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C'era una volta... a Hollywood, tre pellicole per un solo film

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Da sempre fedele alla celluloide, Quentin Tarantino in un solo film ha usato 35, 16 e 8mm. Guida rapida ai tre formati.

C'era una volta... a Hollywood, tre pellicole per un solo film

Quentin Tarantino non si smentisce: anche C'era una volta... a Hollywood è stato girato in pellicola. Insieme a cineasti come Steven Spielberg, Christopher Nolan e Paul Thomas Anderson, Quentin rimane un fedelissimo della celluloide, in contrapposizione alla ripresa digitale ormai diventata lo standard de facto di tutta l'industria cinematografica mondiale. Con C'era una volta... a Hollywood il regista e il direttore della fotografia Robert Richardson si sono però superati, usando ben tre formati diversi di pellicola, per le diverse esigenze visive e narrative della storia. Se siete feticisti come Tarantino, ecco una breve guida.



"35mm"
Il 95% del lungometraggio è girato con il formato che per oltre cento anni è stato sinonimo dell'arte cinematografica. Allora in rodaggio in grandezza del fotogramma e perforazioni laterali, il 35mm è nato alla fine dell'Ottocento, a cavallo di due sperimentazioni, quella di Thomas Edison e William Kennedy Dickson, e quella più famosa dei fratelli Lumière. Per tutta l'epoca del muto ha presentato un formato di fotogramma 4:3, dal rapporto di 1.33:1, poi corretto a 1.37:1 quando fu affiancata all'immagine una colonna sonora ottica, tra la fine degli anni Venti e i primi Trenta. Tra la fine dei Quaranta ai primi Cinquanta, la necessità di fare concorrenza alla TV portò le major a studiare una proiezione rettangolare, diversa dal quadrato del tubo catodico. Normalmente i rapporti d'immagine 1.66:1, 1.75:1 e il più comune 1.85:1 (il "widescreen") venivano ottenuti con dei mascherini, in proiezione o anche in ripresa. Usando però meno spazio nel fotogramma, la qualità si abbassava. Per qualche tempo si pensò di risolvere con pellicole più larghe (come il 70mm, usato da Tarantino in The Hateful Eight), perdendo in mobilità della macchina da presa.
Il 1953 è l'anno di svolta, la nascita del Cinemascope col rapporto d'immagine 2.55:1 (poi 2.35:1), l' "anamorfico" usato da Quentin anche in C'era una volta... a Hollywood. L'idea geniale consisteva nell'usare tutto il fotogramma 1.33:1, però con una lente anamorfica in ripresa, che comprimeva l'immagine. In proiezione una lente di effetto contrario "riapriva" l'inquadratura, ottenendo un panorama rettangolare inedito.
Fino a pochi anni fa (e tuttora in alcune sale), la proiezione di qualsiasi film era effettuata in 35mm, indipendentemente dal sistema in cui fosse stato realizzato. Il 35mm, popolare anche nelle macchine fotografiche analogiche di cosiddetto formato "135", rimane un mito inossidable.



"16mm"
Questo formato è utilizzato da Tarantino per un paio di estratti dagli immaginari film interpretati da Rick Dalton (DiCaprio). Il 16mm è stato il primo degli "amatoriali" ideati dalla Kodak, nel lontano 1923. Rispetto al 35mm, la pellicola è larga meno della metà, ed è conseguentemente meno nitida, con proporzioni quadrate del fotogramma. E' stato utilizzato al cinema molto poco (di recente in Carol, proprio per ottenere un'immagine meno dettagliata e più granulosa), ma la stragrande maggioranza delle fiction, anche nostrane, è stata girata in questo modo fino all'avvento del digitale. Il 16mm rimaneva la soluzione migliore per dare un sapore "cinematografico" all'immagine, il cui calo di qualità rispetto al 35mm non si avvertiva sui televisori CRT. Per la precisione, in epoca moderna si è usato molto il formato Super16, con rapporto d'immagine 1.66:1 o 1.85:1, dove il maggiore spazio per il fotogramma arriva dalla presenza di una singola perforazione laterale (in luogo delle usuali due) e dalla rinuncia alla pista audio. Col senno di poi, sarebbe corretto definire il 16mm, più che amatoriale, "professionale a costo inferiore", data la complessità di utilizzo e gestione che non lo ho mai reso a portata di chiunque.

"Super 8"
Nel film di Tarantino c'è almeno una sequenza rapida che simula una ripresa "rubata" o domestica. Qui si è fatto ricorso al Super 8, una rivoluzione della cinematografia casalinga e amatoriale (questa volta per davvero). Storicamente, la Kodak aveva già ideato il formato 8mm nel 1932, quello con la medaglia di bronzo nell'ideale podio che vede il 35mm insignito dell'oro e il 16mm dell'argento. Con immagine quadrata, molto pratico per dimensioni di bobine e cineprese, rimaneva tuttavia complesso da maneggiare per l'utente medio (non dimenticate: la pellicola non deve prender luce mentre viene caricata, non si può cancellare come un supporto magnetico o digitale!). Nel 1965 la Kodak presentò la sua rivoluzione, il Super 8: la pellicola 8mm era preconfezionata in caricatori già pronti di 15 metri (pari a circa 2' 40" a 24 fotogrammi al secondo): aprivi la tua cinepresa, infilavi il caricatore e riprendevi al volo compleanni, i primi passi di tuo figlio, la visita alle Cascate delle Marmore. Centinaia di migliaia di ricordi di tutto il mondo, anche dell'Italia, sono stati impressi in quei minuscoli fotogrammi, in quelle pizze che riposano forse anche nei vostri ripostigli.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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