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Boxtrolls in Blu-ray: parlano i registi Tony Stacchi e Graham Annable

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Esce in Blu-ray e dvd il bizzarro e divertente film in stop-motion, ce ne parlano gli autori

Boxtrolls in Blu-ray: parlano i registi Tony Stacchi e Graham Annable

Boxtrolls - Le scatole magiche, film d'animazione in stop-motion della Laika, sta per uscire in Blu-ray e dvd (dal 28 gennaio). Vogliamo celebrare l'occasione pubblicando un'intervista ai suoi due registi, Tony Stacchi e Graham Annable, che ci parlano di cosa abbia significato per loro l'esperienza su Boxtrolls.

Un film come Boxtrolls richiede moltissimo lavoro. Come ci si sente quando si finisce?
Graham Annable: Non avrei pensato di trovarmi qui a parlarne. Ci sono stati giorni in cui non credevo che saremmo sopravvissuti fino ad oggi (ride)…

Come vi dividete il lavoro? È stata dura?
GA: Sì, incredibilmente. Diciotto mesi di riprese senza sosta, è come girare un intero film al rallentatore.
Anthony Stacchi: Non puoi girare diverse scene come in un film live action. Non puoi farle e rifarle. Con l’animazione tradizionale si costruisce molto lentamente.
GA: Puoi controllare attentamente il risultato.
AS: Qui, fai una prova e poi giri. È come se fosse sempre la prima di uno spettacolo, senza aver mai provato.

Quindi cosa vi ha motivato?
GA: Il risultato finale. Quella della stop motion è una delle tecniche più antiche nella cinematografia. E siamo a un punto in cui la Computer Generated Imagery (CGI) non può andare oltre quello che già fa. Ormai si fanno film il più sfarzosi ed eclatanti possibile… Da questa tecnica tradizionale ci viene l’oportunità di fare un film che sia diverso da quello che si vede in giro. Che uno sia cosciente o meno del processo che vi è dietro, capisce subito che si tratta di qualcosa di differente. Ha un proprio stile distintivo.

In ogni caso, si tratta del più grande film in stop motion mai fatto, giusto?
Sì, lo abbiamo capito subito, da quando abbiamo letto il romanzo originale di Alan Snow, "Here Be Monsters!" (2005). Ho lavorato in passato ad altri film in stop motion e quello che li caratterizza è che magari ti fanno sentire intrappolato sullo stesso set per 90 minuti. In genere i film di questo tipo sono piccole produzioni, non tendono a dare un senso di maestosità. Ma leggendo il libro di Alan Snow avevo subito capito che Boxtrolls sarebbe potuto essere una grande commedia d’avventura, con inseguimenti sui tetti, una grande città, la folla e questo trapano gigante in giro. Era “un’avventura epica in miniatura” e mi piaceva l’idea. Laika aveva integrato le tecniche dello stop motion con la Computer Grafica (CGI) e sembrava potessero esaudire ogni nostra aspettativa… In ogni caso la città sullo sfondo, la nebbia, le nuvole, la luna erano estensioni del set realizzate al computer. Solo che è lo stop motion a stabilire lo stile ed il look del film, per cui la CGI deve seguirlo e adattarsi.

Sembra come girare un film in live action, no?
Esatto, la stop motion corrisponde alla parte in live action. Molti film in stop motion hanno effetti speciali molto semplici. Per esempio Fantastic Mr. Fox (2009) rimane comunque un film eccezionale, ma sembra ti vogliano ricordare in ogni momento che ti trovi su un set con dei pupazzetti. Il che funzionava per quella storia, ma non avrebbe funzionato nella nostra: volevamo i migliori effetti che si potessero avere dalla Industrial Light and Magic (ILM). La polvere è sporca. Il fumo è fuligginoso. Il fuoco può bruciare. La pioggia è fredda. Potevano farla in qualunque modo volessimo, ma noi volevamo dare un senso viscerale e realistico del rischio.

Come avete ideato il linguaggio dei Boxtrolls?
GA: All’inizio era molto più sofisticato. Avevamo infatti predetto che alla fine avremmo avuto dei dizionari di lingua Boxtroll (ride)! Ma questo tentare di essere troppo precisi e sofisticati non funzionava, per qualche motivo. Una delle ragioni per cui ho accettato questo progetto all’inizio era che amavo l’idea di queste creature semplicissime con cui si potesse empatizzare. Alla fine abbiamo semplificato il loro linguaggio.
AS: Con l’aiuto di due doppiatori eccezionali, Dee Baker e Steve Blum.
GA: Ci hanno aiutato a capire dove dovevamo dirigerci: si trattava di rendere l’emotività attraverso i suoni. Anche senza far sentire al pubblico delle parole specifiche, si riusciva comunque a rendere il senso e l’emozione di quello che si voleva trasmettere.

Nei credits finali viene mostrata l’immagine di uno degli animatori, Travis Knight (CEO della Laika e produttore del film) mentre porta in vita alcuni pupazzi della stop motion. È incredibile.
AS: Ci sono sequenze del genere per ogni film della Laika. Ci piace inserire questi dettagli, che si tratti di un pezzo di Coraline (2009) tagliato dal film – i ratti di carta che escono dal muro – o di ParaNorman (2012), come quello in cui realizzano lo stesso Norman e poi lui si alza e se ne va. È come sbiriciare da dietro una porta per vedere come stanno lavorando gli animatori.  

Come vi siete trovati a lavorare insieme?
GA: Il motivo per cui il nostro duo ha funzionato è che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Sono stato uno storyboard artist per Coraline (2009) e ParaNorman (2012) ed avevo iniziato a lavorare allo storyboard di The Boxtrolls. Poi ho avuto l’opportunità di girare una sequenza quando ancora Athony non aveva definito tutto il film. Mi avevano assegnato la sequenza di Scarpa e Pesce, due Boxtroll che trovano un neonato nell’immondizia. Non c’erano dialoghi, solo interazione attraverso gesti e suoni.
AS: A quel tempo lavoravamo in due edifici diversi. Non lo conosocevo neanche. Un mio amico che lavorava con Graham mi disse “C’è questo che fa un fumetto chamato Grickle…” cercai Grickle su Google e trovai questo corti senza dialoghi. A quel punto già sapevo, o perlomeno speravo, che i Boxtroll non avrebbero parlato. Mi ricordo che entrai nel suo ufficio dicendo “Dov’è il tizio di Grickle? Devi aiutarmi!”
GA: Per me, è stato uno dei compiti più divertenti di sempre. Mi ha fatto impazzire lavorarci ma alla fine è il risultato che ha fatto dire ad Anthony e Travis “Ok, è questo il film che vogliamo fare”


 

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