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Chaque jour est une fête, recensione del film in concorso al Festival di Roma 2009

Eccessivamente carico di simbolismi, l'esordio alla regia della libanese Dima El-Horr non riesce purtroppo a dare coerenza ad un puzzle visivo di fattura pregevole. Nel paesaggio arido che fa da sfondo alla storia alla fine si perde anche lo spettatore.

Chaque jour est une fête, recensione del film in concorso al Festival di Roma 2009

Chaque jour est une fête, recensione del film di Dima El-Horr

Presentato in concorso Chaque jour est une fête (Every Day Is a Holiday), esordio alla regia della libanese Dima El-Horr. La storia parte da Beirut e narra di tre donne che, salite sullo stesso autobus diretto verso il carcere dove sono rinchiusi i propri mariti, si ritrovano a vagare in un paesaggio arido pressoché infinito dopo che il mezzo di trasporto subisce un tragico incidente. Luogo “altro” che diventa fin dalle primissime scene metafora esplicita della condizione di isolamento fisico ed umano delle tre protagoniste, è proprio lo scenario naturale ed essere l’elemento più incisivo di questo film, il quale per il resto si srotola come un continuo ripetersi di scene simboliche, magari anche belle da vedere ma apparentemente accatastate senza un senso preciso, o meglio capace di rivelarsi con logica agli spettatori. La regista, che ha studiato regia all’Art Institute di Chicago, sembra possedere una buona padronanza della macchina da presa e la adopera per costruire un puzzle visivo tanto affascinante quanto oscuro, incomprensibile. I riferimenti principali per la El-Horr sembrano essere da una parte il cinema asciutto e rigoroso di Abbass Kiarostami, e dall’altra un film visionario e simbolico come Gerry di Gus Van Sant; entrambi questi “Modelli” però posseggono una loro notevole coerenza interna, fattore che invece ad Chaque jour est une fête sembra quasi del tutto mancare. Il risultato è un’opera che non convince pur lasciando intravedere uno sguardo personale e dotato di una certa originalità, soprattutto quando si sofferma su dettagli che permettono al film uno strano ma intrigante slittamento verso toni da commedia assurda e grottesca. Da segnalare infine nel cast di attrici la presenza dell'attrice palestinese Hiam Abbass, già notata per la sua presenza scenica in lavori recenti come Il giardino di limoni e soprattutto L’ospite inatteso.
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