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Black or White: un film per imparare a scoprire chi siamo e non come siamo

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Diretto da Mike Binder e coprodotto da Kevin Costner, protagonista insieme a Octavia Spencer, racconta la storia della lotta per la custodia di un bambino nato da un'unione interrazziale, nata da un'esperienza simile nella famiglia del regista.

Black or White: un film per imparare a scoprire chi siamo e non come siamo

Nel 2015 esce in Italia Black or White, il film in cui Mike Binder, 10 anni dopo Litigi d'amore, torna a dirigere Kevin Costner, a cui affianca un altro premio Oscar, Octavia Spencer. Da sempre attento alle dinamiche dei rapporti interpersonali, il regista di Detroit parte stavolta da uno spunto personale, per raccontare una storia che alcuni hanno definito come un Kramer contro Kramer interrazziale, ovvero la battaglia per la custodia di una bambina rimasta orfana dei genitori tra il ricco nonno materno, vedovo e bianco, con problemi di alcolismo, e la battagliera nonna paterna di colore.

L'idea del film: parla Mike Binder

Se il film suona sincero c'è un motivo molto preciso: la storia nasce da qualcosa di personale e vicino al regista Mike Binder, che ha raccontato la sua esperienza, per fortuna positiva, quando è accaduto un fatto del genere alla famiglia della moglie. Si è però giustamente domandato, nell'occasione, cosa sarebbe successo se i rapporti tra le rispettive famiglie non fossero stati altrettanto buoni:

Quando io e mia moglie ci siamo sposati, sua sorella era morta a 32 anni e aveva un bambino piccolo nato da un'unione interrazziale. Il padre era in carcere con l'ergastolo ma c'erano la nonna da parte materna, le zie e alcuni cugini, quindi la famiglia di mia moglie e quella del padre si sono unite e in un certo senso hanno cresciuto insieme il bambino, che viveva con noi a Santa Monica e aveva una estesa famiglia paterna a South Central, ed è stato un bambino che ha avuto il meglio da entrambi i mondi. Mio nipote ora mi dice: quando mi chiedono se sono bianco e nero rispondo che sono solo Sean!.

Binder ha trasformato il nipote in una bambina nel film, e prima di iniziare a scriverlo e dirigerlo ha avuto molti dubbi sul fatto che affrontare il tema della differenza razziale nella lotta per la custodia di un bambino potesse essere ostacolato dagli Studios hollywoodiani e inviso al pubblico. Kevin Costner è arrivato in suo aiuto aiutandolo a finanziare il film e diventandone lo sponsor principale.

Kevin Costner paragona Black or White ad altre sue opere molto amate

Questo film me ne ricorda altri che ho fatto, come Balla coi lupi, in cui ho dovuto metterci i soldi di tasca mia, o film ritenuti piccoli come L'uomo dei sogni e Bull Durham, che poi sono diventati importanti. E quando ho visto Black or White mi ha ricordato le cose che ho amato di quei film. Certo è un film diverso, che parla delle difficoltà che abbiamo oggi e le affronta in un modo molto diretto e sincero che è sia divertente che commovente. Si piange molto e si ride altrettanto: è questo che succede con Black or White.

Octavia Spencer si è appassionata moltissimo al progetto

Quando ho letto la sceneggiatura ho capito subito che volevo fare il film perché Mike ha un modo di raccontare storie che sono reali in un modo che ti trasmette una lezione senza che tu te ne renda conto. Ti diverti ma al tempo stesso ti fa riflettere e considerare la tua vita. Ci tenevo moltissimo a far parte di un film che fa parlare la gente di queste cose perché sono argomenti molto importanti e lui ha un modo davvero unico di affrontarli. È un film che è anche uno studio di personaggi e dell'interazione umana. Mike Binder è un regista davvero sorprendente per come riesce a lavorare con questi temi e con gli attori. Sul set, anche quando non ero coinvolta nella scena, non riuscivo a fare in meno di appassionarmi a quello che vedevo. 

Anthony Mackie insegna a non fidarsi dei bambini che non condividono il Lego

Anthony Mackie, che nel film interpreta il figlio e lo spregiudicato avvocato di Rowena, il personaggio di Octavia Spencer, che non esita a giocare la carta del razzismo per ottenere la custodia della bambina, dice che il film ha una lezione importante da trasmettere:

Ho due figli maschi e sto bene attento che crescano con l'orgoglio di essere di colore ma che imparino anche a giudicare una persona per quello che è veramente e non per il suo aspetto. Voglio che la gente guardi i miei figli e veda due uomini di colore, ma voglio anche che ci parlino e si rendano conto di chi sono prima di giudicare. Perciò dico sempre ai miei figli quando vanno a scuola: giocate coi bambini che condividono il Lego. Quelli sono i buoni. Quelli che non lo fanno sono i cattivi.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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