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Cocoon: Ron Howard, gli anziani, gli alieni, e il sogno dell'eterna giovinezza

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Nel pieno degli ultra-edonistici anni Ottanta, fare un film incentrato sugli anziani e il tabù della morte, non era una cosa proprio comunissima. Anche se i toni sono favolistici e vagamente spielberghiani.

Cocoon: Ron Howard, gli anziani, gli alieni, e il sogno dell'eterna giovinezza

Nel 1985 debuttava nei cinema di tutto il mondo il film che, con il precedente Splash - Una sirena a Manhattan, avrebbe fatto decollare la carriera di quello che per noi di una certa età, a dispetto di tutti i successi conseguiti da allora a oggi dietro la macchina da presa, rimarrà per sempre il Richie Cunningham di Happy Days.
Il film è ovviamente Cocoon - L'energia dell'universo, ed è quello in cui Ron Howard affronta a modo suo la fantascienza, il grande tabù della morte, e il sogno dell'eterna giovinezza. Un film che risuona fortemente in questi giorni di pandemia, e di strage della fascia più anziana della popolazione.

Cocoon racconta di un gruppo di simpatici vecchietti che sono ospiti di una casa di riposo in Florida, che di tutti quelli che compongono gli Stati Uniti è lo stato considerato un po' da tutti come la terra dove rifugiarsi una volta andati in pensione, come oggi possono essere il Portogallo o la Spagna - l'Italia molto meno, guarda un po' - per molti cittadini europei di una certa età.
Questi tre amici hanno l'abitudine di andare a fare il bagno nella piscina della villa disabitata che sta nelle vicinanze, e quando la casa viene presa in affitto da una nuova famiglia un po' misteriosa, le loro abitudini non cambiano, continuando a intrufolarsi nella proprietà quando i nuovi inquilini sono assenti. D'altronde, fare il bagno in piscina è rilassante. Quando poi sul fondo della stessa arrivano degli strani oggetti a forma di uovo, che i padroni di casa hanno recuperato sul fondo dell'oceano, quei bagni diventano energizzanti e rinvigorenti, tanto che la voce si sparge, e tutti i vecchietti della casa di riposo iniziano a frequentare la piscina, ottenendo un giovamento incredibile.
Fatto sta che quelli lì sul fondo sono bozzoli che contengono alieni, e alieni sono anche quelli che hanno preso in affitto la villa, e che facendo il bagno in quella piscina l'energia vitale di quelli nei bozzoli si trasferisce negli anziani che sguazzano, rivigorendo i secondi ma uccidendo i primi. Ma forse c'è una soluzione che potrebbe permettere sia agli alieni che ai vecchietti di continuare a vivere.

Dietro alla storia di Cocoon ci sono due nomi di non particolare rilievo. Il soggetto è di tale David Saperstein, autore di un romanzo omonimo; la sceneggiatura di Tom Benedek. Due che dopo questo film hanno una manciata di credits e di scarsissimo rilievo. Forse perché i diritti di questo film gli hanno dato di che vivere di rendita.
E prima di Ron Howard il regista legato al progetto era Robert Zemeckis. Zemeckis aveva però appena fatto un film che non aveva affatto convinto la 20th Century Fox, ma che poi sarebbe andato benissimo al botteghino: All'inseguimento della pietra verde. Lo scetticismo dei produttori nei confronti di Zemeckis li spinse i produttori a metterlo da parte e affidare il film a Howard, che invece era reduce dal grandissimo successo di Splash - Una sirena a Manhattan.
Come protagonisti del suo film Howard scelse Don Ameche, Hume Cronyn e Wilford Brimley. Quest'ultimo, in realtà, aveva poco più di cinquant'anni all'epoca delle riprese, e fu invecchiato con il trucco per sembrare coetaneo dei suoi due colleghi, che avevano una ventina d'anni più di lui. Le loro controparti femminili furono Jessica Tandy, Maureen Stapleton e Gwen Verdon. Steve Guttenberg, allora popolarissimo grazie a Scuola di polizia, è un giovane barcaiolo locale che aiuta gli alieni a recuperare in mare i baccelli che contengono i loro amici e che s'innamora di una di loro, la Tahnee Welch - figlia di Raquel - che l'hanno precedente aveva girato in Italia Amarsi un po' di Carlo Vanzina, al fianco di Claudio Amendola e Virna Lisi. Brian Dennehy, leggendario caratterista americano scomparso pochi giorni fa, è il ruvido ma buon capo della delegazione aliena.

Cocoon fu un grandissimo successo. Ebbe ottime recensioni (ancora oggi su Rotten Tomatoes è certificato "Fresh" con il 78% di recensioni positive) e con oltre 76 milioni di dollari incassati in patria fu il sesto incasso dell'anno, superato solo da colossi come Top Gun, Beverly Hills Cop, Rambo II e Rocky IV.
Oggi forse sorprende poco, o comunque molto meno, un film costruito su misura per un cast anziano, ma nel pieno degli ultraedonisti anni Ottanta rappresentò certamente una straordinaria eccezione, e furono la mano di Howard, e la delicatezza con cui affrontò il tabù della morte e il mito imperituro dell'eterna giovinezza, con tocchi favolistici e ispirazioni più che vagamente spielberghiane (specie nel finale), una delle chiavi del successo del film.
Altre furono sicuramente il cast e gli effetti speciali discreti ma spettacolari, come nella scena in cui gli alieni si svestono dell'involucro umano sotto al quale si nascondono per mostrare la loro vera forma. E non a caso Don Ameche e appunto gli effetti speciali furono premiati con due Oscar.

Oggi, che il Covid-19 sta facendo una vera e propria strage di anziani in Italia e nel mondo, un film come Cocoon è da un lato quasi inimmaginabile, dall'altro qualcosa al quale aggrapparsi come evasione, come sogno, come speranza. Perché, al momento, di soluzioni praticabili ai problemi che stiamo affrontando, non se ne vedono molte all'orizzonte, e l'ipotesi non tanto dell'immortalità, quanto di un ritorno alla vita con tutto il suo dinamismo appare davvero un'ipotesi di fantascienza. 

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