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Berlinale 2013: Ultimi fuochi (fatui) del concorso, nel segno di Hong Sang-soo e Catherine Deneuve

Il concorso dell’edizione 2013 del Festival di Berlino si chiude con due film purtroppo in linea con un livello medio davvero medio(cre).

Berlinale 2013: Ultimi fuochi (fatui) del concorso, nel segno di Hong Sang-soo e Catherine Deneuve

Ultimi fuochi, a dire il vero piuttosto fatui, per il concorso dell’edizione 2013 del Festival di Berlino, che si chiude con due film purtroppo in linea con un livello medio davvero medio(cre).

Nobody’s Daughter Haewon, la più recente fatica di Hong Sang-Soo, conferma purtroppo la deriva stagnante di un regista che fatica a trovare qualcosa di nuovo da dire e che si trincera all’interno di uno stile.
Il coreano a questo giro prova a fare una finta: ribalta il punto di vista della narrazione slittando dal maschile al femminile, come già aveva fatto nel precedente In Another Country con Isabelle Huppert. Ma noi non ci caschiamo, perché ancora una volta Nobody’s Daughter Haewon è una commedia romantica agrodolce e leziosa, con le consuete schermaglie tra gli amanti o aspiranti tali, con il solito regista beone che anela alle grazie di una giovane fanciulla, con una forma oramai codificata e reiterata ai limiti della maniera. E allora la storia d’amore clandestina tra una giovane studentessa e attrice e un noto e più anziano regista che gli fa da professore, e gli struggimenti dei due, che si alternano alla stanchezza per la fatica di non poter vivere l’amore liberamente, risultano piuttosto scontati e mai realmente coinvolgenti.

Un po’ più complesso è il discorso relativo a Elle s’en va, film diretto dalla regista e attrice francese Emmanuelle Bercot che vede protagonista assoluta una Catherine Deneuve che fa smaccatamente Catherine Deneuve.
Il ruolo della celebre attrice francese è quello di una donna che, alla notizia che il suo amante, sposato con un’altra, l’ha mollata per una ventenne, molla il suo ristorante nel bel mezzo del lavoro e parte per un giro in auto. Dapprima vaga, poi va alla disperata ricerca di un tabaccaio, passerà la notte fuori con un giovane sconosciuto e finirà a fare da babysitter temporanea al nipote che quasi non conosce, figlio di una figlia con cui ha un difficile rapporto.
L’epilogo romantico e pacificatore è dietro l’angolo, ma non sveliamo nulla per non incorrere nelle ire degli ossessionati dagli spoiler. E però sta tutto in un finale alla Mulino Bianco il senso di un film che spreca progressivamente un inizio piuttosto interessante: da un lato facendo sì che l’icona Deneuve (rievocata anche nella sua giovinezza tramite un’artificio di sceneggiatura) diventi fin troppo ingombrante, dall’altro smussando ogni spigolo nel nome di una conciliazione romantica scontata e conciliatoria.
“La vita va avanti”, è il motto del film, ripetuto in un finale che, per la protagonista, è un nuovo inizio. Ma il cinema, Elle s’en va, non lo fa andare avanti di molto.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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