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But above all, he was a man: un ricordo di Philip Seymour Hoffman

Ricordiamo l'attore americano scomparso attraverso una parziale selezione delle sue interpretazioni più significative.

But above all, he was a man: un ricordo di Philip Seymour Hoffman

Incontrammo Philip Seymour Hoffman una sola volta. È stato a Berlino, durante il festival del 2005, dove veniva presentato il film con cui l’attore avrebbe vinto, di lì a qualche settimana, il suo unico Oscar: Capote.
Era vestito in modo quasi trasandato, una camiciona a scacchi un po’ stropicciata addosso, serio e un po’ nervoso e scostante, con quell’atteggiamento che è facile intuire nasconde una grande timidezza. Rispondeva alle domande rosso in volto, spettinato, spesso abbassando lo sguardo. Ma non è stato mai una sola volta banale.

Philip Seymour Hoffman era un attore, non un divo.
Non era bello né voleva esserlo, non amava i tappeti rossi né le cerimonie, ma si prestava senza affettati snobismi. Viveva il suo lavoro con una passione che comunicava anche fuori dal set e lontano dallo schermo. Una passione di quelle che oggi sono sempre più rare.
Ogni sua interpretazione, persino quelle più marginali e meno impegnate, era in grado di lasciare un segno tangibile della sua partecipazione a un film, il suo importante contributo a un racconto: difficile è quindi sintetizzare ora una galleria necessariamente riduttiva dei suoi ruoli che consideriamo più significativi, e molte esclusioni sono forzate e dolorose.
Ma, come che sia, questo è il ricordo che abbiamo di lui:

 

Dustin Davis in Twister



Prima c’era stata la partecipazione nel Scent of a Woman con Al Pacino, certo; ma uno dei primi ricordi cinematografici che abbiamo di Philip Seymour Hoffman è quello che lo vedeva nel ruolo di un tecnico ultranerd parte della squadra di acchiappa-tornado protagonista del film di Jan De Bont. Non un ruolo da protagonista, ma da caratterista, capace però di rimanere impresso più di quanto avessero fatto Helen Hunt e Bill Paxton.
 

 

Scotty in Boogie Nights



E poi, praticamente subito, arriva Paul Thomas Anderson. Che già gli aveva dato una parte in Sydney e che nel film che ne segna l’esplosione come regista affida a Philip Seymour Hoffman il ruolo di un timido e nevrotico tecnico del suono che s’innamora, ovviamente non corrispsosto, del pornoattore Dirk Diggler interpretato da Mark Wahlberg.  Un'interpretazione capace di commuovere per la sua fragilità. (VIDEO)

 

 

Allen in Happiness



Quella stessa capacità di far sentire a disagio lo spettatore per la sincerità del suo dolore e della sua fragilita, Hoffman l’ha usata in modo differente ma altrettanto efficace nell’acidissimo Happiness di Todd Solondz, dove è Allen, il maniaco telefonico ossessionato dal sesso che finisce per squartare l’uomo che ha stuprato da donna di cui si è innamorato. Odioso, eppure così vicino allo spettatore. (VIDEO)

 

 

Lester Bangs in Quasi famosi



In un film che chi scrive ama molto meno di quello che l’opinione comune vorrebbe, Philip Seymour Hoffman rappresenta ancora una volta l’elemento capace di catturare lo sguardo e l’attenzione. Nella sua interpretazione di Lester Bangs, leggendario critico musicale degli anni Sessanta e Settanta, l'attore sfoga una carica di orgoglio e passione capace di farlo diventare un modello per tutti gli outcast, adolescenti e non, di questo mondo. (VIDEO)

 

 

Dean Trumbell in Ubriaco d'amore



Dopo Sydney, dopo Boogie Nights, e dopo quel Magnolia in cui interpreta il delicato ed empatico infermiere che si prende cura del morente Jason Robards, Hoffman collabora nuovamente con P.T. Anderson. Nell’obliquo e sottovalutato Ubriaco d’amore sceglie una nuova e diversa sfumatura tra quelle del carattere umano, interpretando in maniera indimenticabile un venditore di matersassi capace di toccare punte di furia incendiaria nel corso di una telefonata col protagonista Adam Sandler. (VIDEO)

 

 

Sandy Lyle in …e alla fine arriva Polly



Non si tratta della migliore interpretazione di Philip Seymour Hoffman, e sicuramente non è all’altezza di altre che in questa lista abbiamo escluso. Ma la parte dell’attore nel film con Ben Stiller, il mettere in gioco con ironia il suo corpo e il suo declinare sfumature d’umorismo lontane da quanto ci aveva abituato stanno a dimostrare la sua capacità d’interpretare virtualmente qualsiasi parte. (VIDEO)

 

 

