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Code al casello in ingresso alla Mostra. Ma Tilda Swinton supera tutti a destra

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La gente sarà meno del solito, al Festival di Venezia 2020, ma non mancano gli incolonnamenti. Un problema che non tocca l'attrice scozzese, Leone d'oro alla carriera, icona più adorata del Lido in queste ore, che fluttua eterea lasciando tutti a bocca aperta.

Code al casello in ingresso alla Mostra. Ma Tilda Swinton supera tutti a destra

Ci saranno anche poche persone, o comunque meno del solito, al Festival di Venezia dell'anno del Covid, ma stamane si sono registrati numerosi incolonnamenti ai varchi di sicurezza in ingresso all'area della Mostra.
Accreditati - assai infastiditi - costretti a 20, 25 minuti di coda nella fascia oraria del primo mattino, che scalpitavano per raggiungere il loro posto in sala.
"Tanto la sala la apro io, quindi...," diceva sorridendo una ragazza che fa parte del personale della Mostra. Ma a sorridere era (quasi) solo lei: gli accreditati non hanno un gran senso dell'umorismo.
La colpa? Il termoscanner pare fosse innocente, mentre svariati strali sono partiti alla volta di una giovane agente di polizia, rea - a quanto pare - di controlli troppo scrupolosi sulle borse, le sacche e gli zaini degli accreditati.
Lei controllava, il collega invitava gli accreditati (sempre più infastiditi) a rispettare il metro di distanza sociale gli uni dagli altri, facendo scontrare la logica della sua pur giusta richiesta con quella della geografia del luogo.
Problema: come fanno 10 giornalisti situati tra il termoscanner e il controllo di polizia, distanti tra loro 5 metri, a rispettare il metro di distanza sociale?

I minuti passavano, il fastidio montava, l'insofferenza imperversava.
Un critico romano, che mi dicono solitamente pacatissimo, ha perso le staffe ed è andato a riprendere per le orecchie due accreditati inglesi che si erano furbamente e tardivamente piazzati al fianco di una collega connazionale, saltando un bel po' di posti in coda.
When in Rome, do as the Romans do, avranno pensato quelli. O forse negli ultimi tempi l'Anarchy in the UK ha preso il sopravvento.

D'improvviso, una flottiglia di ragazze supera la coda a destra per cercare di forzare il blocco, al grido di "Dobbiamo aprire l'ufficio accrediti! Dobbiamo andare a lavorare!".
Sott'inteso: mica come voi.
E niente, pare che il pregiudizio nei confronti dei giornalisti e dei critici, visti sempre come quelli che non fanno niente e stanno mollemente adagiati su un canapé con un drink in mano a conversare con le star, sia duro a morire. Anche in chi fa parte dello staff di un festival.
Fatto sta che il tentativo delle accreditatrici di sorpassare gli accreditati è stato respinto dagli addetti al termoscanner, che temevano evidentemente di vedere drasticamente innalzarsi la temperatura degli umori.

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L'unica che al Lido si può permettere di sorpassare a destra tutti, perfino la Presidente di Giuria Cate Blanchett, è la divina Tilda Swinton, splendida (quasi) sessantenne che pare arrivare da un altro pianeta. Proprio come l'amico David Bowie, che l'elesse a musa, e che da tempo di vocifera l'attrice potrebbe interpretare in un film biografico (curioso notare come la Blanchett fu Dylan (Bob, non Dog), proprio qui a Venezia, con Io non sono qui). Assieme i due hanno lavorato a questo video:

Sul palco della Sala Grande, ieri sera, nel corso della cerimonia d'apertura, Tilda Swinton ha rubato la scena a tutti: per bellezza e carisma, e per l'intenso e commovente discorso fatto ricevendo proprio dalle mani di Blanchett il Leone d'oro per la sua straordinaria carriera, dopo un bel montaggio video delle sue interpretazioni fatto sulle note di "Modern Love" (ancora Bowie).
Ed era lei la più ambita, ammirata e fotografata nel corso della cena di gala che si è tenuta successivamente all'Hotel Excelsior.
Pochi i fortunati che sono riusciti ad avvicinarla, ancor meno quelli che hanno avuto la fortuna di farsi fotografare con lei.
Gli altri si son dovuti accontentare della cena: baccalà mantecato, catalana di gamberi e tortina al limone, abbondantemente annaffiati da champagne.
Ancora stordita dalle bollicine, me la sono ritrovata di fronte stamane, Tilda Swinton, nei corridoi dell'Excelsior, poco dopo aver fatto la fila al casello. Non ho avuto prontezza di chiederle un selfie, né di proferir parola, abbagliata dalla luminosità di questa meravigliosa donna caduta sulla Terra.
Invidiarle profondamente il tailleur satinato e verde acido (oltre al taglio di capelli, va da sé), quello però sì: in tempo ce l'ho fatta a farlo.

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