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C'era una volta... a Hollywood: Sharon Tate

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Piccolo ritratto della giovane attrice che pochissimi hanno conosciuto, interpretata nella finzione da una solare Margot Robbie.

C'era una volta... a Hollywood: Sharon Tate

Terza protagonista a tutti gli effetti di C'era una volta... a Hollywood, è l'attrice Sharon Tate, interpretata da Margot Robbie. Purtroppo tutti noi che all'epoca non c'eravamo o eravamo troppo piccoli, la ricordiamo non per la sua carriera cinematografica, ancora agli inizi, ma per la sua tragica fine. 

Per chi volesse conoscerla meglio e ha dimestichezza con l'inglese, su youtube c'è un bellissimo documentario, "The Sharon Tate Murder Story", che racconta la storia con le testimonianze delle persone a lei più care, tra cui la sorella Debra Tate, Roman Polanski e i produttori Martin Ransohoff e Gene Gutowski e dove si vedono anche molti spezzoni dei suoi film.

Ma chi era, in realtà, Sharon Tate come persona e come attrice, al di là della sua evidente e straordinaria bellezza? Era una tipica figlia dell'esercito, abituata per il lavoro del padre a spostarsi continuamente. Nata a Dallas nel 1943, figlia del colonnello Paul James Tate, nei suoi primi sedici anni di vita si era trasferita già sei volte, trovando difficoltà a stringere amicizie per la sua timidezza e la precarietà delle sue permanenze. Forse per questo la famiglia (e l'idea di famiglia) per tutta la vita sarà il suo punto di di riferimento più solido. Nei primi anni Sessanta vive a Vicenza, dove frequenta la scuola americana e sull'annuario del liceo viene decretata "homecoming queen". La madre Doris inizia a iscriverla a concorsi di bellezza che puntualmente vince. 

Nonostante sia nata in una famiglia vecchio stampo, i suoi ne appoggiano le ambizioni. In Italia, Sharon ricopre un paio di particine da comparsa a Cinecittà. La prima in Le avventure di un giovane, film su Ernest Hemingway, durante le cui riprese ha un flirt con Richard Beymer che la incoraggia a perseguire la carriera di attrice e la seconda in Barabba con Anthony Quinn, dove Jack Palance le procura dei provini che non portano però a niente. Allora Sharon parte per Hollywood, dove la famiglia la raggiungerà in seguito.

Ha soltanto diciotto anni e dalla sua solo una sana bellezza acqua e sapone e un gran carico di entusiasmo e voglia di apprendere. Martin Ransohoff intuisce in lei una futura star e decide di fare un investimento su questa ragazzina, che nel 1973 mette sotto contratto per sette anni. L'inizio è pura gavetta e consiste in ruoli secondari in celebri serie tv, come Mister Ed, il mulo parlante, Organizzazione U.N.C.L.E. e The Beverly Hillbillies dove interpreta una segretaria, irriconoscibile sotto una parrucca scura. Ma a lei non dispiace partire dal basso, sa di aver molto da imparare e nel frattempo affina le sue doti comiche, visto che da sempre aspira a interpretare quello che definisce uno dei generi più difficili che ci sono al cinema.

Ed è con un genio della commedia, David Niven, che recita nel suo primo film, Eye of the Devil, ovvero Cerimonia per un delitto, che è però un horror. Sul set lega molto con tutti e il regista Jack L. Thompson, inizialmente scettico sulle sue qualità, si ricrede quando la vede recitare. A questo film segue nel 1967 un tipico beach movie del periodo, Piano, piano, non t'agitare (Don't make waves), dove ha il ruolo di una skydiver e bagnina proto Pamela Anderson, che salva Tony Curtis facendogli la respirazione artificiale. C'è anche Claudia Cardinale nel film di questo film spensierato, tra surf, balli e generose porzioni del suo corpo mostrate per la gioia degli spettatori: lei sta al gioco ma lo stereotipo è dietro l'angolo.

