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Dal Taormina Film Fest - la quarta giornata

In attesa del Gran Galà del cinema Turco, in cui danza e musica si mescoleranno con il cinema, il Taormina Film Fest continua a dare spazio alle chiacchierate informali con attori e registi italiani e inglesi o americani. Oggi è toccato a Valeria Solarino e a Paul Schrader, di cui è stato mostrato, nella versione restaurata, Mishima.


Dal Taormina Film Fest - giorno 4

Mentre le proiezioni pomeridiane del Taormina Film Fest, nel Palazzo dei Congressi, lasciano spazio a piccoli film d’autore o a cinematografie poco frequentate, la sera, al Teatro Greco, è di scena il grande cinema, preferibilmente di intrattenimento, meglio ancora se hollywoodiano.
Potrebbe quindi stupire la scelta, da parte della direzione artistica del festival, di mostrare a un pubblico prevalentemente di non addetti ai lavori un’opera complessa e impegnativa come Mishima di Paul Schrader, che racconta, in 4 capitoli, la vita del grande scrittore giapponese Yukio Mishima, morto suicida il 25 novembre del 1970. Eppure, l’iniziativa è coerente con l’intenzione di Deborah Young di far rivedere ai festivalieri grandi capolavori del passato. E come Il Padrino – Parte Prima e Toby Dammit, anche Mishima è arrivato nella cittadina siciliana in versione restaurata.

“Con il direttore della fotografia John Bailey” – ci ha spiegato Paul Schrader – “abbiamo restaurato l’internegativo digitale, intensificandone i colori. Abbiamo modificato alcune scene girate in esterno sostituendo cieli veri con cieli artificiali e abbiamo eliminato la voce fuori-campo in inglese di Roy Scheider, recuperando la narrazione originale di Ken Ogata, che è stata poi sottotitolata”.
Il miracolo è avvenuto quando George Lucas e Francis Ford Coppola, produttori esecutivi del film, ne hanno recuperato i diritti.

Mishima, che pure ha tenuto inchiodati alle sedie del Teatro Greco diversi spettatori, ammaliati anche dallo spettacolo dell’Etna in eruzione, sarebbe forse stato più adatto alla Master Class che Schrader ha tenuto in mattinata. Il regista ha scelto invece Affliction, chiamato in causa solo per parlare della bravura di Nick Nolte e James Coburn e subito abbandonato per lasciare spazio a qualche utile consiglio a chi desidera scrivere una sceneggiatura. “E’ sempre meglio che la pagine scritta sia preceduta da un racconto orale” – ha detto il regista di American Gigolo e Il bacio della pantera. “Se non riuscite a mettere nero su bianco quello che si agita nella vostra testa, significa che ancora non avete le idee chiare. L’ispirazione in fondo non esiste, è semplicemente il modo più corretto per focalizzare e risolvere un problema.”
E di problemi Paul Schrader ne ha avuti tanti, quando ha lasciato la famiglia che lo aveva allevato secondo principi calvinisti ed è diventato un solitario studente universitario. L’arte, il cinema e la scrittura lo hanno salvato dall’autodistruzione e il personaggio di Travis Bickle, protagonista di Taxi Driver, la sua seconda sceneggiatura, è nato proprio da questa sua crisi personale.

Taxi Driver è ambientato a New York. Noi invece abbiamo visto Los Angeles, in questi giorni, sugli schermi del Taormina Film Fest - una Los Angeles spietata, curva sotto i pugni di lottatori rabbiosi e crivellata dalle pallottole dei criminali. L’abbiamo amata, grazie alla penna di James Ellroy, ma siamo stati felici di trovare un po’ di pace in terre battute dai venti del Mar Mediterraneo e illuminate dal sole asiatico e africano. Ci siamo rilassati, per esempio, nel lontano villaggio dell’Egeo in cui il turco Redha Edem ha ambientato Times and Winds, una specie di documentario rurale in le cui vicende di singoli personaggi si perdono in una natura regolata dai ritmi del lavoro contadino. Una campagna che ci ricorda Kaos dei fratelli Taviani e L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, solo che qui la vita è scandita anche dai 5 richiami della moschea per la preghiera.

Completamente diverso, per ambientazione, cifra stilistica e personaggi, l’egiziano The Aquarium, che fa parte della sezione Mediterranea. E’un onirico studio notturno sul Cairo, dove due giovani appartenenti alla middle class frugano, per lavoro, nelle esistenze e nei segreti altrui, chi in uno show radiofonico chiamato “Segreti notturni”, chi facendo l’anestesista, sempre di notte, in una clinica piuttosto equivoca. Il film, però, è tutt’altro che intimista, dal momento che denuncia, con schiettezza, temi scottanti come la politica e l’involuzione di una città divisa fra la rigida Fratellanza Musulmana e il governo sempre più corrotto.

Dopo aver toccato in Nord Africa, il nostro viaggio cinematografico fra le meraviglie della quarta giornata del Taormina Film Fest si è concluso con il ritorno in Italia, o meglio al cinema italiano. Quello dei “vecchi” come Paolo Villaggio, che ha ricevuto il Taormina Arte Award, e quello di Valeria Solarino, protagonista dell’appuntamento con Campus Taormina.
Siciliana di Modica, l’attrice ha detto che non consiglierebbe ai giovani il mestiere dell’attore,anche se è giusto che ciascuno tenti di realizzare i propri sogni. Lei ce l’ha fatta e adesso che recita da protagonista, è anche diventata più estroversa e spontanea. Merito dei personaggi che interpreta, che le consentono di esprimere, senza pudore, una vasta gamma di emozioni. Il suo sogno nel cassetto? Fare un film con Nanni Moretti.

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