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Black Widow: la recensione di Sara Salis, cosplayer italiana di Vedova Nera, che dà l'addio a Natasha Romanoff

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Leggiamo insieme come è stato vissuto da una vera fan il tanto atteso Black Widow, canto del cigno del personaggio Marvel interpretato da Scarlett Johansson.

Black Widow: la recensione di Sara Salis, cosplayer italiana di Vedova Nera, che dà l'addio a Natasha Romanoff

In un decennio i Marvel Studios ha dato nuova linfa e lustro al genere cinematografico dei supereroi, creando spettacolo, intrattenimento ed emozioni culminate nel trionfo di Avengers: Endgame. Sono trascorsi tre anni da allora, con Spider-Man: Far From Home che chiudeva pochi mesi più tardi la cosidetta Fase 3. Oggi, mentre i designer di storylines sperimentano con successo nuovi orizzonti narrativi con le serie di Disney+, Black Widow arriva al cinema e apre la Fase 4. Con un anno di ritardo, per le cause di forza maggiore che ben conosciamo. Il film è il canto del cigno di Vedova Nera, un'avventura chiesta a gran voce dai fan perché Scarlett Johansson potesse dare l'addio al suo amato personaggio, cresciuto insieme a lei nel Marvel Cinematic Universe.

Partendo dalle vignette, la Marvel ha creato universi fantastico per lo schermo usando un'arma infallibile: la passione. Ci sono businessman dietro le decisioni della società, certamente, ma soprattutto tra le file dei suoi dipendenti e consulenti ci sono orde di persone che sono cresciute con quei personaggi e oggi si trovano a dare il loro prezioso contributo, che si tratti di scrittori, scenografi, tecnici o attori. Fin dal primo Iron Man, ogni uscita in sala ha rappresentato un appuntamento diventato poco per volta imprescindibile per i fan e per i nuovi appassionati del genere. Da semplici uscite su un listino cinematografico, i film Marvel sono diventati attesissimi eventi da vivere collettivamente nel buio della sala e ormai appartengono molto di più devoti spettatori che alla Disney. Secondo noi è giusto, dunque, che anche i veri fan possano far sentire la propria voce in un vero articolo anziché sul post di un qualunque social. Quella che segue è la personale recensione di Black Widow che abbiamo chiesto a Sara Salis, cosplayer italiana di Vedova Nera. Sara (su Instagram è @_sara_s) è una profonda conoscitrice dell'universo Marvel, non solo cinematografico, una passione che la porta in giro in tutta Italia nel costume di Black Widow, di cui ha messo appunto tutte le diverse versioni che vediamo nei vari film del MCU.

Black Widow: la recensione di Sara Salis, cosplayer italiana di Vedova Nera

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Ho aspettato ben due lunghissimi anni, anche se in realtà forse ho aspettato 10 anni, che uscisse questo film …

Natasha è da sempre la mia supereroina preferita, fonte di ispirazione per i miei Cosplay e non solo, una ragazza forte e decisa, determinata, riservata ma con un grande cuore segnata da un passato che le ha impedito di scegliere per se stessa ma che è stata in grado alla fine a ribaltare, riprendendosi la libertà e diventando un Avenger.

Tanti i film dei colleghi maschi, ma mai quello della prima donna del sestetto originale quando finalmente eccolo, per di più AL CINEMA. Sì, perché causa covid si rischiava di doverlo vedere in tv senza la magia che solo il grande schermo sa regalare, quindi direi attesa più che ripagata .

Non avevo alcuna aspettativa, ne alcuna idea del tipo di storia che avrebbe raccontato, ma ero certa che qualsiasi fosse stata, mi sarei emozionata, perché l’avrei rivista ancora per l’ultima volta e questo mi bastava.

Già dal primo trailer sono rimasta più che stupita nello scoprire di una possibile "famiglia", addirittura una sorella… quindi esisteva un piccola Nat che aveva avuto un passato fuori dalla stanza rossa ed ero curiosissima di conoscere la loro storia.

Capiti alcuni punti ho evitato tutto il resto per non rovinarmi la sorpresa con teorie, supposizioni o viaggi di fantasia. Ho voluto semplicemente aspettare di essere seduta al cinema e godermi lo spettacolo.

