Colo: recensione del film portoghese in concorso al Festival di Berlino 2017

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Colo: recensione del film portoghese in concorso al Festival di Berlino 2017

Non è che si debba essere tutti dei Miguel Gomes, eh, per carità. E magari è anche vero che Teresa Villaverde, portoghese pure lei, qualche sforzo per raccontare la crisi economica e il suo precipitato sulla vita personale e familiare delle persone, lo può aver fatto.
Però applicarsi a volte non basta. E se sbagliare è umano, applicarsi solo nel tentativo di ammantare la crisi di un velo ovattato e malinconico che vorrebbe ammicare alla poesia, ha qualcosa di diabolico.

Per 136 minuti, Colo racconta con questo tono sussurrato e fintamente ispiarato, fatto di dilatazioni temporali, ellissi narrative e campi lunghi, a volte lunghissimi, di una famiglia che - lo si capisce dalla casa e dalle abitudini - si trova a confrontare ristrettezze economiche drastiche e inedite.
Il papà è disoccupato, e la sua frustrazione al riguardo lo porta a commettere scelte estreme e bizzarre; la mamma è costretta ai doppi turni, ma forse si tiene lontana da casa anche per altri motivi; la figlia, Marta, la vera protagonista della storia, è una liceale inquieta come tutti i liceali, forse un po' di più, e si trova pure a far coppia con una compagna di classe rimasta incinta.

La casa, in tutto questo, è un polo magnetico capace a volte di attirare, e di riuniere, altre volte di respingere e allontanare. E tutti i suoi abitanti sono soggetti a questo movimento ad elastico fatto di fughe, allontanamenti, peregrinazioni e poi ritorni inevitabili e forse drammatici.
Un movimento che la macchina da presa di Teresa Villaverde compie spesso, con movimenti ripetuti da sinistra a destra o viceversa, lentissimi, o con avvicinamenti e allontanamenti, altrettanto lenti.

Qui finiscono gli sforzi di Colo, qui tutta la sua presunta originalità, che si spegne in breve nei toni appiccicosi e pelosi di un racconto con la sordina, denso di autoindulgenza e velleità liriche e artistiche che stanno di casa altrove.
Da qualunque parte lo si guardi, il film di Teresa Villaverde risulta fasullo e costruito: con tutte le sue cosine giuste e furbe, con quelle adolescenti lolitesche e una sensualità sottostante e sempre negata, con le sue ovvietà e le metafore a buon mercato.
E la cosa più grave è che, più che infastidire, annoia mortalmente.

COLO Trailer #1 - Film by TERESA VILLAVERDE from ALCE FILMES on Vimeo.


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