Cate Blanchett protagonista a New York della mostra Manifesto di Julian Rosefeldt

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Cate Blanchett protagonista a New York della mostra Manifesto di Julian Rosefeldt

Se ancora fosse stata necessaria una prova che Cate Blanchett è una delle più grandi attrici/artiste dell'odierno panorama dello showbusiness, eccola arrivata con la mostra audiovisiva Manifesto, ideata e realizzata da Julian Rosefeldt nel 2015.

Grazie alla cornice sontuosa dello spazio Park Avenue Armory nell'Upper East Side l'installazione comprendente tredici segmenti (dodici da 11 minuti e uno da 4 minuti) ha potuto sprigionare tutta la sua dirompente forza espressiva.

Manifesto ripropone la storia di svariati movimenti artistici - citiamo tra questi Dadaismo, Futurismo, Pop Art, Surrealismo, addirittura Dogma 95 - cercando di carpirne l'essenza ma testimoniando anche la loro finitezza, soprattutto attraverso il concetto comune a tutti i segmenti che oggi l'arte è finzione, riproduzione, e l'originalità si è estinta.

L'idea alla base del lavoro entusiasmante di Rosefeldt viene riproposta in storie tra loro autoconcluse ma che si intrecciano in un filo conduttore preciso, quasi doloroso nel testimoniare la stasi prima di tutto dell'arte stessa, e attraverso essa metaforicamente anche della nostra società. Molti dei cortometraggi posseggono una fortissima tensione drammatica oltre che un simbolismo capace di fondersi con omogeneità allo stile visivo raffinato dell'artista tedesco. Alla forza della messa in scena contribuiscono anche la notevole fotografia di Christoph Krauss e le scenografie/set di Erwin Prib

Cate Blanchett interpreta con la solita, sontuosa presenza scenica figure radicalmente opposte tra loro - maestra, senzatetto, marionettista, conduttrice di notiziario, artista ecc. - giocando sia con la propria "persona" pubblica che con la sua incredibile carriera. In alcuni di questi personaggi infatti si ritrovano "echi" di altri che l'attrice australiana ha interpretato in passato, in film quali ad esempio Io non sono qui, Diario di un vizio o il più recente Carol. Dal canto suo poi Rosefeldt condisce la sua installazione anche di alcuni riferimenti squisitamente cinematografici, omaggiati spesso con crudele ironia. Ecco allora che dentro Manifesto i più accorti potranno ritrovare citazioni da Viale del tramonto, 2001: Odissea nello spazio o Alien.

Iniziata lo scorso 7 dicembre, Manifesto terminerà il suo passaggio a New York il prossimo 8 gennaio. L'installazione itinerante, coproduzione tra Australia e Germania, è stata presentata in anteprima per il Nord America.



Adriano Ercolani
  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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