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Crimson Peak: miti, influenze e dietro le quinte del bell'omaggio di Guillermo del Toro al cinema di Mario Bava

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Usciva nel 2015 il film di Guillermo del Toro Crimson Peak, un horror gotico con Tom Hiddleston, Mia Wasikowska, Jessica Chastain e Charlie Hunnam, che lui stesso ci confermò essere un suo omaggio al cinema del nostro maestro Mario Bava.

Crimson Peak: miti, influenze e dietro le quinte del bell'omaggio di Guillermo del Toro al cinema di Mario Bava

Nel 2015, dopo Pacific Rim e prima del premio Oscar La forma dell'acqua, Guillermo del Toro porta al cinema Crimson Peak, un bellissimo gotico romantico a cui tiene molto (la prima sceneggiatura risale al 2006), che ha nel cast splendidi interpreti come Mia Wasikowska, Tom Hiddleston e Jessica Chastain, oltre a Charlie Hunnam e al set di una dimora magnifica appositamente costruito per le riprese e ahimé abbattuto subito dopo.

Crimson Peak - Il valzer degli attori

E non ci riferiamo all'autentico valzer a lume di candela ballato da Tom Hiddleston e Mia Wasikowska nel film. Prima di arrivare sul set, Crimson Peak ha subito numerose riscritture - almeno 12 - ed alcune cose sono state cambiate anche in fase di riprese. Nel 2013, quando il film entra finalmente in preparazione, del Toro annuncia come protagonisti principali Benedict Cumberbatch ed Emma Stone, oltre a Jessica Chastain e Charlie Hunnam con cui ha già lavorato (con la prima, indirettamente, in La madre e col secondo in Pacific Rim). Pochi mesi prima dell'inizio delle riprese, però, Cumberbatch lascia il film senza animosità ma anche senza spiegazioni. Molti attribuiscono la decisione ai suoi molti impegni in conflitto ma il vero motivo non si saprà mai, se non che lui e il regista si sono salutati in buoni rapporti dopo una visita dell'attore sul set. Neanche 72 ore dopo, con la sua benedizione, gli subentra l'amico Tom Hiddleston. Emma Stone lascia invece perché le riprese coincidono con quelle di Sotto il cielo delle Hawaii che era già impegnata a interpretare e al suo posto arriva Mia Wasikowska. Nessun problema invece per Jessica Chastain, che contemporaneamente a Crimson Peak (che si gira a Toronto) inizia le riprese di 1981: Indagine a New York e fa la spola tra le due location, quella in cui è la figlia di un gangster e quella in cui interpreta una donna di epoca vittoriana. Tra gli attori si rivela indispensabile e insostituibile il fido Doug Jones, spesso interprete delle mostruose creature dei film di del Toro (e non solo), e che qua ha il doppio ruolo di Lady Sharpe e della madre di Lucille, Edith.

Le influenze su Crimson Peak

Guillermo del Toro è un noto affabulatore e nelle molte interviste rilasciate in giro per il mondo per presentare Crimson Peak non si è fatto pregare per raccontare episodi soprannaturali sperimentati da lui o dalla madre, che ci sembrano però solo un espediente simpatico e accattivante (per non dire poco attendibile) per suscitare interesse per quella che è e resta essenzialmente una storia di amore e fantasmi in una casa stregata. Tra i modelli reali citati dal regista ci sono però opere letterarie da lui molto amate, le cui influenze sono chiaramente avvertibili nel film: Edgar Allan Poe, e soprattutto il racconto “La caduta della casa degli Usher” (portato al cinema da Roger Corman nel 1960 col film I vivi e i morti), al cui centro c'è ovviamente la dimora, “Giro di vite” di Henry James, “Cime tempestose” di Emily Bronte e “Grandi speranze” di Charles Dickens, a cui aggiungeremmo un sentore di “Rebecca” di Daphne Du Maurier. Tra gli influssi cinematografici, oltre a riferimenti ovvi per gli appassionati del genere come Gli invasati di Robert Wise, il principale, soprattutto estetico, è quello al cinema e alla fotografia del grande regista Mario Bava. Un aneddoto personale: quando su Twitter scrivemmo al regista che il giorno dopo avremmo avuto l'attesissima anteprima italiana del film, la risposta fu: “Spero ti piaccia! Porta i miei saluti a Mario Bava!”.

Mario Bava - il maestro dei maestri

Sono ancora troppo pochi e soprattutto appassionati quelli che in Italia conoscono il cinema di Mario Bava, di cui moltissimi riconosciuti maestri del cinema (non solo di genere) riconoscono il valore e l'influenza sul loro lavoro. Qualche nome, a caso, oltre a Del Toro: Martin Scorsese (che ha scritto l'introduzione per quella che resta l'insuperata enciclopedia definitiva dedicata a Bava, il mastodontico “All the Colors in The Dark” di Tim Lucas), Quentin Tarantino, Joe Dante, Francis Ford Coppola, John Landis, Tim Burton, Dario Argento, Edgar Wright, Nicolas Winding Refn e moltissimi altri, oltre a quasi tutti i registi di horror contemporanei. Direttore della fotografia, effettista speciale e regista, Mario Bava, con la sua tipica modestia e semplicità, si è sempre considerato un artigiano (e per il modo con cui realizzava ingegnosamente i suoi effetti incredibili, coi budget modesti che aveva a disposizione, lo era), ma siamo certi che – come lo è il figlio Lamberto Bava – sarebbe felice di tutto questo amore per la sua opera, che purtroppo non ha fatto in tempo a conoscere, visto che è morto nel 1980 a soli 66 anni.  Mario Bava, dopo alcuni film del filone fantastico/mitologico, firma nel 1960 con La maschera del demonio, in bianco e nero, una delle opere fondamentali del cinema horror mondiale. A questo, e a La ragazza che sapeva troppo, seguono altri horror, gialli, noir, film di fantascienza, dai colori vividi e bellissimi, spesso in contrasto con la cupezza delle storie narrate: I tre volti della paura (Black Sabbath è il titolo internazionale, da cui prende il nome la rock band inglese), La frusta e il corpo, Sei donne per l'assassino, Terrore nello spazio (scritto col critico Callisto Cosulich e antesignano di Alien), Operazione paura, Diabolik e molti altri, fino a Macabro, l'ultimo, firmato assieme al figlio Lamberto. È successiva di qualche anno la riscoperta del suo bellissimo, censurato e sconvolgente Cani arrabbiati, un capolavoro moderno claustrofobico e violento. Anche dal punto di vista degli effetti speciali, Bava è stato un pioniere e restano insuperati i brividi che ci ha regalato nell'episodio di Polifemo dell'Odissea televisiva. Fa dunque particolare piacere che del Toro abbia voluto realizzare con Crimson Peak un film visivamente ispirato alla sua opera, diffondendo il suo nome anche tra le nuove generazioni.

Ma per tornare al gran bel film di Guillermo Del Toro, che non ha avuto secondo noi l'attenzione e l'accoglienza che meritava, vi rimandiamo alle interviste che facemmo, quando fu presentato in Italia, a Tom Hiddleston e a Mia Wasikowska.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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