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Chef Rubio: non solo cibo e politica. Al Mantova Film Fest è protagonista come produttore del corto Elias

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Il popolare personaggio televisivo ha incontrato il pubblico del festival col direttore artistico Mimmo Calopresti. Ma prima lo abbiamo intervistato.

Chef Rubio: non solo cibo e politica. Al Mantova Film Fest è protagonista come produttore del corto Elias

Tanto per non smentire il suo impegno (che è politico, sì, ma tutt'altro che partitico) Chef Rubio indossa una maglietta su cui spicca il volto di Federico Aldrovandi. Arriva al Mantova Film Fest diritto dallo Sponz Fest di Vinicio Capossela,  dove era stato chiamato per "parlare del legame con la terra, la tradizione, e su quello che stiamo perdendo e non ci concediamo più nella frenesia della vita cittadina, ma siamo finiti anche a parlare della Open Arms e di Richard Gere, e quindi anche delle cose che vengono raccontate in maniera distorta da chi non è sul campo, e ha interesse che la distorsione esista."
Rubio, al secolo Gabriele Rubini, è al Mantova Film Fest per presentare un cortometraggio da lui prodotto, Elias di Brando Bartoleschi, e per tenere una Masterclass col il direttore artistico Mimmo Calopresti. Il corto racconta della storia d'amicizia tra un ragazzo rom e un cane; dal 2015 Rubio stava seguendo alcune famiglie rom nel quadrante sud della capitale, per un progetto fotografico: "fatalità," racconta, "altri amici con cui facevo progetti video erano anche loro a contatto con famiglie rom, e ci siamo convinti che quel soggetto che loro avevano in mano, potesse essere ambientato in questo mondo che solitamente è raccontato tramite stereotipi e preconcetti."

Si parli di cibo, di tv, di cinema o di politica, il disegno di Chef Rubio sembra quindi essere sempre coerente: sfrondare la realtà dalle sovrastrutture e dai filtri che non la fanno cogliere per quella che è davvero, per arrivare all'essenza del discorso. "Se ti piace l'agnello, ti fai bastare l'agnello, non hai bisogno della strusciata di liquirizia o della glassatura: non perché tu non possa mettercele, ma perché prima devi capire il sapore alla base, devi capire quale è il metodo di cottura adeguato. E così vale per tutto il resto," spiega. "Ho sempre preteso coerenza nelle cose che ho fatto, e che venissero fatte a modo mio, senza troppe intrusioni: perché penso che se piacciono a me, potrebbero anche piacere agli altri, con quelle che ho le cartucce a disposizione lotto per me e per gli altri, perché si possa vivere in un mondo meno disgustoso di quello che ci circonda."
Lo stesso per Rubio vale per l'informazione e il giornalismo e porta un esempio che gli sta notoriamente molto a cuore, quello della questione israelo-palestinese: "Mi incazzo quando vengono raccontate cose che non sono vere, quando la realtà dei fatti viene volontariamente travisata, quando gli attacchi israeliani a Gaza vengono fatti passare come rappresaglie. E io, come il protagonista di "Sputerò sulle vostre tombe" di Boris Vian, cerco di attaccare quella roba dall'interno del sistema."

È stato anche per questo suo testardo inseguire la verità e l'essenza delle cose che Rubio non è mai stato solo un volto, ma un personaggio coinvolto in tutti gli aspetti creativi dei programmi di cui è stato protagonista:  "L'intromissione a gamba tesa nel mondo del video, tv prima e documentari e corti poi, è stato affascinante e possibile grazie all'incontro con professionisti dalle qualità incredibili, dai DOP ai fonici a tutto il resto della troupe," racconta. "Con loro, in breve, mi sono trovato a condividere scelte come quelle dell'inquadratura, a diventare co-regista dei programmi, ed è stato grazie a queste persone che ho scoperto quanto questo lavoro sia intimamente artigianale: e io ho un grande interesse per tutti i lavori manuali e artiginali, dal fabbro al falegname, al macchinista. Alla produzione poi," continua, "mi sono avvicinato perché non mi compro macchine, non mi compro case, e i soldi che metto da parte li preferisco investire nella realizzazione di qualcosa che non richieda compromessi con committenti o broadcaster che finiscono sempre per spingerti verso il puro entertainment, per raccontare una storia come voglio io, senza interlocutori terzi che mi rompono il cazzo."

Sono state numerose, racconta Chef Rubio, le case di produzione cinematografiche che gli hanno proposto ruoli da attore: "le offerte sono state tutte  educatamente rimbalzate: se essere attore significa far parte di un carrozzone che mi fa schifo, preferisco non farlo," spiega. "A me piacciono molto la scrittura, e la  regia: ho scoperto grazie ad amiche e amiche che mi hanno aiutato a scrivere dei corti quando sia complesso il mestiere dello sceneggiatore, che fa un lavoro incredibile con una sintesi e una struttura che non hanno nulla a che vedere con la scrittura tradizionale."
Quindi ci possiamo aspettare a breve il primo corto da regista e sceneggiatore di Rubio? "Beh, il tema è tosto, perché parla di un necrofilo, ma a me piace molto. E sono sicuro che lo farò, fosse l'ultima cosa che faccio prima di morire. Sempre che il Mossad non mi faccia fuori prima."



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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