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Aspettando Benedetta follia: Carlo Verdone, dalla A alla Z

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Tutto quello che c'è da sapere sul regista e attore romano, in attesa dell'uscita del suo nuovo film con Ilenia Pastorelli.

Aspettando Benedetta follia: Carlo Verdone, dalla A alla Z

Benedetta follia, al cinema dall'11 gennaio, è il film numero ventisei di Carlo Verdone, che dal 1980, anno di Un sacco bello, ha continuamente osservato, prima divertito e poi sconcertato, le abitudini, le ossessioni e i mali della nostra società. In questo 2018 il regista e attore si fa testimone delle bizzarrie femminili e del sorprendente modo degli appuntamenti al buio, affiancato su set da Ilenia Pastorelli e, in fase di sceneggiatura, da Menotti e da Nicola Guaglianone.

Come quasi sempre fa, Verdone si ritaglia il ruolo del protagonista, interpretando un uomo candido e che è proprietario di un negozio di articoli sacri e che va a ingrossare una schiera di personaggi interessante e variegata.
Chi altro ne fa parte? Scommetto che i più rammenteranno il nevrotico Furio di Bianco, rosso e Verdone e il coatto Ivano di Viaggi di nozze. E poi?  Vi proponiamo di rinfrescarvi al memoria a riguardo leggendo un "alfabeto verdoniano" che ci siamo divertiti a scrivere e che include anche i temi affrontati in tanti anni di cinema, i film più importanti, le collaborazioni più proficue e qualche curiosità. Dopo averlo letto, forse scoprirete che non sapevate proprio tutto sull'ex cabarettista romano che arrivò dietro (e davanti) alla macchina da presa anche grazie a Sergio Leone.

A come Alfio, Don Alfio, il prete che in Un sacco bello tenta di riportare sulla retta via il figlio dei fiori Ruggero raccontandogli del suo "incontro con il Signore", ai tempi dell’infanzia, accanto a un rovo di spine ribattezzato "il mio piccolo Getsemani". Definito da papà Mario Brega "Un grosso studioso di morale, un grosso filosofo", è uno dei tre sacerdoti impersonati, dal 1890 a oggi, da Verdone.

B come Borotalco, il film che preferiamo di Carlo Verdone e il primo da lui interpretato nel ruolo di un unico personaggio. Vincitore di quattro David di Donatello, è - sostanzialmente - la cronaca di un'infilata di balle, snocciolate da un finto avventuriero che si fa chiamare Manuel Fantoni e millanta di essersi imbarcato su "un cargo battente bandiera liberiana" e di aver conosciuto Richard Burton.

C come coatto, rigorosamente romano. E' una figura che attraversa l'intera produzione di Carlo Verdone, fin dallo sketch "Farmacia notturna". Il primo al cinema e il più memorabile è Enzo di Un sacco bello, che si mette l'ovatta nei pantaloni per sembrare più dotato e sogna di andare a Cracovia a far conquiste. Poi ci sono Ivano di Viaggi di nozze che non riesce "a individua' lo stadio" dal tetto di un hotel di Firenze la sua versione aggiornata Moreno Vecchiarutti, personaggio di Grande, grosso e... Verdone. Fanno tutti un po’ tenerezza, perché in fondo sono soli o emarginati.

D come donne. Quante sono le donne raccontate da Verdone! Quelle di Benedetta follia hanno perso il lume della ragione, ma non solo sole, visto che di creature in gonnella tormentate ed eccentriche ne compaiono tantissime in 38 anni di film. In generale, di fronte al gentil sesso gli uomini di Carlo sono deboli, oppure incantati, o anche impacciati. Ad accezione di qualche individuo luciferino (come il Callisto Cagnato di Grande, grosso e... Verdone), sono abbastanza rispettosi . Di donne "verdoniane", noi ne amiamo soprattutto tre: Nadia di Borotalco (Eleonora Giorgi), Iris Blond di Sono pazzo di Iris Blond (Claudia Gerini) e Luisa Tombolini di Sotto una buona stella (Paola Cortellesi)

E come Ennio, Ennio Morricone, che ha firmato la colonna sonora di Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone. A presentare al regista il musicista fu Sergio Leone, che era amico di Mario Verdone, che vide e apprezzò il nostro nella trasmissione tv "Non Stop" e che e fu per lui un maestro severo ma fondamentale, oltre che il produttore di Un sacco bello.

