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Attrition e I film di genere Steven Seagal

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Non conosce crisi il gigante del cinema di serie B, o di culto, o come volete chiamarlo.

Attrition e I film di genere Steven Seagal

L’alfabeto si talvolta presta al cinema, limitandosi a usare le primissime lettere, diciamo pure al massimo tre: serie A, serie B o addirittura serie C. Una classifica stabilità chissà da chi e con quale criterio, che scheda il panorama sterminato dei film che vengono prodotti ogni anno dando patenti di presunta superiorità e garantita inferiorità. A parte che succede spesso che una partita di serie B sia più piacevole e spettacolare di una della blasonata serie A. Il cinema di genere mazzate, girato con pochi soldi e molta creatività, rispettando l’insegnamento del capostipite Roger Corman, è sempre stato il terreno di gioco di alcuni interpreti diventati iconici: pensiamo a Jean Claude Van Damme, Dolph Lundgren o sua maestà Steven Seagal, una vera stella dei film direttamente in home video, ormai streaming, prolifico e disincantato fra botte e azione, combattendo in decine di film del sottobosco del cinema americano.

Attrition, la crisi delle arti marziali asiatiche 

Una carriera che continua, come dimostra il caso di Attrition, in alcuni mercati noto anche come Final mission, anno 2018, in cui Seagal si dimostra un autore a suo modo, visto che ha scritto e prodotto il film, oltre a interpretarlo come protagonista assoluto. Accanto a lui Siu-Wong Fan e Yu Kang. La regia è di Mathieu Weschler.

Il film ruota intorno a un ex agente delle forze speciali che interrompe la sua pensione per rintracciare una ragazza thailandese. Axe ha un passato violento che non smette di tormentarlo, neanche in giorni ormai di ritiro nella spiritualità buddista, in Thailandia, dove ha scelto di passare la pensione. Un film sulla crisi dei valori antichi delle arti marziali asiatiche, rose dalla corruzione e dall’opportunismo di nuove generazioni senza scrupoli, che non mettono più al primo posto del loro sapere ragioni morali, ma la potenzialità di far male.

Steven Seagal, l'azione e lo spirito

Attore, produttore, sceneggiatore, asso delle arti marziali. Steven Frederic Seagal, nato nel Michigan nel 1952, è un uomo multiforme e un gigante buono, se non serve di tirare calci pugni e qualcosa di più letale. Ha anche più nazionalità, oltre all’americana. È anche ufficialmente serbo e russo, frutto del suo successo in tutto il mondo con film senza troppe pretese amati da milioni di persone.

Ha iniziato la sua vita adulta come istruttore di arti marziali in Giappone, primo straniero a gestito un dojo di Aikido nel paese. Poi si è trasferito a Los Angeles, senza cambiare professione. L’esordio alla recitazione è arrivato relativamente tardi, nel 1988, in Nico di Andrew Davis, facendosi strada poi come eroe del cinema d’azione degli anni Novanta, quello che non passava al cinema, se non in qualche caso. Venendo dalle arti marziali, come i colleghi Van Damme, Chuck Norris, Jackie Chan, Jet Li e molti altri, ha sempre messo a frutto questa sua abilità nei film. 

Recentemente si è dedicato a una carriera musicale parallela come chitarrista della band Thunderbox. Come Richard Gere, anche Seagal è da tempo impegnato nelle lotte politiche del Dalai Lama, lui buddista da tempo, addirittura riconosciuto come Tulku reincarnato da una lama tibetana. 

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  • critico e giornalista cinematografico
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