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Buon compleanno, Jackie Chan!

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Compie 60 anni, vissuti a rotta di collo, un artista che ha fatto della sua professione uno sport estremo.


Con tutto quello che ha passato, sembra incredibile che Jackie Chan sia arrivato più o meno indenne a soffiare sulle candeline della torta per il suo sessantesimo compleanno. L'uomo che è entrato nel Guinness dei primati per il maggior numero di infortuni subiti nell'esercizio delle sue funzioni, per così dire, è una vera e propria leggenda. Interprete, coreografo, regista, cantante, ha all'attivo più di 100 film ed è anche un uomo buono e generoso, una vera e propria icona del pubblico giovanile di tutto il mondo, che l'ha visto anche trasformato in cartone animato.


 

Nato a Hong Kong il 7 aprile 1954, da una famiglia molto modesta, fin da piccolo la futura star è uno scavezzacollo: il padre gli insegna il kung-fu cercando di fargli entrare in testa soprattutto la disciplina delle arti marziali, ma è una causa persa. Il piccolo Chan kong-San (il nome significa semplicemente “Chan nato a Hong Kong) se ne serve soprattutto per accapigliarsi coi ricchi bulletti, figli di diplomatici stranieri, che lo tormentano quando torna a casa da scuola. Ha i suoi primi infortuni da piccolissimo e a scuola è un disastro: in prima elementare viene bocciato a causa della sua continua distrazione e degli atteggiamenti da buffone con cui resiste alla noia delle lezioni. Quando ha 7 anni il padre, esasperato, lo porta a Kowloon e lo consegna alla celebre – e famigerata – scuola dell'Opera di Pechino, un collegio in cui i giovanissimi pupilli vengono addestrati, con una disciplina molto rigida, alle arti marziali, all'acrobazia, alla danza, al canto e alla recitazione che costituiscono le basi del teatro tradizionale. Il maestro – in quegli anni il celebre Yu Jim Yuen – può punire il discepolo a suo piacimento, anche fino alla morte. Il piccolo e ribelle Chan riceve punizione su punizione, ma sa distinguersi per le sue capacità. Con il “fratellone” Sammo Hung e altri compagni entra a far parte delle “7 piccole fortune”, una compagnia teatrale itinerante di giovani attori che si esibisce nelle rappresentazioni tradizionali. Tutto questo e moltissimo altro Jackie lo racconta con passione e senso dell'umorismo nella sua bellissima autobiografia, che vi consigliamo se leggete l'inglese: I am Jackie Chan, pubblicata nel 1998.

 

 

Dalla fucina della scuola dell'opera di Pechino, la cui antica arte è ormai surclassata dai film di arti marziali che conquistano anche l'Occidente, gli Shaw Brothers e altri noti produttori di Hong Kong attingono per rimpolpare i ranghi degli attori, delle comparse, degli stuntmen e dei coreografi che rendono spettacolari le loro pellicole. Il debutto di Jackie al cinema avviene nel 1962, all'età di 8 anni, in Big and Little Wong Tin-Bar, ed è l'inizio di una brillante carriera. Nel 1972 è stuntman e controfigura del cattivo in Dalla Cina con furore, forse il film più famoso di Bruce Lee, e nel 1973 viene ucciso proprio da lui in quello che sarà l'ultimo film della mitica icona, I 3 dell'operazione Drago. Nel 1976 affianca gli amici Sammo Hung e Yuen Biao in Hand of Death, debutto alla regia di John Woo, e per un certo periodo di tempo viene considerato il legittimo erede di Bruce Lee. Ma quello che ancora non è chiaro è che l'attore, appassionato del cinema di Charlie Chaplin e Buster Keaton, è lontanissimo dal cinema violento e cruento che questi rappresentava. La peculiarità di Chan, che alla fine lo porterà alla fama, è quella di essere un buono, e di unire alla mimica comica da cinema muto e la sua estrema espressività all' inventiva nel creare sempre nuovi pericolosissimi stunt, da lui stesso coreografati e diretti, contaminando le arti marziali con la sua irresistibile clownerie, come dimostra ad esempio in Drunken Master, del 1978.

 

Negli anni Ottanta e Novanta le videocassette dei film con Jackie Chan, anche di quelli più apertamente comici, arrivano in Italia, creando un grande seguito di appassionati, anche se molti dei suoi lavori migliori restano inediti. Quando prova a sfondare per la prima volta in America, tra il 1980 e il 1983, Jackie è una star immensa in tutto l'Oriente e si è già rotto più volte parecchie ossa del corpo. Il suo primo film americano è Chi tocca il giallo muore, a cui seguono La corsa più pazza d'America e il suo sequel. Ma a Hollywood Jackie è sottoposto a costrizioni e limitazioni che ne annullano di fatto l'appeal. Non può eseguire né coreografare i suoi stunt spericolati e gli stuntmen americani non sono abituati alla velocità con cui li esegue e non riescono a stargli dietro. Inoltre, non conosce una parola di inglese, il che gli rende difficile comunicare. Deluso, torna in patria dove prosegue la sua inarrestabile carriera, firmando alcuni dei suoi film migliori come Project A -Operazione pirati e Police Story. Nel 1986, sul set yugoslavo di Armour of God, adventure omaggio ai Predatori dell'arca perduta, ha un pauroso incidente che gli è quasi fatale. Cadendo da un albero altissimo, batte la testa sulle rocce: la conseguenza è un buco nel cranio che lo costringe, da allora in poi, a evitare contatti diretti tra superfici dure e la sua testa.

 

 

La seconda avventura americana inizia nel 1996, con Terremoto nel Bronx. All'epoca Jackie venne a promuovere il film in Italia: col suo inglese estremamente creativo ma espressivo, l'artista parlò del suo amore per i classici del cinema, del suo impegno per i meno fortunati, dei suoi incidenti (visibili come bloopers alla fine dei suoi film) e della passione per il proprio lavoro: lo ricordiamo ancora come una delle persone più simpatiche, sincere e generose che ci sia capitato di conoscere facendo questo lavoro. Se grazie a titoli come la serie di Rush Hour, Pallottole cinesi e Lo smoking, Jackie diventa protagonista di insoliti buddy movies e si fa finalmente al grande pubblico americano e a quello del mondo occidentale in genere, è chiaro che le sue performance in quei film puntano più sulle sue capacità comiche e meno su quelle acrobatiche e sono in fondo una versione annacquata di quello per cui lo conosciamo, anche se resta intatta la sua incredibile velocità di esecuzione.

 

 

Ma l'età avanza e dunque a Cannes, nel 2012, in occasione della presentazione di Chinese Zodiac (secondo sequel di Armour of God), Jackie annuncia quello che molti fraintendono come il suo ritiro dall'action. In realtà, come si affretta a dichiarare, dovrà solo rinunciare agli stunt più estremi che il fisico ormai non gli consente, ma per nessun motivo abbandonerà i suoi fan.

E meno male, perché solo a vederle, le acrobazie di Chan, così come i capitomboli di Charlot, ci rendono felici e ci fanno dimenticare che l'apparente facilità e leggerezza con cui questi uomini sconfiggono la forza di gravità, sono in realtà frutto di una dura disciplina quotidiana. E se proprio vogliamo rivedere il nostro eroe al massimo della forma, basta andare su you tube, dove tutti gli amanti del genere hanno oggi la fortuna di poter trovare i suoi film migliori in versione integrale.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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