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Candy Candy e il Tulipano Nero compiono 40 anni

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In occasione di due compleanni, parliamo un po' di storici anime al femminile in costume

Candy Candy e il Tulipano Nero compiono 40 anni

Il manga Candy Candy, anime dal 1976, ha da poco compiuto quarant'anni; l'avvenimento richiama alla mente diversi anime al femminile, in costume, che hanno caratterizzato gli anni Ottanta qui in Italia. In fin dei conti è quasi un sottogenere dello shōjo (il manga per ragazze con ragazze protagoniste, semplificando parecchio). Riflettendoci, abbiamo anche notato un altro quarantennale da festeggiare... ma andiamo per ordine, azzardando una nostra cronologia.



Scritto e disegnato dal "Disney giapponese" Osamu Tezuka dal 1953, La principessa zaffiro, trasposto in anime nel 1967-68, vi sembrerà sulle prime un po' fuori posto nel contesto serio di questa carrellata. Questo perché probabilmente ricorderete il piccolo Choppy o l'esagitato Barone Neelon, ma se ci concentriamo sulla protagonista, principessa con l'animo di principe, costretta a fingersi tale per ragioni dinastiche, tutto è molto serio. Più che sessualmente ambigua, Zaffiro è una magica sintesi di maschio e femmina in un contesto fiabesco che ne viene quindi sublimato, in perfetta sintonia con l'immaginazione ancora parzialmente asessuata di un bambino. La principessa Zaffiro è anche uno dei primi anime a colori.



Dieci anni dopo, la stessa premessa assume un tono meno infantile, trasferendosi nella Francia pre-Rivoluzione francese, con Lady Oscar (1979-80), da un manga di Riyoko Ikeda. La fiaba cede il posto alla storia, e l'ambiguità della protagonista è dettata solo da convenzioni e rischi sociali. Il ricco tratto e le traversìe politico-sentimentali di Oscar François de Jarjayes hanno conquistato una generazione.



Mistero e politica a cavallo della Rivoluzione Francese sono stati il teatro anche di un altro anime, originale e non tratto da manga, trasmesso per la prima volta nel 1975: parliamo di Il tulipano nero, storia di Simone Lorène, fioraia figlia illegittima dell'imperatore Francesco I; addestrata all'arte della spada da un conte che conosce il suo segreto, diventerà la paladina Stella della Senna, pronta ad agire contro i soprusi. E' anche questo un compleanno da ricordare, insieme a quello di...



... Candy Candy di Kyoko Mizuki. In questo caso l'azione si sposta ai primi del Novecento, in America, dove la protagonista è una bionda orfana di nome Candy, sballottolata tra famiglie adottive e miraggi di una vita di riscatto, incarnata da affascinanti presenze maschili. I segreti e le ambiguità hanno lasciato spazio all'anima più romantica dello shōjo.



S'innesta in queste ambientazioni una scoperta sentita dei classici della letteratura europea, da sempre una fonte d'ispirazione per gli autori di anime. Addirittura il futuro cofondatore dello Studio Ghibli, Isao Takahata, dirige Anna dai capelli rossi (1979), adattamento dell'omonimo romanzo di Lucy Maud Montgomery, ambientato a metà dell'Ottocento nella Nuova Scozia, di nuovo incentrato su una protagonista orfana e in affidamento.
La sensibilità femminile diventa corale in Piccole donne (1981), anime della Toei Animation tratto dal romanzo omonimo di Louisa May Alcott: forse non un culto come il libro, la serie ha avuto comunque i suoi estimatori.



Chiudiamo questa carrellata sugli shōjo in costume con Georgie, altro tormentone degli anni Ottanta: anime del 1983-84 dal manga di Mann Izawa, si muove tra Australia e Inghilterra sulla falsariga di Candy Candy, riproponendo l'idea di un'orfana bionda, che questa volta porta involontario scompiglio tra i due fratelli adottivi, innamorati entrambi di lei.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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