Truman Capote in Truman Capote



Diciamo la verità. Sulla carta il sanguigno e corpulento Philip Seymour Hoffman, col suo vocione profondo e quella carica nervosa, non sembrava davvero un candidato ideale per interpretare le affettazioni di Truman Capote. Ma quando uno è un attore vero e di talento, è capace di entrare in qualsiasi personaggio, e di farlo senza snaturarsi e senza mimetismi, ma facendolo proprio e plasmandolo per gli scopi del film. (VIDEO)

 

 

Owen Davian in Mission: Impossible III



Con un Oscar sul groppone, e un background solidissimo nel miglior cinema indipendente di quegli anni, Philip Seymour Hoffman non se la tira per nulla. Al contrario: dopo aver vinto la statuetta spiazza, scegliendo d’interpretare il villain di turno nel terzo capitolo della serie cinematografica  di Mission: Impossible. E di farlo come solo lui sa fare: con enorme classe ed efficacia, risultando ancora una volta una delle vette del film.

 

 

Jon Savage ne La famiglia Savage



Il cinema indipendente non viene però affatto dimenticato da Hoffman, che non dimentica nemmeno il teatro né null’altro abbia a che fare con la recitazione. Eccolo allora protagonista con Laura Linney di una delicata e commovente storia di riconciliazione familiare, ancora una volta interprete di essere umano dolente e impacciato, in difficoltà con sé stesso, gli altri, e la vita. (TRAILER)

 

 

Andy in Onora il padre e la madre



Da una famiglia ad un'altra, visto che subito dopo Philip Seymour Hoffman è protagonista dell’ultimo, bellissimo e dolente film di Sydney Lumet, altra storia di rapporti fra fratelli, seppur declinata in maniera molto diversa da quella de La famiglia Savage. Ironia della sorte, o forse dettaglio di dolorosa autobiografia, l’Andy del film, oltre che un uomo in crisi, è anche diventato un eroinomane. Ed è destinato a pagare cari i suoi problemi e le sue debolezze. (VIDEO)

 

 

Caden Cotard in Synecdoche, New York



In quello che è stato il suo primo e finora unico film da regista, l’ambiziosissimo, sfaccettato e complesso Synecdoche, New York, Charlie Kaufman non avrebbe forse potuto scegliere un altro attore se non Hoffman per interpretare il ruolo del protagonista. L'attore diventa quindi il regista teatrale Caden Codard, un uomo che vede la sua vita venire assorbita e, letteralmente, svanire nell’allestimento e preparazione di un’opera che, in fondo, altro non è la vita stessa. (VIDEOINTERVISTA)

 

 

"Il Conte" in I Love Radio Rock



Cambia nuovamente fronte, Philip Seymour Hoffman, e con il deejay di I Love Radio Rock che si fa chiamare Il Conte tocca nuovamente il versante più spensierato e leggero del cinema e della sua filmografia. Rimanendo sempre capace, così come era stato per il ritratto di Bangs, di regalare al suo personaggio uno spessore umano che lo eleva più in alto di ogni altro elemento che lo circondi e forse più in alto delle ambizioni stesse del film. (VIDEO)

 

 

Jack in Jack Goes Boating



Philip Seymour Hoffman è stato un attore attivo e appassionato non solo al cinema ma anche in teatro, dove ha diretto diverse rappresentazioni. Sul grande schermo ha firmato un’unica regia, dirigendo sé stesso nel ruolo dell’ennesimo drop-out, un uomo timido e problematico ai limiti della sociopatia, che grazie all’aiuto di quella che appare una solida coppia di amici tenta di dare il via ad una relazione con una donna altrettanto problematica. (TRAILER)

 

 

Art Howe in L’arte di vincere



C’è voluto del tempo per decidere se inserire in questa lista l’agente della CIA interpretato da Hoffman ne La guerra di Charlie Wilson o questo incazzatissimo allenatore di baseball nella sua seconda collaborazione con Bennett Miller. Abbiamo scelto quest’ultimo, perché dimostra come con pochissime pose e pochissime parole, e con un’infinità di sfumature, Hoffman fosse capace di diventare un pilastro di un film anche quando era apparentemente marginale. (VIDEO)

 

 

Lancaster Dodd in The Master



Prima della sua sua disgraziata morte, Philip Seymour Hoffman ha girato anche altri film. Alcuni usciti, come Una fragile armonia, altri che arriveranno postumi come A Most Wanted Man e Hunger Games: il canto della rivolta. Ma il suo forzato testamento attoriale rimane e rimarrà The Master, ultima collaborazione con P.T. Anderson, dove nel ruolo del complesso e controverso Lancaster Dodd convoglia tutta la sua energia e la sua fragilità, la sua rabbia e la sua debolezza, tutta l’umanità di un grande attore e di un uomo che ci mancherà. "But above all, I am a man"(VIDEO)


 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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