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Chobin: 40 anni sballonzolando come un saltapicchio

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Celebriamo il compleanno di un bizzarro principe stellare

Chobin: 40 anni sballonzolando come un saltapicchio

E' un po' inevitabile che da ultratrentenni ci si ritrovi a discutere dei cartoon preferiti da piccoli, quelli che rendevano incandescenti bombati tubi catodici (nel mio caso anche uno in bianco e nero!). Personalmente, pur amando come tutti l'Uomo Tigre, Lupin e Jeeg, non ho mai riscosso molto successo tra i coetanei quando decantavo le lodi di... Chobin, il principe stellare (Hoshi no ko Chobin). La trasmissione del primo episodio della serie anime in Giappone avvenne il 5 aprile del 1974. Sono un po' in ritardo, ma gli voglio fare gli auguri per i suoi primi quarant'anni, levandomi una soddisfazione.


 

Chobin è un alieno, una sorta di pera verdegrigia con i piedi, chioma anni '70, occhi e bocca giganteschi. Ha una grande dignità. E' finito sulla Terra dopo che il suo pianeta è stato conquistato dal malvagio demone Brunga: è il principe del regno e avverte molto questa responsabilità. Sua madre è prigioniera del cattivone, che nel frattempo manda mostri meccanici contro di lui, sul nostro pianeta. Adottato da un nonno con nipotina, Chobin attende il momento buono per riprendersi ciò che gli è stato tolto, con l'aiuto dei buffi animali della foresta: come citava la folle sigla italiana, "è bello avere un orso per amico, la rana, la libellula e un coniglio FICO!"



Gli episodi sono solo 26, ma da piccolo mi parvero duecento, nella dilatazione temporale dello stupore infantile. Anche un occhio adulto può scorgere motivi di celebrazione. Sul fronte autoriale, Chobin Il principe stellare si presenta bene: è prodotto e animato della Tatsunoko Production, una casa che debuttò nel 1967 con Superauto Mach 5. Se teniamo presente che l'anime televisivo viene di solito fatto nascere nel 1963 con l'Astro Boy di Osamu Tezuka, parliamo quindi di pionieri della tradizione animata nipponica. Il creatore della serie è un uomo entrato nel Guinness dei Primati, Shotaro Ishinomori, il più prolifico disegnatore di fumetti mai vissuto, con 128.000 tavole all'attivo! Creò anche Ryu il ragazzo delle caverne, portato in animazione in quello stesso periodo.


 

Forse però il nome che salta all'occhio più di tutti è quello del regista, Rintaro, quattro anni prima che questa colonna della tradizione anime incontrasse il Capitan Harlock di Leiji Matsumoto. Ora Rintaro è più famoso come cofondatore della Madhouse, studio che ha cullato il talento del compianto Satoshi Kon. Nel 2001 Rintaro ha anche diretto il suo personale omaggio al mentore Osamu Tezuka, adattando il suo visionario Metropolis.

Insomma, Chobin è un principe anche perché nasce da una famiglia illustre, oserei dire nobiliare.
Non c'è bisogno di scomodare oggi le capacità di analisi di un adulto: ciò che più razionalmente mi affascina oggi della serie è quello che mi affascinava negli anni Ottanta, la commistione tra fiaba e fantascienza.
In particolare ero ossessionato dai pipistrelli robot di Brunga, simbolo di questo pastiche malato e originale. Brunga, un diavolo parodistico seminascosto dal suo mantello cupo, manda contro i nostri eroi dei pipistrelli (quindi gli autori rispettano l'iconografia gotica basilare), ma meccanici, con un occhio solo: si rompono, vengono vessati dal loro padrone, rimangono monchi, esplodono.
Il mio io attuale razionalizza: Brunga è il genere Super Robot, iniziato due anni prima con Mazinga Z, incastonato nella fiaba ironica alla Tezuka. Il mio io di sei-sette anni però si faceva solo trascinare, dal lisergico viaggio che i pipistrelli compivano in ogni puntata, per entrare nel misterioso antro del capo e fare rapporto.



C'era tenerezza, c'era eroismo, c'era azione, c'erano gli animali parlanti (leggevo Topolino, ero affezionato al concetto) e c'erano i mostri meccanici che adoravo, ancora più affascinanti per una messa in onda italiana, 1982-83, quasi contemporanea all'esplosione dell'informatica casalinga.
Chobin aveva tutto, insomma. La pera verde iperdinamica, che "corre, saltella, rimbalza, come una palla con le molle", è un simbolo non solo delle nostre infanzie, ma anche di un'artigianalità originale e contaminata tipica del migliore anime, le cui rose son fiorite fino ad oggi.
Auguri!




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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