Attacco a Mumbai e i precursori del thriller con ostaggi

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Attacco a Mumbai e i precursori del thriller con ostaggi

Un duello si complica quando diventa un triangolo, quando la sfida fra buoni e cattivi, criminali e forze di sicurezza, inserisce un’altra persona nell’equazione: un ostaggio. Le proporzioni dello scontro vengono alterate, non si tratta più di fare irruzione senza pensare troppo alle conseguenze per chi, anche se fatto fuori, “in fondo se l’è cercata”, avendo dato il via a un’azione criminale. Si fa tutto più complicato, c’è bisogno di una mediazione non violenta, o di tanta astuzia per non far male all’ostaggio o agli ostaggi. Sempre che l’equazione non ci complichi ulteriormente, con il passare delle ore o dei giorni, e dei danni collaterali possano da un momento in poi essere accettati. Quante vittime causerà l’attacco? Quante volte abbiamo sentito al cinema questa domanda, nelle stanze del potere che devono decidere se agire, in una situazione di guerra o anche solo di un’azione criminale in corso.

Il thriller con ostaggi è un vero e proprio sotto genere che ha accompagnato la storia del cinema per decenni. Ci sono gli innocenti che si sono trovati al posto sbagliato al momento più che sbagliato, o i dipendenti di una banca o di un’azienda che sta subendo una rapina, o magari, è successo anche questo, dei finti ostaggi in realtà in combutta con i cattivi.

Negli ultimi anni la cronaca drammatica di ha imposto un altro genere di scontro con ostaggi, quello legato agli attacchi terroristici, come uno in particolare, che ha fatto tristemente storia e preso come esempio da altri fatti di sangue, come quelli del 13 novembre 2015 a Parigi. Parliamo dell’Attacco a Mumbai, che il 26 novembre 2008, per quasi quattro giorni, mise sotto scacco la città portuale indiana, storica porta d’ingresso dell’enorme subcontinente. Attacchi tremendi, a colpi di mitra e bombe, furono compiuti da una decina di terroristi islamici pakistani. A pochi minuti di distanza uno dall’altro furono colpiti: la principale stazione ferroviaria, alcuni alberghi di lusso e luoghi frequentati da turisti.

Hotel mitici come il Taj, vero gioiello dell’ospitalità indiana con echi coloniali. Attacco a Mumbai, diretto dall’australiano Anthony Maras, racconta proprio le ore piene di tensione che seguirono l’irruzione dei terroristi nell’hotel, con oltre mille ospiti e cinquecento membri dello staff chiusi dentro, alcuni presi in ostaggio, dopo averne sterminati senza pietà a decine. Dev Patel, eroico ragazzo dello staff, oltre a Armie Hammer, Jason Isaacs e la deliziosa Nazanin Boniadi, sono i protagonisti di questo film, che ha lasciato senza fiato il pubblico dello scorso Toronto Film Festival, e sarà distribuito nelle nostre sale da M2 Pictures il prossimo 30 aprile.

Ma quali altri thriller con ostaggi hanno stuzzicato l’immaginario?

Il primo titolo che viene in mente, anche solo per l’ambientazione non lontana, è Argo (2012) di e con Ben Affleck, anche questo presentato a Toronto; un signor thriller che vinse tre oscar, tra cui quello per il miglior film. Ambientato a Teheran dopo la rivoluzione iraniana del 1979, racconta l’operazione segreta organizzata da Stati Uniti e Canada per liberare, nell’ambito della crisi degli ostaggi in atto da tempo, sei cittadini americani rifugiati nell’ambasciata canadese. 

Gli archetipi del genere ci sono tutti: la tensione di superare un controllo senza essere scoperto è quello centrale, con il gioco di sguardi fra controllare e controllato, l’occhiata sospetta ai documenti, la tensione che sale, un’ultima chiamata inattesa quando sembrava fatta, un colpo di telefono che arriva nel momento meno opportuno. È proprio la tensione, l’immedesimazione totale con gli ostaggi in cerca della fuga per la sopravvivenza a farci amare e tremare così tanto in un thriller con ostaggi. Argo ebbe un budget piuttosto limitato, 45 milioni di dollari, per un incasso planetario notevole di 232 milioni.

Passando da un evento terroristico, o di politica internazionale, a un fatto invece di cronaca, come il tentativo di rapina in una banca di New York, raccontato in Inside Man di Spike Lee. Qui gli ostaggi sono assolutamente funzionali, servono come arma di scambio o quantomeno per guadagnare tempo mentre viene svolto un piano più o meno astuto e lungo nel tempo. Ancora oggi è il maggior incasso in patria per il regista afroamericano, con 88 milioni, nonostante sia stato girato solo in 43 giorni. Perché non serve un grande budget, ma delle buone idee di sceneggiatura e soprattutto una regia che coreografi al meglio le scene di tensione, insieme a degli attori convincenti. In questo senso Inside Man funziona, crea un rapporto appassionante fra rapinatori, ostaggi e mediatori. Merito ovviamente del carisma di Denzel Washington, oltre a Clive Owen, Jodie Foster, Christopher Plummer e Willem Dafoe. Il film omaggia un capolavoro del genere, il capostipite a dirla tutta, se consideriamo l’approccio un po’ cinico degli anni ’70 che non distingueva poi tanto eticamente i cattivi dai buoni: Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, con Al Pacino e John Cazale.

Se parliamo però di un’altra variante sul tema, quella action, dobbiamo però citare un film a tutta tensione come Speed di Jan de Bont, con degli ostaggi che non vedono chi li costringe a continuare a guidare un autobus almeno a 50 miglia orarie, altrimenti scoppierebbe una bomba. Due oscar tecnici, per un film del 1994 che fece scuola, generando vari figli e nipoti a lui ispirati. Ambientato a Los Angeles, girato ricostruendo in varia grandezza ben dodici autobus per avere libertà di acrobazia, protagonisti Keanu Reeves e Sandra Bullock al massimo della forma, insieme a Dennis Hopper. A questo filone dei mezzi pubblici con ostaggi fa parte anche il più recente Pelham 123, diretto dal compianto Tony Scott nel 2009, con Denzel Washington e John Travolta alle prese con un treno della metropolitana di New York (linee 1, 2 o 3) che fa capollinea proprio a Pelham, a nord del Bronx, oltre il limite cittadino.

Tornando all’attualità, però, vi ricordiamo l’uscita di un thriller con ostaggi che ha il fascino, purtroppo, di raccontare una storia vera. Attacco a Mumbai uscirà il 30 aprile prossimo.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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