Al logo iniziale che caratterizza tutti i film Marvel ecco già le prime lacrime, ero davvero emozionantissima. Poi poi eccola lì, labbra carnose, capelli rossi e punte blu (una vera ribelle quindi era per forza Lei), una piccola Nat che gioca spensierata al parco con la sorellina (continuavo a piangere, sia chiaro). Il film era finalmente iniziato e sapevo che quello sarebbe stato l'ultimo inizio, l'ultima storia, l’ultima volta che avrei rivisto la mia Nat... ne sentivo già la mancanza e la sento anche ora mentre scrivo e le lacrime non mancano.

Eccola la sua famiglia come rivela il trailer, una sorellina, una mamma e un papà, ma nemmeno il tempo di finire una cena che tutto il castello crolla ed è solo una copertura, sono spie sovietiche e quella famiglia è solo finzione. Anche se i loro occhi parlano di affetto e il loro chiamare mamma, papà e figlie suona tanto di reale .

Un legame speciale tra la piccola Nat e la sorellina che si mostra subito non appena la piccola Yelena viene presa, l’istinto protettivo della sorella maggiore la porta a reagire impugnando un'arma e questo ci fa capire che la piccola Nat è già stata addestrata ed è già caratterizzata dal suo forte temperamento combattivo che porterà avanti per tutta la vita (la scelta dell’attrice che la interpreta da bambina è assolutamente azzeccatissima se poi la accostiamo alla sua mamma, Milla Jovovich, capiamo sicuramente meglio la forza da dove proviene!).

Passano gli anni e qui sappiamo come è andata, Nat è scappata dalla stanza rossa e Clint in missione per il governo invece di ucciderla, la aiuta ad entrare nello Shield e diventare un Avenger.

Il film si colloca dopo i fatti di Civil War. Nat ha lasciato andare Steve e Bucky e quindi ora è in fuga perché ricercata per aver violato i patti che in precedenza aveva firmato, ma inaspettatamente arriva un messaggio che la conduce da quella sorellina ormai cresciuta proprio nella tanto nominata Budapest.

Uno dei punti fondamentali del film è il ritrovamento della famiglia, disfunzionale come tante, ma la loro seppur nata per finzione in un periodo dove la Russia mandava i propri agenti sotto copertura negli Stati Uniti, mostra per alcuni tratti una parvenza di realtà, soprattutto per la piccola ormai grande Yelena. Per la prima volta Natasha sorride spesso, è a proprio agio, parla liberamente come farebbe qualsiasi figlia o sorella. Per qualche istante del film si respira aria di casa. Una parola decisamente nuova da accostare a Black Widow.

Vengono finalmente sciolti tanti interrogativi, il primo di tutti BUDAPEST (o Budapeshhhttt come precisa Nat). Ci siamo chiesti per anni che diavolo fosse successo e ora sappiamo qual e l'unica missione che la nostra vedova vuole concludere per se stessa, distruggere una volta per tutte la RED ROOM.
Distruggere quell’orribile posto che ha levato la libertà a tante giovani come lei, strappandole alle loro famiglie, rendendole delle macchine addestrate ad uccidere ad uso e consumo di un pazzo.
Natasha agisce come le hanno insegnato i suoi "genitori", con determinazione, dritta all’obbiettivo ricordando che il dolore rende più forti, ma senza perdere mai il cuore come le ha insegnato la madre.

Ho amato tantissimo la scena in cui Nat propone a Yelena di distruggere una volta per tutte la stanza rossa. C’è tanta complicità e tanta ammirazione da parte della sorella minore, benché sbeffeggi le pose dell’eroina, si legge fierezza e tanta nostalgia per una sorella che non è riuscita a vivere come avrebbe voluto.

Vediamo finalmente le Vedove in azione contro le Ex colleghe, un'esercito di killer esperte della quale avevamo sentito parlare nei vari flashback dei film precedenti, un film pieno di girl power ma mai esagerato.
È tempo di combattere dunque e i combattimenti sono caratterizzati da azioni degne dei film che l’hanno preceduta, scene al limite del possibile che per la prima volta vedono una protagonista donna credibilissima degna dei suoi colleghi. Colpi di scena ben studiati e mai scontati, una Natasha combattiva, ma a tratti malinconica, riflessiva e meno fredda di come siamo abituati a vedere, preoccupata di combattere delle ragazze che sa bene non essere colpevoli delle loro azioni, ma pronta a tutto per raggiungere il suo obbiettivo.

