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Carol: la struggente storia vera dietro al film con Cate Blanchett e Rooney Mara

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Il film prende spunto da due donne incontrate e amate da Patricia Highsmith, autrice del romanzo a cui è ispirata la sceneggiatura.

Carol: la struggente storia vera dietro al film con Cate Blanchett e Rooney Mara

Carol segna il ritorno di Todd Haynes al melodramma e agli anni '50 dopo Io non sono qui. Come in Lontano dal paradiso, che precede l'omaggio a Bob Dylan, ci sono personaggi femminili che soffrono, o comunque vivono drammi interiori, e si affronta il tema dell'omosessualità, nel caso del film con Julianne Moore maschile, qui invece femminile. Presentato al Festival di Cannes e candidato a sei premi Oscar, Carol ha avuto una lunga gestazione e più di una difficoltà produttiva. Per esempio il ruolo di Therese Belivet era stato affidato inizialmente a Mia Wasikowska, che però abbandonò il progetto a causa di impegni precedentemente presi. Rooney Mara, a cui la produzione si rivolse immediatamente dopo, a un certo punto sembrò tirarsi indietro, vista la complessità del ruolo, poi per fortuna cambiò idea. Anche il budget creava rallentamenti. Il regista voleva per forza ambientare la vicenda nella New York dei Fifties, e ricostruirla era molto costoso, poi qualcuno si ricordò che Cincinnati, nell'Ohio, era un po’ una Grande Mela old fashion e ci si spostò a girare lì. Alla fine tutto andò per il meglio, per la gioia di chi oggi può ammirare una splendida Cate Blanchett e vedere raccontata per immagini una storia che non è stata inventata ma realmente vissuta da una donna molto famosa e particolarmente cara agli amanti dei thriller. Parliamo di Patricia Highsmith, che la narrò nel del 1952 nel romanzo "The Price of Salt".

Carol: tutto cominciò con una bambola

"Per tutta la vita il mio lavoro sarà un monumento al genere femminile" - annotava Patricia Highsmith nel suo diario nel 1942, dieci anni prima della pubblicazione di "The Price of Salt", poi ribattezzato "Carol". Sulla copertina del libro la scrittrice non mise il suo nome, celandosi dietro lo pseudonimo Claire Morgan. Essendo il romanzo incentrato su una relazione omosessuale, la Highsmith non voleva essere etichettata come autrice lesbica, tanto più che la storia che narrava, come già detto, la riguardava molto da vicino. Nel decennio del maccartismo e di uno sfrenato puritanesimo, l'America guardava con sospetto agli amori tra persone dello stesso sesso e le relazioni uomo-uomo o donna-donna erano illegali. Non a caso, se in un libro c'era una storia di omosessualità, il finale tragico era assicurato. "Capitava che i personaggi" - diceva in proposito la scrittrice - "dovessero espiare la loro devianza tagliandosi le vene, annegandosi in una piscina, diventando eterosessuali … o precipitando - soli, infelici ed emarginati - in una depressione paragonabile all'inferno".
Ma torniamo ai fatti, di cui siamo stati dettagliatamente informati da un articolo di Andrew Wilson su The Telegraph. Ne 1948, due anni prima delle pubblicazione del suo primo romanzo "Stranger on a Train", Patricia Highsmith aveva problemi economici e fu quindi costretta ad accettare il lavoro di commessa nel reparto giocattoli di Bloomingdale's (a New York). Un giorno fece il suo ingresso nel grande magazzino una splendida donna che indossava una pelliccia di visone. Si chiamava Kathleen Senn, era più grande della Highsmith e comprò una bambola per una delle sue figlie, lasciando a Patricia un bigliettino con l'indirizzo per la consegna. Quella sera, a casa, Patricia Highsmith cominciò a scrivere il romanzo, nel quale mise anche la sua infelice love story con la ricca e mondana Virginia Kent Catherwood, conosciuta, sempre a New York, nel 1944.

L'amore infelice fra Patricia Highsmith e Virginia Kent Catherwood

Figlia dell'inventore Atwater Kent, Virginia era stata educata nelle migliori scuole del paese ed era una reginetta dell'alta società. Il suo ballo di debutto (in società) del 1933 era stato uno degli happening più esclusivi del tempo, riportando la città di Filadelfia, dove si svolse, ai fasti dell'epoca che aveva preceduto la Grande Depressione. Più tardi Virginia sposò il ricco banchiere Cummings Catherwood e i due andarono a vivere in una villa con 20 stanze, un garage con 4 automobili e una piscina. Ebbero una figlia ma l'unione naufragò presto, nel 1941. Mentre scriveva "The Price of Salt", Patricia Highsmith si rendeva conto delle somiglianze fra Virginia Kent e il personaggio che sarebbe poi stato interpretato da Cate Blanchett, tanto che scrisse, sempre sul suo amato diario: "Sono preoccupata che Ginnie possa considerare la storia di Carol troppo simile alla sua".
La relazione fra Patricia Highsmith e Virginia Kent fu breve ma intensa. Durò dal 1946 al 1947 e rese l'immaginazione della scrittrice particolarmente fertile. Nel '48 Patricia andò da una psicoterapeuta, sperando che la aiutasse a "mettersi in condizione di desiderare di sposarsi". Fu in quel periodo che avvenne l'incontro da Bloomingdale's con Kathleen Senn, che la Highsmith andò a spiare fuori dalla sua casa in New Jersey dopo aver preso un treno.

La maledizione delle donne amate da Patricia Highsmith

L'anno seguente Patricia Highsmith andò in Europa, dove, a Londra, fu ospitata dal suo editore inglese Dennis Cohen. Là si innamorò della moglie di costui, Kathryn. Successivamente si recò a Parigi e quindi in Italia, dove supplicò la donna di raggiungerla. Kathryn obbedì e fra le due scoppiò la passione a Napoli. Fu un fugace affaire che si concluse drammaticamente. Kathryn Cohen tornò dal marito e, all’inizio del 1960, si suicidò ingerendo una dose letale di barbiturici. Era una rubacuori Patricia Highsmith, oltre a una bellissima donna, e fu causa di altri gesti estremi. Nel 46', una sua amante (tale Allela Cornell) si tolse la vita bevendo acido nitrico. Nel '53, invece, una certa Ellen Hill tentò di farla finita tagliandosi le vene. Entrò in coma ma sopravvisse.

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