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Daniel Day-Lewis alla sua ultima prova d'attore in Il filo nascosto: ripercorriamo la sua leggendaria carriera - Video

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La seconda collaborazione tra l'attore e il regista PT Anderson sarà sui nostri schermi dal 22 febbraio 2018

Daniel Day-Lewis alla sua ultima prova d'attore in Il filo nascosto: ripercorriamo la sua leggendaria carriera - Video

Ci sono le star. E ci sono i grandi attori. Da sempre, e ancora di più nel mondo del cinema di oggi, è piuttosto raro che le due cose coincidano, che l'attore o l'attrice da red carpet e incassi garantiti siano poi davvero più bravi di colleghi meno fotografati, o col nome scritto più in piccolo sulle locandine.
Poi c'è Daniel Day-Lewis. Che è un grande, un grandissimo attore, e che avrebbe potuto anche essere un divo - perché è bello, è sexy, è misterioso - ma che fin da subito, praticamente, ha scelto la strada opposta quella dell'esposizione del proprio corpo d'attore fuori dallo schermo, arrivando così a un risultato quasi convergente con le aspettative dello show business: perché, in fondo, tra essere divi e anti-divi non c'è poi tutta questa grande differenza.
Il suo sottrarsi, il suo sparire, ne ha contribuito ad alimentare la leggenda. Una leggenda nata con il primo Oscar, quello del 1990 per Il mio piede sinistro, e rafforzata poi, in una manciata di anni, con ruoli come quelli dall'aspro e ruvido ma potente romanticismo di Nathaniel in L'ultimo dei Mohicani di Michael Mann e Newland Archer in L'età dell'innocenza di Martin Scorsese, o come quello appassionato, straziato e indomito di Gerry Conlon in Nel nome del padre di Jim Sheridan.

Tre ruoli che già dimostravano la straordinaria capacità di Day-Lewis di sparire dentro i suoi personaggi, di nascondere lì dentro la sua identità, a dispetto di quel volto così riconoscibile, ma non il suo talento.
E poi, di lì a poco, di nuovo sparizioni, questa volta quasi letterali, con quel primo e non definitivo ritiro dalle scene, con il lasciare il cinema per andare a fare il ciabattino, seppur di lusso, in quel di Firenze, alimentando così ancora di più la sua leggenda.
Lì, a Firenze, l'è dovuto andare a prendere Martin Scorsese, che non poteva pensare a nessun altro attore se non lui per il ruolo di Bill il macellaio nel Gangs of New York che lo avrebbe visto faccia a faccia con un divo, Leonardo DiCaprio, che non avrebbe avuto altra scelta se non quella di farsi mangiare in un sol boccone da un'interpretazione così monumentale, così mastodontica, così iconica.

E poi Bill, per Daniel Day-Lewis, è stato anche una sorta di preparazione, un esame propedeutico, una prova di gran lusso per arrivare al ruolo più debordante, sfacciato e aggressivo della sua carriera, quello che gli ha regalato Paul Thomas Anderson chiamandolo come protagonista di Il petroliere: perché Daniel Plainview, proprio come il Macellaio di Scorsese, è il sangue nero e bollente dell'America capitalista.

Ironico, allora, che subito dopo Day-Lewis sparisca di nuovo dentro un personaggio che di quel sangue e quell'America è stato un oppositore e un riformatore: e tanto Plainview è raccontato e vissuto dall'attore con ruvida ed estroversa intensità, quanto il Lincoln suo e di Steven Spielberg è invece intenso al contrario, in maniera tutta introversa, ma non meno sconvolgente: tanto e vero che per entrambi i ruoli, l'attore porta a casa l'Oscar.

Chi ha già visto Il filo nascosto, che è la seconda collaborazione tra Daniel Day-Lewis e Paul Thomas Anderson (nei cinema italiani dal 22 febbraio 2018), parla già di una nuova ipoteca sulla statuetta dorata. Quel che è certo è che Reynolds Woodcock è un personaggio dovuto tanto alla sceneggiatura e alla regia di Anderson, quanto allo straordinario talento di Day-Lewis, costruito dai due insieme, in maniera collaborativa, complice e partecipe. E, a quanto pare, efficace.

Piange il cuore a pensare che sarà l'ultima occasione di vedere Daniel Day-Lewis sul grande schermo, che l'attore ha annunciato un nuovo ritiro dai set e dalle scene questa volta molto probabilmente davvero definitivo.
Che si dedichi da ora in avanti alla sartoria, al pugilato o alle letture, o a qualsiasi cosa gli punga vaghezza di fare e che farà con l'intensità spietata e la dedizione totale di cui è capace, quel che è certo è che Daniel Day-Lewis ha segnato la storia del cinema degli ultimi trent'anni in maniera indelebile, con interpretazioni che rimarranno nella storia e con cui chiunque aspiri a diventare un grande attore, e non solo una star, dovrà fare inevitabilmente i conti.

Ripercorriamo la sua carriera con questo video:



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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