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Da Stephen Hawking a Albert Einstein: quando il cinema racconta il genio scientifico

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In occasione dell'uscita de La teoria del tutto, ecco una rapida carrellata sulle grandi menti cinematografiche

Da Stephen Hawking a Albert Einstein: quando il cinema racconta il genio scientifico

Stephen Hawking non è solo uno dei più grandi scienziati del XX secolo, e un grande divulgatore delle sue materie, fisica e astrofisica in primo luogo, ma anche un essere umano di straordinaria tenacia, considerata la difficoltà della sua condizione (è malato grave di una patologia neurologica che lo costringe in sedia a rotelle da decenni). E non è strano che La teoria del tutto, il film con uno straordinario Eddie Redmayne (fresco vincitore del Golden Globe come miglior attore in un film drammatico) in arrivo nelle nostre sale, ne voglia raccontare quella fetta di vita che ne precede la malattia, ma che già mostrava la genialità e la vitalità di un personaggio fuori dal comune. 

Ma quella di Hawking non è la sola storia di geni scientifici e matematici, spesso travagliati, che è stata raccontata dal mondo del cinema.
Il primo e più ovvio riferimento è quello di A Beautiful Mind, il film di Ron Howard del 2001 nel quale un Russell Crowe ritenuto meritevole del premio Oscar dava corpo ai travagli mentali di un'altra grande mente scientifica del XX secolo, il matematico americano John Nash, premiato con il Nobel nel 1994 e a lungo malato di schizofrenia.
A Nash era ispirato anche il personaggio interpretato da Anthony Hopkins in Proof, il film di John Madden in cui Gwyneth Paltrow è la figlia di un matematico (Hopkins, appunto), dal quale ha ereditato il talento per i numeri ma anche, forse, delle tare mentali.

Qualche problema, anche se di tipo diverso, l'aveva anche Will Hunting, il protagonista interpretato da Matt Damon nel Genio ribelle diretto nel 1997 da Gus Van Sant, per non parlare dell'allucinato protagonista di Pi - Il teorema del delirio, il bellissimo film d'esordio di Darren Aronofsky datato 1998 che per l'appunto vedeva protagonista un paranoico e sociopatico matematico teorico che, mentre cercava di arrivare al numero sottostante ogni schema numerico attraverso il quale vuole leggere la realtà elabora anche un modello per predire le fluttuazioni del mercato finanziario.

Anche David Wenham nel thriller australiano The Bank, anno 2001, elabora un modello analogo, e si ritrova per quello nei guai, mentre i giovani protagonisti di 21, tutti brillanti studenti del MIT, utilizzano il loro sapere per contare le carte ai tavoli di blackjack di Las Vegas.
Modelli matematici sono poi usati per risolvere degli omicidi in The Oxford Murders di Alex de la Iglesia (2008) e per mettere su la squadra di baseball migliore possibile nel Moneyball di Bennett Miller sceneggiato da Aaron Sorkin.

Tornando alle vere e proprie biografie dedicate alle grandi menti della scienza contemporanea, impossibile non ricordare come a contendere l'Oscar all'Eddie Redmayne de La teoria del tutto ci sarà il connazionale Benedict Cumberbatch, protagonista di quel The Imitation Game che racconta la storia terribile e affascinante di Alan Turing: genio della matematica, pioniere dell'informatica che diede un contributo decisivo alla decifrazione del codice Enigma e quindi alla vittoria alleata della II Guerra Mondiale, poi ostracizzato, processato e spinto al suicidio per la sua omosessualità. Che la vita di Turing fosse destinata a essere raccontata sul grande schermo era piuttosto ovvio, a maggior ragione dopo la quasi vergognosa grazia postuma arrivata dalla Regina Elisabetta II alla vigilia di Natale del 2013.
Curioso che a interpretarlo sullo schermo sia stato, per una coincidenza che non è tale, proprio il Cumberbatch che all'alba della sua carriera vestì i panni proprio di Stephen Hawking in un film tv della BBC del 2004.

Meno noto di Turing e Hawking è di sicuro Richard Feynman, un importantissimo fisico statunitense premiato con il Nobel nel 1965 che, oltre ad aver pubblicato una serie di libri di memorie godibilissimi e molto divertenti, è stato oggetto di un film biografico del 1996 intitolato Infinity, nel quale a dare volto allo scienziato era Matthew Broderick.

In attesa di un film dedicato al chimico lisergico e premio Nobel Cary Mullis, da notare che sorprendentemente pochi, invece, sono invece i film che hanno tentato un ritratto di quello che è il simbolo pop degli scienziati del XX secolo, il padre della Teoria della Relatività Albert Einstein:da citare, sicuramente, la strampalata commedia australiana del 1988 Young Einstein, e quel Genio per amore diretto da Fred Schepisi nel 1994 nel quale l'Einstein di Walter Matthau faceva da Cyrano, con la fisica al posto della poesia, a un imbranato Tim Robbins innamorato da Meg Ryan.

E con la consapevolezza che Einstein è stato un riferimento primario per Christopher Lloyd nella sua caratterizzazione di Emmett Brown, detto "Doc", il folle e scarmigliato scienziato inventore della macchina el tempo di Ritorno al futuro, chiudiamo un cerchio e anche la nostra carrellata sulle grandi menti cinematografiche degli anni più recenti.
Che dedichiamo a un personaggio che non aveva una grande mente ma un grande cuore e uno sguardo terrorizzato e curioso sul mondi: il Larry Gopnik professore di fisica nel Midwest del meraviglioso A Serious Man.





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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