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Brooklyn, quando al cinema era terra di immigrazione

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Prima di essere il quartiere più trendy di New York è stato il più povero e multietnico.

Brooklyn, quando al cinema era terra di immigrazione

C'era un’epoca, neanche troppo remota, in cui Brooklyn non era il quartiere più alla moda di New York, ma il più povero e quello in cui gli immigrati, freschi di timbro a Ellis Island, si stabilivano. Tanto che gli italiani finivano per storpiarlo con Broccolino, mentre il nome stesso richiama la cittadina olandese di Breukelen; del resto New York inizialmente si chiamava New Amsterdam. Solo nel 1898 si unì, con un voto popolare, agli altri boroughs (quartieri) di Manhattan, Bronx e Queens, entrando a far parte della città di New York.

Il cinema in questa stagione segue la letteratura nel mettere il quartiere al centro di molte storie, come dimostra l’adattamento di Edward Norton da Lethem, Motherless Brooklyn. Ma andando indietro di qualche anno, vorremmo tornare su uno dei lavori più interessanti, capace di rappresentare vividamente cosa quel nome evocasse in tanti giovani irlandesi che volevano cercare una nuova vita di là dell’oceano. Guarda caso tratto da un romanzo, di Colm Toibin, uno dei maggiori scrittori contemporanei irlandesi, e sceneggiato da un altro grande scrittore come Nick Hornby, è un ritratto evocativo, ambientato negli anni ’50, del coraggio e dei timori di una giovane ragazza irlandese con ambizioni più grandi del suo paesino di campagna; una ragazza che prese una nave per Brooklyn, pronta a superare ripensamenti e la mancanza della famiglia e degli amici, per costruirsi un avvenire.

Propria dalla città portuale di Cork viene il regista del film, John Crowley, attivo anche in teatro e televisione, oltre che al cinema. Ma il vero valore aggiunto del film, oltre alla scrittura carica di pathos e ironia di Hornby, è la protagonista, Saoirse Ronan. Era il 2015, e Brooklyn è stato un film importante nel suo percorso di crescita, permettendogli di confermare il suo grande talento, le qualità non comuni che le consentono di sostenere con bravura il peso intero del film come protagonista assoluta. Un ruolo per il quale ha ottenuto la sua seconda nomination all’Oscar, dopo quella a soli 14 anni per Espiazione, e prima di quella per Lady Bird due anni fa.

Brooklyn è una storia di formazione alla vita, senza eroismi o scorciatoie, che racconta gli ostacoli che si frapponevano in quegli anni allo sbarco pionieristico a Ellis Island. Un melodramma sulla ricerca della felicità, e dell’amore, insieme a nuove radici, verso un quartiere allora periferia da cui si vedevano, poco più in là, i primi grattacieli avveniristici, costruiti proprio dai coraggiosi lavoratori di Brooklyn, spesso a costo della salute e non raramente della vita stessa. Una storia che riecheggia ancora chiara e forte nei nostri anni, con milioni di persone che superano muri e confini per il sogno di una vita migliore.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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