ibridi tra gdr, strategici e gestionali, in cui si esplorano larghi ambienti, si collezionano Pokémon e li si gestisce nei vari scontri. Nel Detective Pikachu per 3DS le location, inquadrate lateralmente in 3D realtime, devono essere serenamente esplorate alla ricerca di indizi, interrogando i personaggi presenti in scena e avanzando nella vicenda, risolvendo casi o semplici enigmi. Cosa comporta questo per chi debba operare il trasloco a un mezzo non interattivo come il cinema?

Gli sceneggiatori del film non hanno dovuto spremersi troppo le meningi per trovare spunti che reggessero una storia articolata: un gioco impostato così già garantisce plot e dialoghi piuttosto estesi, forte di una lavorazione durata tre anni, iniziata nel 2013. Ciò non significa ovviamente che non siano state apportate modifiche "promozionali" e strategiche: l'età di Tim per esempio nel film è salita a 21 anni, dando al personaggio per giunta un passato di allenatore di Pokémon. E' importante coinvolgere anche per il pubblico che gioca meno e che magari si è imbattuto solo di recente nella mania di Pokémon Go (quando in realtà il franchise videoludico esiste da 20 anni, passando per Gameboy classico e Color, Gamebiy Advance, Nintendo DS, Nintendo 3DS e ultimamente Nintendo Switch).

C'è poi una modifica "concettuale": se la convivenza tra esseri umani e Pokémon nel videogioco è data per scontata, in una grafica cartoon che rende omogenei esteticamente gli umani e i folli esseri, il film funziona psicologicamente in modo diverso. Combinando riprese dal vero e animazioni in computer grafica, sottolinea la bizzarria di questa convivenza, quasi ammiccando a Chi ha incastrato Roger Rabbit. Come quest'ultimo, ha probabilmente anche una funzione di rivendicazione culturale di un fenomeno internazionale che ha intrattenuto più generazioni.



Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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