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Dal Taormina Film Fest - la seconda giornata

Protagonisti della seconda giornata del festival siciliano ospiti come Beppe Fiorello, Alessio Boni e Luigi Lo Cascio, che hanno diviso con pubblico e stampa le loro memorie di attori. Tra i film ha spiccato la presentazione della nuova fatica di David Mamet, Redbelt, mentre in concorso è stato presentato un film marocchino intitolat...


Dal Taormina Film Fest - Giorno 2

La seconda giornata del Taormina Film Fest si è aperta con la prima delle quattro Master Class previste dalla manifestazione di quest'anno.
Il primo ospite a a parlare di cinema e di televisione è stato Beppe Fiorello, che ha incontrato il pubblico e la stampa dopo la proiezione de La vita rubata di Graziano Diana, film tv di cui è protagonista e che racconta la tragica storia di Graziella Campagna, ragazza siciliana uccisa dalla Mafia a soli 17 anni il 14 dicembre del 1985.
“Amo interpretare personaggi realmente esistiti e portare sul piccolo e grande schermo vicende vere, meglio se drammatiche,” ha spiegato l’attore commentando il film, “anche se al cinema ho esordito con una commedia (L’ultimo capodanno di Marco Risi n.d.r.) e mia madre continua a ripetermi: ‘fai una cosina più allegra’”.
Fra i film preferiti di Giuseppe Fiorello, i western di Sergio Leone e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica per “quel suo modo di guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino.” Fra i suoi sogni nel cassetto, invece, una fiction su Lucio Battisti, uno spettacolo teatrale con Alessandro Gassman e forse una commedia. Fra le sue prossime apparizioni cinematografiche, infine, Baarìa – La porta del vento di Giuseppe Tornatore, in cui interpreta un personaggio che dice sempre la stessa cosa, si muove sempre nello stesso modo e sta sempre nello stesso posto.

Continua l’omaggio al cinema turco: nel primo pomeriggio, al Palazzo dei Congressi è stato presentato Takva (Fear of God) di Ozer Kiziltan, che nel sottotitolo recita: “L’insostenibile difficoltà di essere un uomo di fede.” E proprio la fede pura e assoluta, contrapposta alla fascinazione esercitata dalla ricchezza e dal possesso, è il tema di questo film che ci porta nel cuore di Istanbul.
La città turca qui non ha nulla a che vedere con l’affascinante metropoli celebrata, per esempio, dal regista Fathi Akin, in cui convivono armoniosamente cultura europea e anima araba: la Istanbul di Takva è un insieme di sobborghi in cui si osservano le rigide regole dell’Islam e in cui il religioso protagonista della nostra storia viene nominato contabile personale dello sceicco e subisce una completa metamorfosi.

Proseguono anche gli incontri di Campus Taormina, in cui attori italiani e internazionali parlano del loro mestiere con gli studenti di alcune università siciliane. Ancora nelle nostre sale nel melò Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana, Alessio Boni ha ripercorso il rocambolesco inizio della sua carriera: la fuga dalla cittadina in provincia di Bergamo in cui avrebbe dovuto fare il piastrellista, il successo come animatore in un villaggio vacanze, un provino al Centro Sperimentale di Cinematografia con Mauro Bolognini, Luigi Comencini e Giulietta Masina, i primi durissimi tempi a Roma, la folgorazione per il teatro durante una rappresentazione de La gatta Cenerentola di Roberto De Simone e, finalmente, l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.
L’attore ha parlato della gioia di partecipare per tre volte al Festival di Cannes, dove il pubblico ha ancora il coraggio di fischiare un film, e ha confessato di aver perso la testa per Giacomo Puccini, l’ultimo personaggio che ha interpretato per la televisione.

Passando ai due concorsi, nella sezione Mediterranea è stato presentato Les coeurs brûlés, del regista marocchino Ahmed El Manouni, che descrive il doloroso ritorno in patria, nella città di Fez, di un giovane architetto di nome Amin che abita a Parigi. Ancora un road movie, dopo il turco Yumurta , anche se questa volta il viaggio è una brusca presa di coscienza dell’impossibilità di far pace con il passato e segna il riaffiorare di una rabbia fortissima mai sopita. Girato quasi esclusivamente in bianco e nero per impedire allo spettatore di perdersi nelle suggestioni cromatiche dei paesaggi magrebini, Les coeurs brûlés esplora il difficile rapporto fra un padre/padrone e un figlio costretto a lavorare fin da bambino.
“Amin sono io,” ha detto il regista, che ci ha raccontato di come il film abbia sensibilizzato l’opinione pubblica marocchina sull’atroce realtà del lavoro minorile.

La seconda giornata del Taormina Film Fest si è conclusa al Teatro Greco, dove è stato presentato Redbelt di David Mamet, che si conferma eccellente narratore di vicende collettive e persona intelligente capace di esplorare, un po’ come Robert Altman, molteplici realtà. Ambientato nel mondo dei combattimenti, il film racconta la storia di un insegnante di Ju-jitsu che ha evitato il circuito dei combattimenti a pagamento per fondare un centro di autodifesa: un eroe che con la devozione un monaco, o il rigore di uno stoico, oppone all’ambiente corrotto in cui si trova a vivere, nella zona occidentale di Los Angeles, una condotta morale sempre perfetta.
Non è un caso che Mamet abbia scelto proprio il ju-jitsu. Lui stesso è cintura blu di quest’arte marziale mista il cui principio fondamentale è che la comprensione sconfigge la forza. Filosofia, dunque, e non solo lotta in Redbelt , anche se il regista si diverte a citare film di combattimenti come Lassù qualcuno mi ama o Toro scatenato. Le altre influenze sono gli spaghetti western e Sanjuro Yojimbo, il guerriero solitario presente in tanti film di Akira Kurosawa.
Non manca un ritratto spietato di Hollywood, in cui attori di dubbio talento demotivati e stanchi sconfinano nel crimine per esorcizzare la noia. Sublime il protagonista Chiwetel Ejiofor, affiancato da Alice Braga, Emily Mortimer, Tim Allen, Joe Mantegna e Rodrigo Santoro.

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  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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