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Baywatch, Pirati dei Caraibi, Rotten Tomatoes, gli incassi e la critica che è cattiva

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Negli Stati Uniti è scoppiata una polemica interessante, e abbiamo buttato giù qualche riflessione al riguardo.

Baywatch, Pirati dei Caraibi, Rotten Tomatoes, gli incassi e la critica che è cattiva

In America, attorno all'uscita di Baywatch (e nel nuovo Pirati dei Caraibi) e al responso della critica, si sta alzando un polverone.
Il fatto è che i risultati al botteghino dei due film sono stati ritenuti deludenti, e gli executive di Hollywood hanno deciso - tramite un articolo pubblicato su Deadline Hollywood - che la colpa è dei critici.
O meglio, hanno deciso che è colpa delle tante recensioni negative che han fatto venire fuori un giudizio "rotten", ovvero negativo al film di Seth Gordon su Rotten Tomatoes, che con Metacritic è il più noto e utilizzato aggregatore di recensioni di Internet; e che - a differenza di Metacritic, che mette assieme i giudizi dei recensori e utilizza un voto sfumato che parte da 0 e arriva fino a 100 - sintetizza tutto con logica binaria: fresh o rotten, fresco o marcio, bello o brutto.

I critici americani, contro i quali si era scagliato già Dwayne Johnson - con una poca eleganza e una scarsa autoironia che di solito non gli sono proprie - se la sono presa a male, e non a torto.
La maggior parte dei commenti rivendicano, giustamente, il diritto a fare il proprio lavoro e a dire quello che si pensa, e magari alcuni si spingono fino a invitare Hollywood a un esame di coscienza: perché magari, se la gente al cinema non va, non è colpa dei critici che stroncano, ma dei film che non valgono.

Alcune delle cose più sensate le ha dette Josh Spiegel sul sito SlashFilm: "I critici non impediscono a nessun film d'incassare," ha scritto. "Non solo i critici non hanno questo potere, ma nessun critico sano di mente pensa di averlo."
E ha successivamente aggiunto: "Visto che evidentemente c'è ancora bisogno di dirlo: i critici amano i film. I critici sono i fan. Non guardiamo centinaia di film l'anno perché li odiamo o odiamo noi stessi [...] Fare dei critici un capro espiatorio è facile e sicuro, ma è ingannevole. I critici non creano o distruggono un film: il film è già creato o distrutto al momento del suo arrivo."

Al di la della difesa di categoria (di certe accuse ne sappiamo qualcosa, e poi mai che la questione venga ribaltata, quando si parla bene di un film), e oltre alla legittima puntualizzazione che riguarda l'incapacità di Hollywood, o di una certa Hollywood, di fare film capaci d'incontrare il gradimento del pubblico (senza nemmeno stare a prendere in considerazione i critici), la questione Baywatch e Pirati dei Caraibi tocca un punto nodale quando entra in scena il giudizio secco imposto da Rotten Tomatoes, e il concetto tutto di aggregatori di recensioni.
Perché per chi scrive di un film, diciamoci la verità, le stellette utilizzate da questi siti per assegnare il loro punteggio, e dal pubblico per orientarsi senza fatica, sono a volte una croce che si farebbe volentieri a meno di portare.
Perché veder ridotto un parere che non necessariamente si può sintetizzare in un voto senza che la complessità e le sfumature del pensiero vengano in questo modo annullate, è spesso frustrante.

Il problema è che il sistema industrial-mediatico che ruota attororno al cinema oggi, a richiede le stellette: il pubblico, i lettori le amano, perché non devono perder tempo a leggere i motivi sottostanti a quel giudizio sintetico, editori e direttori le vogliono, perché così si entra negli aggregatori, e perché così Google indicizza meglio le tue pagine, e ti mette in evidenza quando cerchi un film.
Per poi, certo, la questione viene ribaltata quando queste stellette sono negative, e l'industria - come nel caso da cui siamo partiti - si lamenta: la stessa industria che le stellette dello stesso critico che avversa in un caso, magari le appunta sul petto del suo ultimo manifesto per fregiarsi di un giudizio lusinghiero in un altro.
"Non dimenticatlo mai: se i critici bocciano un film, e il film incassa, vuol dire che i critici non contano nulla. Ma se un film è un flop, sono sempre stati i critici ad affossarlo," ha scritto su Twitter Matt Zoller Seitz.
Uscire da questa logica assassina fatta di bianco e nero, di stelle e di scarsa considerazione per il testo che le accompagna sembra purtroppo un'utopia.

Insomma, siamo sempre noi critici a sbagliare, pare.
Ma, per parafrasare Jo Squillo, "siamo critici, oltre le stelle c'è di più". Se le volete, le stelle, noi continuiamo a metterle. E se volete attaccarci perché siamo cattivi, fatelo.
Però ricordatevi quel che ha detto Spielgel: se facciamo questo mestiere, è perché il cinema lo amiamo, e non guardiamo centinaia di film l'anno per sadismo, o per masochismo.

E, sia detto per inciso, a me Baywatch è anche piaciuto.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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