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Brad Pitt considera Troy il punto più basso della sua carriera: "Dopo mi sono detto, ora solo storie di qualità"

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Uscito nel 2004, il film di Wolfgang Petersen non è propriamente un esempio di accuratezza storica.

Brad Pitt considera Troy il punto più basso della sua carriera: "Dopo mi sono detto, ora solo storie di qualità"

Ah, quella cruciale importanza di sbagliare! Fare errori significa dare a se stessi la preziosa occasione di decidere consapevolmente di essere diversi, di prendere altre strade. A patto che si abbia una maturazione sufficiente per riconoscerli, quegli errori. Non sappiamo quante esperienze abbiano segnato la vita professionale di Brad Pitt (quella privata non ci deve riguardare), ma ora sappiamo che il film del 2004 Troy gli ha permesso di capire dove voleva veramente andare. In una intervista al New York Times, l'attore spiega che era contrattualmente obbligato a fare un film con Warner Bros e, essendo uscito da un progetto, il successivo disponibile per lui era questo. "Farlo non è stato doloroso, ma mi sono reso conto che il modo in cui la storia veniva raccontata non era come la volevo io" racconta Pitt, "e qui anche io ho fatto i miei errori".

"Cosa stavo cercando di raccontare con Troy? Non riuscivo a sottrarmi dal centro dell'inquadratura e questa cosa mi faceva impazzire". Pitt ricorda che lavorare con David Fincher l'aveva viziato un po', per l'alta qualità artistica di Seven e Fight Club. Per quanto "U Boot 96 sia uno dei migliori film mai fatti", diretto nel 1981 da Wolfgang Petersen, quest'ultimo girava Troy come se ogni scena gridasse "ecco l'eroe!", senza alcun mistero, e così "Troy stava diventando una cosa piuttosto commerciale". L'attore continua dicendo che "a quel punto ho deciso che avrei investito il mio lavoro solo in storie di qualità e ho preso una strada che mi ha portato verso un diverso decennio di film". L'investimento di Brad Pitt è avvenuto successivamente anche in termini produttivi, culminati nell'Oscar per 12 anni schiavo. A proposito di Oscar, ci sono buone probabilità che a gennaio venga non soltanto candidato tra i migliori interpreti non protagonisti grazie a C'era una volta... a Hollywood, ma che riesca proprio a portarsi a casa la statuetta come attore, da affiancare a quella di produttore.



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