Benvenuti a Suburbicon, la città perfetta che nasconde le contraddizioni del sogno americano

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Benvenuti a Suburbicon, la città perfetta che nasconde le contraddizioni del sogno americano

Case geometriche e vite affettate, ritagliate su misura come siepi e giardini da esibire. Ai vicini e a chiunque sintonizzi lo sguardo sul reality show dell'esistenza. Non una foglia secca sul vialetto d'ingresso, non un'interferenza a disturbare la sequenza di gesti telecomandati.
Buongiorno, buona giornata, arrivederci e buonanotte.
La città di Suburbicon non è diversa dalla scena allestita per l'inconsapevole Truman, nel film di Peter Weir del 1988. In cui il personaggio di Matt Damon, Gardner Lodge, potrebbe benissimo fare la comparsa, l'impiegato numero 12 di un reparto imprecisato, felice di rincasare la sera e sfuggire all'ipocrisia della recita.
Come vediamo nel prologo del film, attualmente nei nostri cinema:

La black commedy diretta da George Clooney riprende il tema della comunità apparentemente perfetta, e accentua le contraddizioni del sogno americano con una svolta ancora più cupa e amara. Non è la prima volta che Hollywood ricorre a un'infiltrazione di generi per raccontare le mostruose metamorfosi di quartiere. Esiste una lunga lista di pellicole camuffate da fantasy, commedie, film drammatici e sentimentali, e con una quantità tale di denuncia e humour nero da riempirci le cantine e i sottoscala delle tipiche “case di bambola” americane.
Fra queste ne abbiamo scelte solo alcune, stilando un elenco volutamente incompleto per celebrare il trionfo dell'imperfezione.

La donna perfetta

"Riprogrammare" e "telecomandare" sono parole frequenti anche in La donna perfetta del 2004, bisbigliate dai mariti nei circoli per soli uomini dell'idilliaca Stepford, il paesino dove è ambientato il film. Tratto dal romanzo La fabbrica delle mogli di Ira Levin, remake dell'omonima trasposizione del 1975, la versione di Frank Oz vede Nicole Kidman nei panni di un'ambiziosa manager televisiva che accetta di trasferirsi in periferia per salvare il suo matrimonio in crisi. Se nel piccolo agglomerato di villette, gli uomini sono tutti calvi e panciuti, stanchi di carriere in discesa e incarichi modesti, le loro mogli appaiono come casalinghe impeccabili, completamente assorbite dalle piacevoli incombenze quotidiane, che – e qui c'è della fantascienza - portano a termine in tacchi a spillo. Tocca all'inarrestabile Joanna sbaragliare il gruppetto di Barbie scappate dalla confezione, punire i loro mariti e cercare la felicità nelle relazioni imperfette.

Edward mani di forbice

Con Edward mani di forbice nel 1990 Tim Burton racconta una fiaba dark che rovescia gli stereotipi attraverso un sapiente gioco di contrasti. Pelle d'avorio e mani come cesoie, il timido Edward intimorisce al primo sguardo. Anche se i suoi gesti maldestri e affilati non feriscono quanto le occhiate diffidenti dei morigerati vicini di casa.
Incuriositi dall'ospite della rappresentante di cosmetici Peggy Boggs, gli abitanti della comunità tentano in tutti i modi di definire l'indefinibile Edward di Johnny Depp:  giardiniere, hair stylist, adolescente emo con difficoltà relazionali, non importa l'etichetta purché gliene venga assegnata una d'ufficio. Nemmeno l'amore per la bella Kim, può salvare Edward dall'isolamento fisico, relegato sulla collina che torreggia sul sobborgo, e morale, cui la diversità e l'incapacità di comunicazione inevitabilmente lo condannano.

Revolutionary Road

Non si discosta dall'ideale di vita familiare americano, il film di Sam Mendes del 2008, Revolutionary Road. Ispirato all'omonimo romanzo di Richard Yates uscito agli inizi degli anni sessanta, la storia si svolge un decennio prima nella cittadina del Connecticut che dà il titolo al film. Nonostante April e Frank conducano la vita che hanno sempre sognato – una bella casa, due bambini e un lavoro stabile – i coniugi interpretati da Kate Winslet e Leonardo DiCaprio si sentono intrappolati in un'esistenza barbosa e priva di significato. Per April le pareti della prigione coincidono con quelle domestiche, dove il soffocante ruolo di moglie e madre non le permette di cercare se stessa. Per Frank con l'impiego che disprezza e una routine sfiancante per garantire un tenore di vita adeguato alla propria famiglia. Il sentimento di essersi ritirati dalla vita, arresi a un inconsistente modello prestabilito, porta entrambi a cercare conforto tra le braccia di un altro partner, a pianificare viaggi impossibili, ritrovarsi e perdersi di nuovo in un finale dalla tinte drammatiche e sconvolgenti.

L'amore bugiardo – Gone Girl

Dal romanzo di Gillian Flynn, L'amore bugiardo - Gone Girl di David Fincher prende in prestito non pochi elementi dal thriller psicologico, con un'intricata storia d'amore e un mistero da svelare. La scomparsa del personaggio interpretato da Rosamund Pike, Amy, sconvolge la vita di suo marito Nick, a cui presta il volto Ben Affleck. Su di lui ricadono i sospetti dell'omicidio della donna, avallati da alcuni indizi inconfutabili. Dopo il trasferimento in Missouri, in cerca di pace e serenità, Nick si rivela un compagno pigro, distante, disinteressato e infedele. Nonostante le prove che lo inchiodano siano schiaccianti, il finale dimostra come nella cornice di perfezione e falsità che accomuna tutti i titoli della lista, l'innocenza sia un concetto alquanto relativo.


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