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Astro Boy, recensione del film presentato in anteprima al Festival di Roma

L'adattamento americano del manga giapponese riesce nell'apprezzabile sforzo di coniugare l'estetica ed i tratti dell'originale con le necessità spettacolari dell'animazione contemporanea. Il risultato ottenuto non è certo ai livelli dei capolavori Pixar, ma rimane comunque più che accettabile.

Astro Boy, recensione del film presentato in anteprima al Festival di Roma

Astro Boy, recensione del film presentato in anteprima al Festival di Roma

Presentato in anteprima nella sezione Alice nella città, arriva al Festival di Roma Astro Boy, opera seconda di quel David Bowers che tre anni fa ci aveva regalato un piccolo gioiello d'animazione codirigendo insieme a Sam Fell Giù per il tubo.
Adattamento del mitico manga giapponese creato da Osamo Tezuka nel 1952, questa produzione statunitense tenta di rispettare i tratti precisi dell'originale, proponendo un tipo di animazione al computer che mantiene un'estetica decisamente retrò. A livello puramente estetico quindi Astro Boy presenta una sua originalità visiva, mentre sotto il punto di vista squisitamente narrativo il film comincia in modo inaspettato, proponendo situazioni e tematiche molto più drammatiche di quanto avrebbe fatto un classico prodotto di intrattenimento. Nella seconda parte il film d'animazione invece si inserisce in maniera più classica dentro le coordinate improntate dall'odierna produzione per ragazzi, aumentando in maniera esponenziale il ritmo della sceneggiatura, la spettacolarità della visione e soprattutto il citazionismo che appartiene soprattutto alla DreamWorks Animation. Le strizzate d'occhio che Bowers inserisce nel suo lavoro sono rivolte a cult come Pulp Fiction o più direttamente ai "cugini" Gli incredibili, Wall-E o Mostri contro alieni; pur essendo presenti e pienamente riconoscibili, queste citazioni non risultano però eccessivamente invadenti, e conseguentemente non ostacolano la fluidità del racconto e l'immedesimazione bella vicenda. Certo, non siamo neppure lontanamente vicini alla bellezza e la forza propositiva dei film d'animazione targati Pixar ad esempio; rimane il fatto che Astro Boy mantiene una fattura più che accettabile, può senza dubbio coinvolgere il pubblico più giovane ed è in grado di regalargli uno spettacolo tutto sommato intelligente e ben confezionato. Probabilmente i fan più accaniti del manga originale storceranno il naso di fronte all'appropriazione ed alla rivisitazione che Bowers ne ha fatto, ma di fronte a tante orribili ed inutili storpiature che il cinema contemporaneo ha fatto di icone del passato, questa sinceramente non sembra la peggiore, tutt'altro.
Nota di merito poi va attribuita (finalmente!) al doppiaggio italiano del film, in cui sono stati coinvolti come ormai capita sempre nomi noti della nostra industria dello spettacolo: a dare voce ad Astro Boy ed agli altri personaggi sono stati chiamati infatti Silvio Muccino, Carolina Crescentini ed il Trio Medusa, che però riescono nell'apprezzabile lavoro di mettere le loro competenze al servizio dei loro rispettivi ruoli, e non il contrario.
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