Lo so finora ho nominato solo la mia adorata Nat. Sappiamo che sono presenti diversi personaggi i quali, anche se di contorno ma non troppo. Danno il loro prezioso contributo Melina (la mamma, anche lei una Vedova Nera della generazione precedente) dolce a modo suo che insegna a Nat quanto la determinazione sia importante, Alexei (papà e soldato potenziato sovietico conosciuto come Red Guardian o come si definisce lui, la risposta sovietica al nostro amato Captain America, che lui dichiara di aver incontrato in uno scontro nell’85. Sarà forse una variante di Cap che gironzolava per il mondo mentre il nostro dormiva nel ghiaccio o solo spacconeria?) che personalmente ho adorato tantissimo.
Lui rappresenta la forza, i muscoli e la semplicità di un cuore buono, che per quanto affermi che quella famiglia fosse finzione fino all’ultimo, dimostra a suo modo quanto invece tenesse a quelle bimbe e tenga ora alle donne che sono diventate.
Il tanto odiato Dreykov, l'uomo che ha strappato Natasha alla sua famiglia privandola di una vita, l'uomo da distruggere.
Ed infine Taskmaster, il misterioso androide super addestrato (da cui sono stati realizzati Cosplay fighissimi) che al momento del face reveal ha lasciato tutti di stucco (o forse no) rivelandosi la famosa nota rossa sul registro emotivo di Natasha.

La vera protagonista di questo film, oltre che Natasha è la piccola e fortissima Yelena, caratterizzata da eccellenti doti combattive alternate ad emotività tipiche di una giovane donna. Il suo legame con la famiglia è tangibile, lei ci tiene davvero, per lei quella era la sua famiglia e non accetta che si dica il contrario. Nonostante la distanza dagli altri membri, lei è fortemente legata a loro.
La pellicola lascia molto spazio alla giovane killer, degna erede della sorella maggiore che prenderà il posto di futura Vedova Nera.

È un film che fa parte della fase 4 ma che al contempo chiude definitivamente la fase 3, salutando un personaggio chiave dei 10 anni vissuti in Marvel. Un film che lega passato e futuro di quello che sarà lo sviluppo per le nuove storie che vedranno protagonisti i "nuovi Avengers".

Ultima scena ma non meno importante sulla scala emotiva, la scena finale del film.
Natasha ha ormai raggiunto il suo obbiettivo, ha rivisto la sua famiglia, sua sorella le ha addirittura regalato il suo gilet, che lei sfoggia fiera e che rivedremo indossato poi in Infinity War (uno dei miei outfit preferito quando faccio Cosplay) ed ha finalmente distrutto la RED ROOM e liberato le Vedove.
Ora è sorridente e soddisfatta e può tornare dalla sua altra famiglia.
Sfoggia il caschetto biondo, si volta e va verso il jet che la porterà da Steve... In quel momento la mente ci collega alle prime scene di Avengers: Infinity War, ma l’attimo dopo la tristezza prende il sopravvento, guardandola allontanarsi passo dopo passo, capendo che quella sarà l’ultima scena per sempre .

Degna di nota la scena post credit dove, manco a dirlo, ho pianto a dirotto.
Eccola lì, la lapide di Nat, figlia, sorella e Avenger. Yelena la saluta ancora una volta con un gioco che facevano da piccole. Ora è proprio finita, Nat non c’è più.

La scena infine, vede arrivare ora la Contessa Valentina, da come parlano le due donne si capisce che oltre la conoscenza le due hanno un legame di lavoro.
Valentina propone la nuova missione a Yelena mostrandole l’uomo responsabile della morte della sorella , Clint Barton quindi va eliminato!
Yelena tornerà, ed è molto probabile che la vedremo nella serie con Occhio di Falco protagonista, quindi, la storia continua...
Ciao Nat, grazie per questi meravigliosi anni."

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