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Da The Call a Chiamata senza risposta - anatomia di (un) remake

Chiamata senza risposta è l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie di remake horror (orientali e non) messi in cantiere da Hollywood. Le sue particolarità risiedono nella cooptazione da parte dell’industria statunitense dell’ennesimo nuovo fenomeno francese (Eric Valette) e nel fatto di essere il primo – forse inconsapevole – rem...

Da The Call a Chiamata senza risposta - anatomia di (un) remake

Da The Call a Chiamata senza risposta - anatomia di (un) remake

Tra i tanti remake che Hollywood ha messo e continua a mettere in cantiere nelle ultime stagioni, un ruolo di primo piano lo giocano quelli appartenenti al genere horror; e all’interno di questa “categoria” molti sono stati i remake di film dell’orrore provenienti dall’Estremo Oriente, da The Ring a Dark Water passando per The Grudge.

Con il consueto eclettismo hollywoodiano - che getta le fondamenta in questioni industrial-commerciali - alcuni di questi remake horror sono stati affidati a registi di casa, altre volte sono stati coinvolti gli autori degli originali. Altre ancora sono stati chiamati invece ad Hollywood autori esteri. Nello specifico francesi, dato che in terra transalpina l’horror sta vivendo un periodo di particolare vitalità: Alexandre Aja ha diretto il remake de Le colline hanno gli occhi, David Moreau e Xavier Palud hanno rifatto The Eye ed ora - in attesa che la coppia di registi di À l’interieur, Alexandre Bustillo e Julien Maury, si cimentino con il sequel dell’Halloween di Rob Zombie, come recentissimamente annunciato - è la volta di Eric Valette, che dopo il successo casalingo di Maléfique è stato voluto dalla Warner per dirigere Chiamata senza risposta, remake dell'horror giapponese di fantasmi (ovvero J-Horror) uscito in Italia col titolo The Call.

Indipendentemente dal suo valore artistico – per così dire, non certo memorabile – Chiamata senza risposta è quindi un film esemplare di una certa tendenza contemporanea nella quale si ibridano (o perlomeno dovrebbero ibridarsi) al loro interno culture e forme cinematografiche della più disparata provenienza. Per dirla in soldoni: un film hollywoodiano tratto da un horror giapponese e diretto da un regista francese rappresenta quella tipica corto circuitazione figlia della globalizzazione del cinema che potrebbe potenzialmente tradursi in un arricchimento del risultato filmico. E che invece, come spesso accade, riduce tutto ad uno sfruttamento di temi, generi e risorse che si appiattisce comunque sugli standard della cultura cinematografica egemone (per ragioni culturali ed economiche): per l’appunto quella americana.

Non interessa in questa sede procedere ad un’analisi teorica, morale e moralistica di questo tipo di processi, né di darne necessariamente un giudizio di valore; ciò nonostante è innegabile che Chiamata senza risposta sia un film utile per capire lo sviluppo e l’ideologia di certe dinamiche produttive ed industriali del cinema americano, non solo e non tanto per i motivi fin qui ricordati.
Quel che colpisce, infatti, è che Chiamata senza risposta non è solo l’ennesimo remake di un J-Horror, quanto il primo (inconsapevole?) rifacimento hollywoodiano di un film di Miike Takashi, uno dei nomi più importanti e visionari del panorama cinematografico attuale.

Colpisce non per accanimento fanzinaro, ma perché il suo The Call non era un semplice horror nipponico, come invece è stato probabilmente letto dagli autori del remake. Chiamato a dirigere un film decisamente commerciale, lontano dalle sue corde solitamente estreme e visionarie, con The Call – pur uno dei punti più bassi ed evidentemente “alimentari” della sua filmografia – Miike realizza forse il migliore tra i J-Horror, ma soprattutto con estrema ironia ne celebra il definitivo canto del cigno.

Pur girato con un gusto dell’immagine che non può lasciare indifferenti e dotato di un finale enigmatico e “mistico” che è puro Miike, The Call sarebbe infatti un film nel complesso banale se nella sua ripetizione quasi ossessiva (e a tratti volutamente fuori contesto) di figure, temi e stereotipi del J-Horror il regista non avesse voluto realizzare quasi uno sberleffo nei confronti di un genere che probabilmente non ha mai amato.
Questo aspetto sembra però essere sfuggito completamente (forse per incoscienza, più probabilmente per ignoranza) ad Hollywood, che ha deciso di trattare Chiamata senza risposta come il remake di un horror nipponico qualunque, prendendolo estremamente sul serio anche nei suoi risvolti più ironici. Un errore di interpretazione/traduzione che non può non avere ripercussioni sulla qualità finale dell’operazione.

Ciò detto, è evidente che – nonostante la presenza di un francese dietro la macchina da presa – Chiamata senza risposta, pur molto fedele a The Call dal punto di vista dell’intreccio, denunci la sua natura hollywoodiana (o comunque occidentale) nella continua volontà di esplicitare ed enfatizzare tutto il materiale originale, sia dal punto di vista della costruzione dei personaggi e delle loro psicologie che più banalmente da quello della concezione dell’orrore e dello spavento.
Ce ne accorgiamo già dall’incipit nel quale viene subito reso noto ed evidente l’accadimento che sarà alla base della “maledizione telefonica”; vengono poi enfatizzati i tratti “psicologici” e psicoanalitici” della vicenda, su tutti gli studi ed il trauma della protagonista interpretata da Shannyn Sossamon, che invece erano tenuti a lungo sfumati o nell’ombra nel film di Miike. Per non parlare del moltiplicarsi di apparizioni ed effetti speciali, seguendo un “gusto”che è decisamente più diretto e sfacciato di quello nipponico, ma non per questo più efficace.

Se quindi Chiamata senza risposta risulta assai più spiegato e più basilare rispetto al suo corrispettivo giapponese (come a volere implicitamente insinuare, forse non a torto, che certa audience statunitense deve essere necessariamente imboccata col cucchiaino e spaventata a colpi di effettacci e subwoofer), interessante è infine notare la lettura che è stata fatta dagli autori del film dell’enigmatico, quasi filosofico ending miikiano: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una semplificazione, che vorrebbe giocare col pessimismo e che appare in realtà quasi esclusivamente funzionale alla realizzazione di un eventuale sequel.

E qui ci fermiamo, per evitare sgraditi spoiler.

The Call – Non rispondere è disponibile in versione italiana su DVD Dolmen Home Video



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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