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Cinema, quando si riparte davvero in America? Le previsioni fosche di un analista Disney

La crescente diffusione del Covid negli States porta un analista di mercato per la Disney a una visione pessimistica su cinema e anche parchi a tema.

Cinema, quando si riparte davvero in America? Le previsioni fosche di un analista Disney

Con la risalita dei numeri della pandemia in diversi stati, l'effettiva riapertura delle sale negli USA è argomento di dibattito, come dimostra un'ultima previsione di un analista di mercato legato alla Disney, Doug Creutz, che ne ha discusso con Hollywood Reporter. Sappiamo che la situazione non è uguale in tutto il mondo: focolai a parte, in Italia la situazione è più sotto controllo, ma l'andamento del mercato americano ci interessa moltissimo, perché le uscite dei grandi blockbuster tendono a essere quasi contemporanee, quindi a meno che le major non cambino strategia ignorando il problema pirateria, i ritardi americani si riflettono sulla salute di tutti i mercati cinematografici internazionali. Ma cosa dice Creutz?

Avevamo presunto che il distanziamento sociale sarebbe stato sensibilmente allentato per la fine del 2020, ora dobbiamo estendere la previsione almeno alla metà del 2021. [...] Non ci aspettiamo uscite nell'anno fiscale 2020 [quindi fino a settembre, parlando della Disney, ndr], con un piano di uscite più modesto nell'anno fiscale 2021. Ci aspettiamo che le sale nostrane rimangano in gran parte chiuse fino alla metà del 2021, anche perché non pensiamo che gli studi siano interessati a distribuire i loro film più grossi in un contesto in cui il numero dei posti è contingentato.

Creutz poi discute anche dei parchi a tema e prevede che i livelli di introiti del 2019 non si raggiungeranno prima del 2025! Tornando comunque al cinema, l'opinione di Creutz e della Disney non coincide in automatico con quella degli altri studi e degli altri consulenti. Dall'osservatorio italiano ci appare fin troppo pessimistica, però c'è un dato di fatto assai preoccupante: per il nostro circuito essere privati dei blockbuster americani sarebbe un danno incalcolabile. Creutz parla di cinema che rimangono chiusi fino a metà del 2021, ma "chiusi" è un eufemismo: se già le grandi catene americane si sono indebitate mostruosamente per sopravvivere ancora qualche mese, gli esercizi meno protetti non arriveranno mai a quel periodo, falliranno molto prima, se non hanno già sventolato bandiera bianca a questo punto. Non riusciamo a vedere una soluzione di breve o medio termine che non sia un'uscita ragionata dei film, anche massicci, in diversi momenti in differenti realtà, a seconda del livello di controllo del virus in un determinato paese. L'opzione alternativa, fermare tutto in attesa che il virus scompaia o arrivi il vaccino, ci appare realisticamente terrificante per tutto il settore. Leggi anche Tenet: slitta ancora l'uscita americana?



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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