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Ben Stiller, l'idiota che non è - un profilo dell'attore e regista americano

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"Quello potrei essere io" è il pensiero formulato sottovoce che ci avrà attraversato la mente almeno una volta guardando un film con Ben Stiller. In sostanza, questo spiega il successo dell'attore americano, 43 anni, orecchie a sventola, faccia pulita, non bello ma di bell'aspetto.

Ben Stiller, l'idiota che non è - un profilo dell'attore e regista americano

Ben Stiller, l'idiota che non è

"Quello potrei essere io" è il pensiero formulato sottovoce che ci avrà attraversato la mente almeno una volta guardando un film con Ben Stiller. In sostanza, questo spiega il successo dell'attore americano, 43 anni, orecchie a sventola, faccia pulita, non bello ma di bell'aspetto. Stiller incarna sullo schermo il ceto sociale medio nelle sue manifestazioni più grottesche. Magari non siamo così ingenui e idioti da intasare un WC ad un appuntamento galante, subire miseramente le vessazioni della vecchia rimbambita del piano di sopra, essere umiliati da un gatto intelligente o da una sadica scimmietta, tuttavia l’imbarazzo e la vergogna dei suoi personaggi ci è familiare.

Ben Stiller si è guadagnato nel tempo rispetto e una buona fetta di potere in quel di Hollywood. Ha recitato in teatro, condotto uno show su MTV che potava il suo nome, partecipato ad un'annata del Saturday Night Live. Il cinema è arrivato nel 1987 con una piccola parte ne L'impero del sole di Steven Spielberg. Qualche film indipendente, poi a 29 anni un lampo: regista esordiente e co-protagonista di Giovani, carini e disoccupati, sorprendente ritratto di una generazione in piena crisi d'identità. Primo cult. La seconda regia due anni dopo, nel 1996, è un mezzo passo falso. Il rompiscatole conquista la critica, non il pubblico.Poco importa perché trascorrono altri due anni e Tutti pazzi per Mary dei fratelli Farrelly gli dà ciò che gli mancava. Da quel momento il suo nome si consolida, trova il coraggio (soprattutto i soldi) per sperimentare e porta al cinema un personaggio che si era inventato anni prima in alcuni sketch per la TV: il super modello Derek Zoolander. Secondo cult.

Non si può dire che sia un talento comico dell'industria hollywoodiana come Jim Carrey, Mike Myers, Adam Sandler o Steve Carell. Per Ben Stiller non è tanto la battuta o l'espressione (eccetto la Magnum di Zoolander) ma la situazione. Non è l'istinto, è la creazione a tavolino. Stiller usa la testa, al contrario dei suoi personaggi. Sa mettersi in ridicolo cercando complicità e compassione in chi lo guarda. Il versante demenziale in film come Ti presento i miei e Mi presenti i tuoi? è poco sotto la soglia della farsa e le sfumature drammatiche (appena accennate) virano il grottesco in verosimile. E anche Una notte al museo, enorme successo di botteghino come le due commedie citate poc'anzi, non ha grosse pretese ma, grazie al suo protagonista, azzecca le dosi tra ridicolo e empatia.

Chi conta nell'industria del cinema americano si conosce, si frequenta e quando possibile lavora insieme. Nel 2000 Ben Stiller si è immedesimato nell'improbabile controfigura dell'amico Tom Cruise in un siparietto realizzato per gli MTV Movie Awards, finito tra gli extra del DVD di Mission: Impossible II e visibile su YouTube. Mentre Cruise è l'eroe che vorremmo essere, Stiller è l'imbranato che potremmo essere. Tom era stato al gioco e quando l'occasione si è presentata con Tropic Thunder, in uscita nelle nostre sale, non ha esitato a trasformarsi nel più repellente personaggio che abbia mai interpretato.Ulteriore conferma del carisma di Stiller che il film l'ha prodotto, scritto, diretto e interpretato, facendosi beffe dei film di guerra e degli attori viziati di Hollywood. Terzo cult.

Anche la sortita nel mondo dell’animazione ha fruttato bene. Sua è la voce del leone Alex di Madagascar, il cui secondo film uscirà a dicembre. E il prossimo futuro lo vuole scritturato nel cast della nuova commedia romantica di Cameron Crowe accanto a Reese Witherspoon.

Per i pochi intimi estimatori, quelli che valorizzano Ben Stiller per il suo lavoro off Hollywood, il picco è stato toccato con I Tenenbaum del 2001, nel quale interpretava uno dei figli della famiglia prodigio di Wes Anderson. Con buona pace di Zoolander.



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