News Cinema

Berlino: James Marsh centra il bersaglio, Ursula Meier no. E le bestie stanno a guardare.

Il Festival di Berlino, in queste ultime ore, ci ha regalato due conferme. La prima riguarda il talento di James Marsh, la seconda il livello medio di un concorso che, storicamente, non decolla quasi mai.


Il Festival di Berlino, in queste ultime ore, ci ha regalato due conferme.
La prima riguarda il talento di James Marsh, la seconda il livello medio di un concorso che, ormai quasi storicamente, non decolla quasi mai.

Marsh
, che è l’autore di quei bellissimi documentari intitolati Man on Wire e Project Nim, torna alla regia di un’opera di finzione con Shadow Dancer, presentato a Berlino fuori concorso.
Si tratta della storia, ambienata nei primi anni Novanta, di Collette,  ragazza madre di Belfast che, come i suoi fratelli, è strettamente legata all’IRA. Dopo essere stata arrestata a Londra per un tentato attentato alla metropolitana, che lei stessa non ha voluto portare a termine, Collette viene costretta a diventare una talpa al servizio di Mac, agente dell’MI5. Ma una volta tornata a casa, Collette viene subito sospettata di fare il doppiogioco e vede la sua vita in pericolo: toccherà a Mac cercare di salvarla e di capire come la sua copertura sia saltata tanto facilmente.
Essenziale fino al midollo, secco, teso e avvincente, Shadow Dancer è un film che dimostra come bastino pochissimi ingredienti ad un regista capace per allestire un prodotto di notevole spessore.
Marsh
lavora costantemente in sottrazione, esteticamente e narrativamente per raccontare con attenta efficacia la grande tensione intima e collettiva dei suoi protagonisti.
Lontano da ogni tentazione più bassamente politica, Shadow Dancer mostra le due parti in causa di una guerra fatta di morti e di nervi, dove il logoramente progressivo ha spinto a lotte e divisioni intestine che finiscono solo col favorire un’escalation distruttiva.
Colette, in particolare, è letteralmente figlia di una spirale di violenza, prigioniera di una famiglia cancerosa, dalla quale non trova la forza di uscire, se non attraverso un doloroso (e inconsapevole) sacrificio e un ultimo vendicativo atto di violenza.
Voto: 4. Appassionante.

Anche Ursula Meier, che torna alla regia dopo i successi di Home, tenta la carta dell’essenzialità, seppure declinata con modalità molto diverse da quelle di Marsh.
Il suo L'enfant d'en haut, in competizione racconta di un 12enne che vive solo con la sorella molto più grande di lui inetta e inaffidabile, e che mantiene questo bizzarro nucleo familiare vendendo ad amici e sconosciuti le attrezzature da sci che ruba sistematicamente nella stazione sciistica che raggiunge comodamente da casa con una teleferica. 
Da questa premessa, la Meier non si muove di molto, limitandosi a mettere in scena con ciclica regolarità la quotidianità ripetitiva dei suoi protagonisti e cercando di smuovere le acque attraverso una rivelazione sulla reale natura del rapporto tra i due fratelli che dovrebbe suonare come un colpo di scena ma che giunge prevedibile e dichiarato.
Fin dal titolo si capisce come la regista guardi ai fratelli Dardenne, ma non trova né la ruvidezza né lo spessore emotivo che i belgi, perlomeno nei loro migliori lavori, sono stati capaci d’imbroccare.
E allora L'enfant d'en haut si snoda senza emozionare, in assenza di una struttura narrativa che faccia crescere i personaggi e i rapporti e, con loro, la passione dello spettatore. Inutili, in questo contesto, persino gli encomiabili sforzi dei due protagonisti: Léa Seydoux e il Kacey Mottet Klein già visto proprio in Home.
Voto: 2

Paradossalmente, ma non troppo, ecco allora che è un film apparentemente freddo, intellettuale e quasi sperimentale come Bestiaire a emozionare più dei drammi programmatici della Meier.
Il regista Denis Côté ha piazzato i suoi obiettivi, fissi, di fronte alle gabbie e agli spazi aperti popolati dagli animali di uno zoo safari del Quebec, e lo stesso ha fatto con il “backstage” di questo zoo e con lo studio di un tassidermista.
Si assiste quindi, per 72 minuti, a quadri in movimento che ragionano implicitamente sull’osservazione in modo che trascende lo specifico del mondo animale: il film si apre mostrando degli studenti d’arte che disegnano un animale, e procede con gli animali che vivono di fronte alla camera fissa, spesso osservando noi che li osserviamo o coloro che nel film li osservano, in un cortocircuito di sguardi che arriva prima ad ipnotizzare, poi ad emozionare.
Di certo non il film da vedere a casa la domenica pomeriggio per rilassarsi e distrarsi, ma comunque un’operazione concettualmente interessante, intelligente e formalmente raffinata.
Voto: 3 e ½



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming