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Come sprecare Woody Allen (a Che tempo che fa) e vivere felici

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L'intervista al regista newyorchese andata in onda ieri sera su Rai3 nel programma condotto da Fabio Fazio è stata un po' deludente: come ci si poteva aspettare che fosse. Ma va bene lo stesso così. Anche perché, Woody, qualche rischio alla fine se l'è preso. Tutto da solo.

Come sprecare Woody Allen (a Che tempo che fa) e vivere felici

Devo dire che un po' lo capisco, Fabio Fazio. Hai Woody Allen a disposizione per una manciata di minuti ma sei in prima serata su Rai3, a Che tempo che fa, e cercare di azzeccare un tono, una nota né troppo alta né troppo bassa per parlare con uno degli autori chiave della storia del cinema, che peraltro sta lì solo e soltanto per promuovere l'uscita del suo film più recente, Rifkin's Festival, che dovreste sbrigarvi ad andare a vedere, non è cosa facile.
E però, santo cielo, sprecare opportunità a parlare di scotch attaccato sui pulsanti del telecomando, a chiedere se il collegamento via internet se lo fosse preparato da solo o meno, o far ribadire la storia delle serate fatte solo dei terzi atti che uno come Allen si perde perché spettacoli e opere e concerti finiscono sempre troppo tardi, è un po' un peccato.
Questo per dire che, vi foste persi la puntata di Che tempo che fa di ieri sera, la potete sempre recuperare su RaiPlay ma, nel caso non aveste tempo o voglia, faccio un sunto delle cose secondo me importanti.

Certo, sentir parlare Allen è sempre un piacere, anche se la simultanea imposta dalle regole della tv a questo piacere ha messo una bella sordina.
Ed è anche vero che Allen da parte sua, seduto in quel che ha definito "il mio pensatorio, il posto dove mi faccio venire in mente idee balzane, dove siedo guardando nel vuoto e penso", non si è concesso più di tanto.
Ha ribadito la tesi della sua autobiografia, "A proposito di niente" (edita da La Nave di Teseo), secondo la quale non è un intellettuale e non lo è mai stato. Ha raccontato che, quando ha cominciato a far cinema, pensava Fellini fosse bravo, sì, ma non come gente tipo Bergman o Truffaut, ma che col tempo ha capito "quanto sorprendente fosse Fellini e che tipo di genio, davvero, lui era".
Ha raccontato di non concedere mai le clip migliori dei suoi film per la promozione e di considerarsi un uomo di 85 anni con "una mentalità fanciullesca e immatura. Praticamente non sono mai cresciuto, non sono mai maturato in un modo importante, sono sempre stato un po' uno sbandato e un po' infantile."

È stato qui che, in mezzo a cose un po' risapute e domande un po' banali, qualche antenna ha iniziato ad alzarsi.
Perché, va bene, è facile immaginare che oggi Allen la scena dei gironi infernali di Harry a pezzi la farebbe "cinque volte più lunga" perché con l'età aumentano anche le idiosincrasie e la conoscenza dei mali del mondo; perché va bene il cinema, ma Allen continua ancora oggi a essere al centro di polemiche e di attacchi per i quali sarebbe il caso di dosare ogni parola. E lui lo fa, anche se dichiarandosi "un po' sbandato e un po' infantile", qualche rischio se lo prende: e un sorriso un po' sornione sembra far capire che ne è perfettamente cosciente.
La conferma arriva quando Fazio gli chiedere delle tre cose più importanti della sua vita, esclusi affetti e concetti ideali. Allen ci pensa un po' su e poi risponde: "Il cinema, la musica e anche l'altro sesso".
E non contento, ribadisce: "..è molto difficile pensare di star bene al mondo senza l'altro sesso. Le donne sono un motivo importantissimo di vivere. Nella mia vita le donne sono state importanti, mi hanno influenzato, mi hanno insegnato una serie di cose dal punto di vista artistico, sono riuscite a farmi passare i periodi neri della mia vita, mi hanno sempre confortato e ho sempre considerato un grande regalo semplicemente il parlare con loro, scherzare con loro, anche semplicemente guardarle spesso. Per me sarebbe l'inferno puro se questo mondo fosse fatto da un unico sesso."

Ecco, mentre vedevo Woody Allen in televisione dire questa cosa, che peraltro condivido in tutto e per tutto, mi sono immaginato centinaia di dita che pigiavano indignate sulle tastiere le loro reprimende e le loro accuse, perché ecco, lo vedi?, è un porco Allen e lo è sempre stato.
Non ne posso esser certo, ma penso che queste dita, e i mugugni di accusa che accompagnavano i loro movimenti, siano esistite davvero.
E allora, tanto per cambiare, aveva ragione Allen, quando a Fazio ha detto: "Io preferisco qualsiasi cosa alla realtà, non solo il cinema. Non sono mai stato un grande fan della realtà. Ho come la sensazione che la realtà sia un brutto affare, le situazioni reali non sono mai belle e io preferisco molto di più ciò che accade sullo schermo, in un libro se proprio ne devo leggere uno, mi piace vedere cosa succede su uno schermo televisivo o in un parco, dove si balla... cose che non sono reali e che sono decisamente più piacevoli della realtà."
Non è l'unico, Mr. Allen.

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