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Aspettando il Leone: il punto sul concorso del Festival di Venezia 2016

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Riflessioni sparse in attesa del verdetto della giuria presieduta da Sam Mendes.

Aspettando il Leone: il punto sul concorso del Festival di Venezia 2016

Mancano poche ore, e conosceremo il verdetto della Giuria Internazionale presieduta da Sam Mendes.
Mancano poche ore, e sapremo qual è il film che si aggiudicherà il Leone d'Oro 2016 e tutti gli altri premi della 73esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Ma che Venezia è stata, quest'anno?
Una Venezia che ha tentato di lasciarsi alle spalle alcune delle mollezze e delle contraddizioni delle ultime edizioni, con un programma che - e lo abbiamo più volte sottolineato - perlomeno sulla carta sembrava proporre al suo pubblico le cose più interessanti in circolazione, senza lesinare su alcune scommesse nel nome dell'innovazione. Vinte? Solo in parte.

La strutturazione del programma di un festival è un lavoro delicato e complesso, che deve tenere da conto numerosi fattori e nel quale entrano in gioco un alto numero di variabili. La coperta, per dirla in soldoni, è corta, e bisogna sistemarla sempre in maniera da tentare di scontentare il meno possibile questa o quell'altra fetta di pubblico, critica, addetti ai lavori: perché accontentare tutti è un'utopia. Alla quale si può e si deve mirare, sia bene inteso; ma pur sempre un'utopia.

Detto questo, il concorso del Festival di Venezia 2016 si può nel complesso considerare nella sufficienza, grazie soprattutto a punte positive come La La Land, Une vie e Jackie, i tre migliori film del concorso assieme all'argentino El Ciudadano Ilustre, che li segue a ruota.
Tre titoli, anzi quattro, capaci di sintetizzare un'eterogeneità che è senza dubbio positiva, ma che in alcune divaricazioni estreme (Lav Diaz e Spira Mirabilis da un lato; Piuma o Brimstone dall'altro) sembra faticare a trovare qualcosa che unisca i titoli nel nome di qualcosa di più  profondo e sostanziale di una semplice varietà di generi e idee di cinema.

Le idee di cinema, anzi, sono quelle che sono mancate di più: pur prendendo in considerazione la complicata equazione della selezione, si fatica a capire cosa ci facessero in concorso film come Brimstone o The Bad Batch, tanto per fare due nomi. The Light Between the Oceans, almeno, portava al Lido Fassbender e Vikander, mentre se va bene promuovere i nomi emergenti (come Amirpour o Escalante) bisognerebbe almeno farlo se il film a disposizione è più solido.

Per il resto, molta medietà, un po' sopra o un po' sotto la linea di galleggiamento, non molta personalità, uno sguardo sul cinema italiano che - indipendentemente dallo specifico dei tre titoli proposti quest'anno - sembra da rivedere. Per non parlare dell'assenza integrale dalla competizione di film provenienti dall'estremo oriente, che qualche perplessità la suscita.

In attesa di sapere comunque il parere di Mendes e soci, ecco il nostro personalissimo palmares del Festival di Venezia 2016;

Leone d'Oro miglior film: Jackie di Pablo Larrain

Leone d'Argento miglior Regia: Stéphane Brizé per Une vie

Gran Premio della Giuria: The Woman Who Left di Lav Diaz (sulla fiducia)

Coppa Volpi migliore attore: Oscar Martínez per El Ciudadano Ilustre

Coppa Volpi migliore attrice: Natalie Portman per Jackie

Premio Marcello Mastroianni miglior attore emergente: Paula Beer per Franz

Premio per la miglior sceneggiatura: Christian Vincent per L'Hermine

Premio Speciale della Giuria: Andrés Duprat per El Ciudadano Ilustre



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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