Dal 1963 Sharon ha trovato comunque stabilità nel lavoro e nella vita: è la compagna di Jay Sebring, il parrucchiere delle star, vive allo Chateau Marmont e si gode la vita allegra e festaiola del periodo, dove quella del cinema è una grande famiglia allargata, in compagnia dei suoi nuovi amici. Poi incontra Roman Polanski, che a Londra la dirige nel parodistico film di vampiri Per favore, non mordermi sul collo. È l'inizio di una grande e paparazzatissima storia d'amore tra l'emergente e splendida bionda e l'enfant prodige del cinema mondiale. Fata e folletto formano una coppia inseparabile. Nel film lui la vuole rossa e la rende più bella che mai: dalle loro scene insieme traspare l'autenticità del loro sentimento e il film, una commedia horror durante le cui riprese il perfezionista Polanski richiede da tutti ciak ripetuti fino allo sfinimento, è un successo. 

Nel 1967 esce anche La valle delle bambole, dal libro scandalo di Jacqueline Susann, quello di cui Margot Robbie in C'era una volta... a Hollywood vede il manifesto al cinema e fa notare alla cassiera di essere una delle protagoniste, per farsi invitare a vedere un altro film in cui appare, The Wrecking Crew (Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm l'assurdo titolo italiano) al fianco di Dean Martin. Mentre nel primo, un turgido e un po' ridicolo melodramma, ha il ruolo drammatico di Jennifer, che sfrutta la sua bellezza ma invece del successo trova l'umiliazione, il fallimento e la morte, nel secondo mostra le sue doti nella slapstick comedy, come vediamo anche nel film di Tarantino, che ne utilizza varie scene tra cui il combattimento coreografato da Bruce Lee.  Al suo fianco oltre a Martin c'è la tedesca Elke Sommer, che nel documentario citato ne parla come della "it girl" per eccellenza. Sharon Tate aveva quello che all'epoca si chiamava It, quel certo non so che non tutti possiedono, che la elevava sulla media e la rendeva unica. Sarebbe diventata una grande attrice? Purtroppo non è possibile dirlo.

Dal 1968 Sharon Tate è sposata con Roman Polanski, che nel frattempo ha realizzato uno dei suoi più grandi successi, Rosemary's Baby. I due vivono la dolce vita tra l'America e la Swinging London, dove risiedono a fasi alterne. Le loro carriere sono avviate e la loro vita di coppia non è sempre felice per i tradimenti di lui, ma Sharon è una che non molla ed è fedele all'uomo che si è scelta. Ed è immensamente felice quando scopre di essere incinta. A Londra nel 1969, lui sta preparando il suo nuovo film, Il giorno del delfino (che sarà poi diretto da Mike Nichols) mentre lei inizia a girare con Vittorio Gassman, diretta da Nicolas Gessner, il rocambolesco Una su tredici, adattamento di un romanzo russo che anche Mel Brooks porterà al cinema l'anno successivo con Il mistero delle dodici sedie. La parte italiana del film, dove appaiono Orson Welles, Vittorio De Sica e una giovanissima Ottavia Piccolo, è diretta da Luciano Lucignani e Sharon Tate appare cresciuta e sicura di sé. Il ventre già prominente viene coperto da sciarpe e oggetti, ma lei continua a interpretare anche le scene d'azione e si tuffa in piscina da dove esce con la maglietta bagnata, rassegnata ormai a questo genere di scene.

Torna in America incinta di 6 mesi e sceglie come dimora del suo nascituro la villa di Cielo Drive, nella pace del Benedict Canyon, a Bel Air, con vista mozzafiato su Los Angeles. Lì, il 20 luglio 1969, vede in tv l'allunaggio assieme a tutta la famiglia, lì le fanno compagnia gli amici mentre Roman Polanski la raggiungerà di lì a poco, prima della nascita del bambino e lì, il 9 agosto 1969, avranno assurdamente fine la vita e le aspirazioni di felicità di questa splendida ragazza dal grande cuore a cui nessuno voleva male. 

Quentin Tarantino e Margot Robbie hanno reso il giusto omaggio a una figura troppo spesso identificata con la sua tragica morte: nel film Sharon Tate è il simbolo della gioventù, della speranza e della vita che illumina col suo sorriso bambino di Alice curiosa il paese delle meraviglie che era Hollywood, prima che i cancelli del giardino fatato venissero chiusi per sempre.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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