Baby Boss & Co: piccolo dizionario dei bambini "cattivi" al Cinema e in Tv

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Baby Boss & Co: piccolo dizionario dei bambini "cattivi" al Cinema e in Tv

Baby Boss, il nuovo film d'animazione targato Dreamworks, arrivato nei cinema italiani, racconta gli approcci iniziali tra fratello maggiore e neonato e mette in luce le debolezze dei genitori, la scarsa conoscenza del mondo infantile visto dall'interno, le difficoltà di comunicazione.

I bambini hanno un codice segreto, una lingua farfallina e musicale accordata su un "wee" stonato, un groove sbrodolato non per richiamare l'attenzione degli adulti, ma per escluderli dalle conversazioni compromettenti, incastrarli in offese senza repliche e bronci, o soltanto per il gusto di mandarli in confusione.

Cinema e tv sono pieni di esempi di bambini cervellotici che dall'alto dei loro seggioloni tramano complotti e si lanciano in missioni segrete di cui i genitori è meglio rimangano all'oscuro. Di solito, a un certo punto della storia, interviene un bambino più grande, un cugino o un fratello maggiore che cerca disperatamente di riportare agli adulti le imprese bizzarre dei più piccoli, senza tuttavia riuscirci.

Ecco un piccolo dizionario composto da poche voci, ispirato ai bambini più furbi del grande e del piccolo schermo, professionisti del crimine, esperti di armi da fuoco, parlanti di quella lingua segreta tra la crittografia e la lallazione che qui si cerca di analizzare.

B di "Bicotto": Baby Herman



Con la voce profonda, il sigaro acceso e l'atteggiamento disinvolto da uomo di mezz'età, Baby Herman è forse quello che più ricorda il piccolo Baby Boss, anche solo per l'epiteto comune. Bambino irrequieto e dispettoso nel mondo cartoon, a caccia dell'agognato barattolo dei biscotti, adulto di fatto a telecamere spente, appare nel film del 1988 diretto da Robert Zemeckis, Chi ha incastrato Roger Rabbit? come spalla comica del protagonista nel suo show animato, e non è solo l'aspetto minuto, oltre che le lunghe ciglia scure, a trarre in inganno: sul set è irascibile come una diva, nel passeggino capriccioso come un bebé, così risulta impossibile indovinare se sia un adulto o un bambino, un maschietto o una femminuccia, un cartone animato o una persona di stampo reale.

C di "...Ciao": Stewie Griffin



Stewie è un bambino come tanti. Affezionato all'orsetto di pezza Rupert, accanito fan dei Teletubbies, grande amico del cane di famiglia Brian. A un anno, spara bolle da una pipa finta e fa disegni con i maccheroni, come ci si aspetta da un bambino di quell'età, ma mostra anche atteggiamenti meno prevedibili, cerca costantemente di uccidere la madre, intraprende discussioni filosofiche con il cane, infarcisce i suoi discorsi di colte citazioni storiche.
In quella sua buffa testa ovale (frutto di una testata sul soffitto) nasconde una pericolosa mente criminale, e nella cameretta un arsenale di armi da fuoco. Anche se Stewie interviene nei discorsi dei grandi, non è chiaro se gli adulti lo capiscano o meno, o semplicemente lo ignorino, raramente gli altri infatti rispondono alle sue provocazioni. Una delle eccezioni più celebri è sicuramente l'episodio in cui cerca di richiamare l'attenzione di Lois fino a portarla all'esasperazione: "mamma, mamma, mammina, mamà, mamma...ciao!". Se non è sadismo questo!

D di Signor "Dino": I Rugrats



Nella serie animata di Nickelodeon, i Rugrats sono una banda di monelli in pannolino, coinvolti in incredibili avventure formato bimbo (acrobatiche evasioni dal recinto dei giochi, recupero di giocattoli rubati, scontri con i bulli del parco giochi) che riescono a progettare grazie alla lingua dei "poppanti", come li chiama Angelica, la cuginetta di 3 anni in grado di comunicare sia con gli adulti che con i "prigionieri" del box. Capitanati dal coraggioso Tommy Peackles, il timido Chuckie e i gemelli Lil e Phil, nel loro primo lungometraggio animato datato 1998, si imbarcano in un pericoloso viaggio a bordo del Raptar Wagan, per restituire il piccolo Dylan, ultimo arrivato della famiglia Peackles, al "Signor Dino", che loro immaginano collocato giustamente nel reparto maternità dell'ospedale

F di "Fucile": Maggie Simpsons



Anche se ha poco più di un anno, Maggie, la più piccola della famiglia Simpsons, non sa parlare, cammina carponi e sembra non volersi staccare dal ciucco rosso con cui annuncia la sua presenza/arrivo in una stanza. Non è precoce come i bambini chiacchieroni della lista, non sa nuotare nella vasca delle palline e la vediamo spesso in braccio a sua madre con la tutina azzurra o il giubbotto arancio a forma di stella. Di episodio in episodio scopriamo che è una bimba piena di risorse e abilità nascoste, ha un'ottima mira e tiene un fucile fumante nascosto sotto al lettino, fumante perché lo usa spesso. Ha persino un arcinemico, una nemesi ricorrente con cui si scontra al nido: il bambino con un unico sopracciglio, caratteristica fisica che gli conferisce un'espressione perfida, minacciosa e anche un po' tonta.

G di "Graaazie": Sunny Baudelaire



Sunny è in quell'età in cui ci si esprime con una serie di gridolini incomprensibili ma eloquenti, per chi sa ascoltare ed eventualmente capire. Sebbene come il resto della sua famiglia sia incappata in Una serie di sfortunati eventi, ha un talento da "morditrice" e una lingua mordace, per quanto giovane e annodata, è coraggiosa al punto da gattonare fino al nascondiglio della vipera incredibilmente letale e nei libri firmati Lemony Snicket sviluppa particolari doti culinarie. I fratelli maggiori la capiscono sempre, mentre per gli adulti i suoi farfugliamenti sconnessi rimangono un mistero. C'è una parolina che nel film di Brad Silberling Sunny pronuncia alla perfezione, senza bisogno di traduzioni e sottotitoli, ed è paradossale che nel vortice di sfortune narrate sia proprio un cantilenante "Graaazie".


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