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Con gli addii alla Regina, il benvenuto al Festival di Berlino

Giunto alla sua 62esima edizione, il Festival tedesco rimane sulla carta fedele a quella che è storicamente stata la sua filosofia: pochi lustrini e tanto cinema, possibilmente impegnato.



Preannunciata polare, la Berlino che abbiamo incontrato al nostro arrivo era fredda ma non troppo, imbiancata da un sottile strato di neve e prontissima a diventare per una decina di giorni l’ombelico del cinema mondiale.
Giunto alla sua 62esima edizione, il Festival tedesco rimane sulla carta fedele a quella che è storicamente stata la sua filosofia: pochi lustrini e tanto cinema, possibilmente impegnato.
Non a caso, a far da pendant alla celebrazioni dedicate a Meryl Streep, quest'anno premiata con l’Orso alla carriera, c’è il suo recente e sobrissimo The Iron Lady. E se la star più fulgida che sarà presente in questi giorni nella capitale tedesca è la bella e sofisticata Angelina Jolie, lo è perché accompagna il suo impegnatissimo esordio registico, In the Land of Blood and Honey.

Se su
Streep e Jolie torneremo nei prossimi giorni, continuiamo però a parlare di donne, dato che il film d’apertura della Berlinale 2012, Les Adieux à la Reine di Benoit Jacquot, è una storia tutta al femminile, che vede protagoniste Léa Seydoux, Diane Kruger e Virginie Ledoyen.
La prima è Sidonie, una delle dame di compagnia della Regina Maria Antonietta (Kruger). Gelosa del rapporto privilegiato che l’opportunista Duchessa di Polignac (Ledoyen) ha con la sovrana, Sidonie è totalmente e ciecamente devota alla regia, a una donna che vede come un mito, una madre, forse un’amante. La sua ingenua cecità sarà destinata a rivelarsi amaramente tale nei giorni trafelati e decadenti vissuti a Versailles subito dopo la presa della Bastiglia.
Basato su un romanzo di Chantal Thomas, il film di Jacquot tenta la carta del naturalismo in costume, raccontando una Versailles formalmente e concettualmente antipodica a quella del Marie Antoinette di Sofia Coppola, e si aggrappa con tenacia alla interpretazioni delle sue protagoniste per tracciare un quadro storico e sociale che non nasconde le ambizioni di parallelismo col presente.
C’è un filo di condiscendente patetismo (e di giudizio morale) nel modo in cui viene descritto il mondo di Sidonie, gradino più basso di quella particolarissima scala sociale - quella interna alla Corte - che regala l’illusione di essere diversi dal (quasi) corrispettivo proletariato che vive al di fuori dei cancelli della reggia.
Figure che si nutrono, metaforicamente e non, degli avanzi del banchetto dei sovrani e dei nobili a loro vicini, che cercano la luce riflessa da dei regali che sono umanamente oscuri e incapaci di dare luminosità o calore. Bizzarro quindi che il regista chiuda il suo film con una Sidonie che sembra voler non rinnegare nulla di tutto questo, sottolineando come senza la sua Regina, lei tornerà "ad esser nulla".
Ma paternalismi e poco condivisibili giudizi a parte, è un peccato che Les Adieux à la Reine, inutilmente bramoso dell’amore e dell’attenzione del suo pubblico proprio come i protagonisti che racconta, sia freddo e ripetitivo, incapace di raccontare qualche lato inedito e di emozionare, se non tramite qualche sussulto degli occhi della brava Seydoux. Perfetta la Kruger nella parte di una Maria Antonietta viziata, irritante e insopportabile.
Voto: 2 ½. Polpettone.

Insomma, l’apertura della Berlinale non è stata delle migliori, e al termine della prima proiezione per la stampa l’accoglienza rispecchiava il clima atmosferico che attendeva al di fuori della sala.
Il colore e il calore, artificiale, sono tornati al momento della serata inaugurale, quando sul corto e riparato red carpet antistante il Palazzo della Berlinale son passate tutte e tre le belle attrici protagoniste del film, il suo regista e la giuria al gran completo, da Mike Leigh a Charlotte Gainsbourg passando per tutti gli altri. Compreso l'atletico Jake Gyllenhall a fare da contraltare maschile alle colleghe, per il piacere delle signore.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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