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Dario Argento al Noir in Festival: "Ho paura dei corridoi, delle scale e delle case".

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Il regista presenta al pubblico del festival la sua autobiografia intitolata Paura.


Le due anime del Noir, che sono il cinema e la letteratura, si mescolano nell’autobiografia del nostro più celebre regista di horror, quel Dario Argento che da più di vent’anni è un habitué del festival diretto da Giorgio Gosetti e da Marina Fabbri e che proprio a Courmayeur ha presentato, due anni fa, il suo personalissimo Dracula 3D.
Con il pubblico del Palanoir l’autore di Profondo rosso e Suspiria ha voluto condividere un assaggio della sua autobiografia, un libro di 350 pagine, intitolato giustamente “Paura”, nel quale ha cercato di condensare non solamente le sue più significative esperienze lavorative, ma anche brandelli di una quotidianità poco conosciuta, dubbi, difficoltà, amicizie e amori: “ Ho scritto questa autobiografia perché su di me sono state inventate molte cose. Mi sono messo al lavoro perché sentivo il bisogno di raccontare la verità, di essere sincero, limpido, cristallino, e di soffermarmi anche sulle cose più strane che mi sono accadute, sulle cose e le persone che mi hanno fatto soffrire. Il mio mentore, o meglio la mia ispirazione, è stata l’autobiografia di Ingmar Bergman "Lanterna magica", un libro in cui ogni cosa viene raccontata con schiettezza: le giovanili simpatie dell’autore per il Nazismo, i problemi economici, i momenti di profonda tristezza. Ecco perché ho scelto di non mettere filtri, di rivelare anche i particolari più imbarazzanti della mia vita”.

Intervistato dal giornalista Ranieri Polese, Dario Argento ha parlato con entusiasmo delle sue passioni letterarie e cinematografiche. Fra queste ultime c’è Alfred Hitchcock, incontrato fugacemente una volta soltanto: “ Alfred ed io non abbiamo mai avuto l’occasione di parlare. Ricordo di averlo visto in un ristorante molto affollato. Stava insieme al suo staff ed era seduto a capo tavola. Accanto a lui c’era la moglie e lui continuava a farsi portare fette di pane abbrustolito che poi copriva con uno spesso strato di burro, il tutto senza aprire bocca. Rammento di aver pensato: un grande regista non ha bisogno di parlare, evidentemente gli basta il suo mondo interiore. Hitchock era un grande, ma in vita è stato capito poco, la critica non lo amava particolarmente. A me è successo un po’ lo stesso. Per un certo periodo hanno massacrato i miei film, poi le cose sono cambiate, forse perché è cambiata anche la critica”.

Degli amori di Dario Argento hanno fatto parte, soprattutto in gioventù, anche le grandi dive, sia hollywoodiane che italiane, idolatrate quando erano belle e famose, ma spesso conosciute sul viale del tramonto: “Rammento con un pizzico di malinconia un mio incontro con Olga Villi. Andai a trovarla a Fregene, dove un tempo aveva posseduto una splendida villa. Poi erano arrivati i guai economici e aveva dovuto venderla, conservando però un minuscolo casottino in cui abitare. Vederla in quel luogo così angusto e misero mi fece provare un’infinita tenerezza. Perché si era ridotta così? E pensare che era splendida… talmente bella e ben fatta che si dice che un giorno Visconti la possedette da dietro perché aveva le spalle identiche a quelle di Vittorio Gassman. Anche Clara Calamai mi ricevette nella sua casa al mare. Ricordo che voleva farmi assolutamente bere qualcosa. All’epoca ero astemio e mi fu difficile rifiutare la grappa al peperoncino che continuava a offrirmi”.

Se vedere antiche glorie mortificate dal tempo ha rattristato Dario Argento nella sua vita di regista, a divertirlo di più, quando pensa alle sue avventure extra cinema, sono ancora le piccole rivincite che lo riportano agli anni scolastici: “Facevo il quinto ginnasio o forse il primo liceo e, mentre i miei compagni leggevano solamente i libri consigliati dalla professoressa di italiano, io divoravo di tutto. Ne sapevo molto più loro, ma nonostante questo la professoressa mi odiava e alla fine mi bocciò. Molti anni dopo, mentre lavoravo per Paese Sera, mi capitò di rincontrarla. Il responsabile della pagina di cultura era in vacanza e io fui invitato a prendere il suo posto, non immaginate che emozione! Un giorno venne in redazione proprio quella professoressa, che collaborava di tanto in tanto con il giornale. Mi diede il suo pezzo e io le dissi che non mi piaceva e che doveva riscriverlo. Era davanti a me e io le correggevo frasi intere, dicendole: non va, rifallo da capo!. Dopo svariati tentativi decise di demordere e da allora non l’ho più vista”.

Visto il titolo del libro, Argento non poteva esimersi dalla spiegazione del suo concetto di paura e dal rivelare quali siano per lui le cose più spaventose: “Le mie paure sono metafisiche, trascendentali, inspiegabili. Non sono paure concrete, reali, quotidiane, ma nascono dai miei incubi. Per questo i miei film hanno tutti una componente onirica. Mi spaventano le scale, mi atterriscano i corridoi e il pensiero che a percorrerli possano essere presenze oscure, maligne. Mi ossessionano anche le piazze, le strade, gli elementi architettonici. I miei film sono pieni di architetture, in questo ho preso spunto da Michelangelo Antonioni, che ci ha regalato uno splendido cinema di architetture”.

Naturalmente c’è molto altro nelle “memorie” di Dario Argento: dalla sua collaborazione con I Goblin all’amicizia con George Romero, dalla grande emozione provata da bambino durante una rappresentazione dell’Amleto ai problemi incontrati con L’uccello dalle piume di cristallo . Il regista all’inizio non era d’accordo con il titolo del libro, giudicato un po’ furbetto, ma non è riuscito a immaginarne un altro… Problemi d’ispirazione? Blocco dello scrittore? Certamente no. Dario Argento continua a coltivare la sua creatività e si prepara con trepidazione a iniziare le riprese dell’annunciato The  Sandman, il film tratto dal fumetto della DC Comics in cui la parte del cattivo la fa Iggy Pop.

 

 

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  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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