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Creuza de Mà: un festival in un luogo sospeso dove il cinema incontra la musica

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Il direttore Gianfranco Cabiddu ci racconta la tredicesima edizione e il senso di una manifestazione che prende il nome da un album di Fabrizio De André.

Creuza de Mà: un festival in un luogo sospeso dove il cinema incontra la musica

Ci sono le nuvole sull'Isola di San Pietro, quando scendiamo dal traghetto per ritrovarci di fronte a una moltitudine di barche che galleggiano pigramente le une accanto alle altre nel porto. Ci sono le nuvole e l'aria è ferma, ma, poco più in là, i fenicotteri rosa saranno certamente indaffarati, forse semplicemente a sfoggiare il loro splendore e la loro maestosità ai turisti che approdano, dopo una breve traversata da Calasetta o Portoscuso, su un lembo di terra che si estende per 51 chilometri. Bagnata da acque limpidissime e ricoperta, al suo interno, da una fitta macchia mediterranea, l'Isola di San Pietro ha un unico centro abitato, Carloforte, che da 13 anni ospita Creuza de Mà, un festival dedicato alla musica per il cinema, o, come ci spiega il direttore Gianfranco Cabiddu, "alla voce del cinema".

Cabiddu ha conosciuto la musica prima della regia cinematografica e l'ha studiata, andandosene in giro per il mondo ad esplorare civiltà e culture. Poi è passato alla macchina da presa, dirigendo, fra gli altri, il vincitore del Globo d'Oro 2017 La stoffa dei sogni e "tornando qualche volta a casa", per esempio con una reinvenzione in chiave etnica di un'opera di Mozart o con un documentario dedicato a Fabrizio De André in Sardegna. E a proposito di De Andrè, proprio mentre intervistiamo il regista, interrotti di tanto in tanto da qualche attore o musicista che ci saluta, scopriamo di essere seduti a un tavolino del caffè dove Faber giocava a carte nel video della canzone che dà il titolo all’album dell'1984 interamente scritto in dialetto: "Fabrizio de André è venuto a Carloforte quando stava lavorando a Creuza de Mà perché qui si parla un genovese arcaico, antico, un genovese di origine mercantile che non si usa più a Genova. Ecco perché il festival si chiama così, però c'è anche un'altra ragione, che ha a che vedere con le isole. Sono convinto che le isole possano dare molto al cinema, perché un'isola è un posto dove si sta concentrati, dove il tempo è come sospeso e non si va di fretta, per cui puoi costruire rapporti che in futuro daranno dei frutti. Per questo ho proposto ad altri colleghi, fra cui Antonello Grimaldi, di fare dei festival nelle quattro isole più importanti della Sardegna e di dividerci i compiti".

E così è stato…
Già… abbiamo lasciato al festival di Tavolara, che già esisteva, la sua peculiarità, che è il cinema italiano in generale, a La Maddalena ci siamo inventati una cosa per gli attori, a L'Asinara abbiamo reso protagonista la scrittura, mentre qui a Carloforte io mi son preso la musica. Dopodiché e abbiamo scelto per il nome di ogni festival il titolo di una canzone italiana: Una notte in Italia, Pensieri e parole, La valigia dell'attore e, appunto, Creuza de Mà.

Perché un matrimonio fra il cinema e il suono? Perché celebrare questa unione nel tuo festival?
La musica e i suoni non si possono definire, sono qualcosa di impalpabile. La musica è come il vento che muove le foglie, che può soffiare leggero o travolgere, ma che resta comunque un mistero. E un mistero è il rapporto che il regista ha con il musicista, che può essere di fiducia, amore ma anche di contrasto. Da persona che viene dal mondo della musica, volevo riconnettere la filiera del suono e trovare un posto dove dare uno spazio ai musicisti e costringere i registi a ragionare sul loro rapporto con i musicisti.

Lei, da regista, che rapporto ha e ha avuto con i musicisti?
Io sono stato fortunato perché nel mio primo film ho lavorato con Nicola Piovani, che conoscevo già per il teatro, poi ho collaborato spesso con Franco Piersanti e ho incrociato diversi altri musicisti. Da regista ho fatto molte cose che hanno a che vedere con la musica: film muti musicati dal vivo per cui ho chiamato musicisti, opere liriche e così via, per cui capisco cosa muove i suoni e come i suoni possano funzionare con le immagini.

Quali sono le sue colonne sonore del cuore, quelle che le sarebbe piaciuto comporre se fosse stato un altro Nino Rota o Ennio Morricone?
Da regista di cinema ci sono tanti film che mi piacerebbe aver fatto per la musica, o meglio per la loro energia musicale: The Blues Brothers, The Commitments. Poi ci sono capolavori che hanno con la musica un rapporto strettissimo, tipo i film di Leone, Mission. Inoltre adoro il modo in cui Sorrentino sonorizza i suoi film.

Quest'anno Creuza de Mà ha un padrino d'eccezione, Neri Marcorè. Perché l'avete scelto?
Marcorè è un musicista, uno scrittore, un attore e un ottimo cantante e imitatore, insomma uno che con i suoni ci sa lavorare, e poi ci serviva un viatico popolare per aiutare più gente possibile a capire un film anche dal punto di vista dei suoni.

La programmazione della tredicesima edizione di Creuza de Mà comprende documentari, master class, concerti, cortometraggi e lungometraggi. Fra questi ci sono diverse opere prime e seconde (5 è il numero perfetto, Fiore gemello, Lucania, Un'Avventura). Perché?
E’ interessante vedere i primi passi, credo ci sia un'energia particolare nelle opere prime, non c'è nessun calcolo, proprio come in una storia d'amore. E poi sono film interessanti e mi piaceva l'idea di riuscire a dare loro una platea più tranquilla.

Di questa platea fanno parte anche gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia…
Ho voluto far venire a Carloforte i ragazzi che sono stati miei allievi e che sono tutti diplomati. Qui presentano i loro primi corti. Insieme ai registi e ai musicisti, abbiamo portato i ragazzi che studiano suono e montaggio, insomma tutti quelli che mettono le mani sul film dal punto di vista del suono e che durante il festival finalizzeranno i corti che hanno già preparato a Roma e che presenteranno a Creuza de Mà il prossimo anno.

E allora in bocca al lupo per questa tredicesima edizione...
L'anno prossimo compiamo 14 anni e ci regalano il motorino. Stiamo entrando nell'adolescenza.

Le foto dell'articolo (nella seconda riconosciamo Cabiddu insieme ad Antonello Grimaldi e a Pivio e Aldo De Scalzi) sono di Sara Deidda.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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