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Dal Taormina Film Fest - giorno 1

Dopo la cerimonia di consegna dei Nastri d’Argento, che si è svolta la sera di sabato sul palcoscenico del Teatro Greco, è cominciata ufficialmente ieri, domenica 15 giugno, la 54esima edizione del Taormina Film Fest, presieduto per il secondo anno consecutivo dal critico di The Hollywood Reporter Deborah Young.


Dal Taormina Film Festival - giorno 1

Dopo la cerimonia di consegna dei Nastri d’Argento, che si è svolta la sera di sabato sul palcoscenico del Teatro Greco, è cominciata ufficialmente ieri, domenica 15 giugno, la 54esima edizione del Taormina Film Fest, presieduto per il secondo anno consecutivo dal critico di The Hollywood Reporter Deborah Young.
Ad aprire il Festival, una breve conferenza stampa a cui ha partecipato anche il presidente della giuria della sezione competitiva Mediterranea, Ferzan Ozpetek, che giudicherà 7 pellicole provenienti da diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Ozpetek è un regista turco trapiantato a Roma e proprio la Turchia è l’ospite d’onore dell'edizione 2008 del Taormina Film Fest, con una rassegna che è stata inaugurata da Yumurta (Egg) di Semih Kaplanoglu.
Girato nella città di Tira, che si affaccia sul Mar Egeo, il film è un road movie in cui un libraio di Istanbul torna nel suo piccolo paese di campagna, insieme a una lontana cugina, dopo la morte della madre. Prima parte di una trilogia, Yumurta, è stato definito in patria, un mirabile esempio di “minimalismo turco” e mescola, in uno scenario davvero bizzarro, amarezza, malinconia e tenerezza, oltre a renderci partecipi di originali tradizioni (funebri) locali.

Nella sezione Mediterranea è stato invece presentato in anteprima mondiale Ein Shams (Eye of The Sun) di Ibrahim El Batout, filmmaker indipendente egiziano al secondo lungometraggio che ha diretto molti documentari per svariati canali televisivi internazionali film egiziano. Bandito dai festival locali per la descrizione di un paese degradato e condannato a un infausto destino per via della sua inerzia sociopolitica, Ein Shams è un viaggio nell’orrore di una città un tempo prospera, in quanto capitale dell’antico Egitto, e ora povera e dimessa. A raccontarla, a bordo del suo taxi, è Ramadan, un uomo saggio e tranquillo che incontra una serie di commoventi personaggi, fra cui una bambina che porta il nome della città.

Il pomeriggio taorminese si è concluso con la presentazione, nella sezione Oltre il Mediterraneo, del documentario di Errol Morris Standard Operating Procedure. Già visto al Festival di Berlino, dove ha vinto il Premio della Giuria, il film denuncia le violenze perpetrate ai danni di prigionieri iracheni da un gruppo di soldati americani nel carcere di Abu Grahib. Il punto di partenza dell’indagine sono le foto scattate dai soldati che hanno fatto il giro del mondo cambiando per sempre l’immagine dell’America. Morris, però, si è spinto oltre: ha intervistato i torturatori, ampliando la sua indagine a una serie di lettere rivelazione e interrogandosi su quel fuori-campo in cui potrebbero celarsi chissà quali misteri. Tutto questo, in un claustrofobico e sempre più teso “horror non fiction” che arriva allo spettatore come un pugno nello stomaco.

Al calar sole, in seguito a una breve cerimonia di apertura presentata da Beppe Fiorello, il pubblico di Taormina ha avuto un piccolo assaggio (6 minuti) di un documentario che il giornalista Antonello Sarno ha dedicato al Taormina Film Fest e che aprirà la prossima edizione. Subito dopo, sullo schermo allestito sul proscenio del teatro grecoromano, hanno cominciato a scorrere le immagini del restaurato Toby Dammit di Federico Fellini, con i colori originali del film recuperati da un positivo del direttore della fotografia Giuseppe Rotunno.
Mediometraggio centrale di Tre passi nel delirio, film di 3 episodi ciascuno ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe (gli altri erano Metzengerstein di Roger Vadim e William Wilson di Louis Malle), Toby Dammit è liberamente tratto da "Non scommettere la testa con il diavolo". Vede protagonista, in uno scenario surreale, un attore alcolizzato che si reca a Roma a girare un western e segna una delle più memorabili interpretazioni di Terrence Stamp.
Questo recente e importante restauro, che deriva dalla collezione del Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, è stato realizzato appositamente per il Festival di Taormina e ha già fatto la sua comparsa al Tribeca Film Festival. Il progetto è stato reso possibile grazie all’intervento dell’Ornella Muti Network, proprio la Muti, prima attrice italiana a investire nella preservazione di un classico della nostra cinematografia, lo ha presentato nella cittadina siciliana e ha motivato così la sua decisione di sostenere economicamente il restauro del film: “È il film più bello di Federico Fellini. E poi, era arrivato il momento di restituire qualcosa al cinema che tanto mi ha dato.”

Dopo Toby Dammit, è stato presentato un altro film restaurato, questa volta ad opera di Robert A. Harris e Joanne Lawson della Film Preserve. Parliamo de Il Padrino – Parte Prima di Francis Ford Coppola, che già nel 2001 presentò a Taormina Apocalypse Now Redux.
Conosciuta per il miracoloso restauro de La donna che visse due volte e di Lawrence d’Arabia, la Film Preserve ha cominciato a lavorare sulla trilogia di Coppola nel 2006, quando la Paramount ha fornito ad Harris e alla sua squadra i negativi originali dei film, con i colori principali separati, e l’internegativo. I negativi erano sporchi e coperti di graffi, e parte dell’immagine era stata cancellata. L’obiettivo principale dei restauratori, costretti a un duro lavoro, è stato, fin da subito, restituire alle tre pellicole la struttura cromatica originale: quella nuance giallo-arancione che le contraddistingue e le lega. Francis Ford Coppola, che supervisionava l’operazione, ha lasciato carta bianca all’equipe di Harris, a patto che l’integrazione con materiale aggiuntivo, nelle scene particolarmente rovinate, risultasse invisibile o comunque poco invasiva.

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