F come Fabris,Piermaria Fabris "primo banco a destra", il compagno di liceo più malridotto di Compagni di scuola e il secondo a entrare in scena. Irriconoscibile, nel film forse più malinconico di Verdone viene crudelmente preso in giro dagli amici di un tempo, in particolare da Finocchiaro, che lo mortifica dicendogli: "Tu c'hai avuto un crollo, dell'ottavo grado della scala Mercalli". Interpretava il personaggio Fabio Traversa.

G come Giallini, Marco Giallini, uno degli attori per cui Carlo Verdone si è messo in secondo piano davanti alla macchina da presa. In Posti in piedi in paradiso il regista ha dato a lui la parte del "guascone" e del depositario numero uno della comicità, facendone un morto di fame che per pagare gli alimenti alla moglie seduce attempate signore. Giallini e Verdone avevano già diviso il set di Io, loro e Lara.

H come Hendrix, Jimi Hendrix, il musicista idolatrato da Bernardo Arbusti in Maledetto il giorno che t'ho incontrato e l'oggetto di un suo libro in via di scrittura. Hendrix è anche uno dei miti di Verdone, grandissimo appassionato di rock e non solo e fan sfegatato degli Who, di David Bowie, Bob Dylan, Joe Cocker e... di Mina.

I come ipocondria, il disturbo mentale che affligge svariati personaggi interpretati da Carlo Verdone, a cominciare proprio dal musicologo Bernardo di Maledetto il giorno che t'ho incontrato, che fa uso smodato di ansiolitici e antidepressivi. Ossessionato dai problemi di salute è anche Gilberto Mercuri di L'amore è eterno finché dura, che trasforma una serata galante in una condivisione di malanni e in un utile scambio di rimedi medici. Un po’ malato immaginario, diciamocelo, è (o è stato) anche il nostro Carletto.

L come Ladispoli, la località balneare non lontana da Roma dove Leo di Un sacco bello deve raggiungere al più presto la sua autoritaria madre. A ritardare la sua partenza sarà una spagnola di nome Marisol che trova chiuso l'Ostello della Gioventù e diventa sua gradita ospite.

M come Muccino, Silvio Muccino, secondo il pubblico uno dei migliori "buddy" di Carlo Verdone. Il film che ha riunito i due attori, e che si intitola Il mio miglior nemico, ha registrato infatti un incasso strepitoso, equivalente a più di 18 milioni e mezzo di Euro. In questa commedia parzialmente on the road il fratellino di Gabriele è un giovane cameriere intenzionato a rovinare la vita del ricco e indisponente manager di una catena alberghiera.

N come nonna, o nonne, le nonne impersonate dalla Sora Lella in Bianco, rosso e Verdone e Acqua e sapone. La prima chiedeva insistentemente al nipote Mimmo dalla maglietta galla di farle una puntura, mentre la seconda veniva spedita in ospedale per non guastare la nascita di un amore. Verdone andò a trovare la sorella di Aldo Fabrizi nel suo ristorante sull'Isola Tiberina per proporle di collaborare, e fin dal principio i due si diedero del voi.

O come Olimpico, Olimpico Stadio, unica voce presente alla lettera "O" della rubrica di Enzo, il protagonista di uno degli episodi di Un sacco Bello. Rimasto solo a Roma il giorno di Ferragosto, il bullo con la "banana" in testa cerca disperatamente compagnia attaccandosi inutilmente al telefono.

P come padri. Nei film di Carlo Verdone sono ingombranti, come il papà di Ruggero di Un sacco bello e il padre salumiere del personaggio di Roberta Manfredi in Borotalco, entrambi interpretati da Mario Brega. O sono castranti, come il severo e anaffettivo genitore del Gegè di Ma che colpa abbiamo noi, che obbliga il figlio a stare a dieta e a non rispondere al cellulare mentre è a tavola. Oppure sono scomparsi (in Al lupo al lupo), o ancora hanno sposato le loro badanti (in Io, loro e Lara). Nessun papà, comunque, è simile a Mario Verdone, uomo per bene e stimato critico cinematografico e professore.

Q come quadri, i quadri dei pantaloni indossati da Pasquale Ametrano di Bianco, rosso e Verdone nel giorno in cui dalla Germania si reca a Roma per votare a bordo di un'Alfasud rossa. Durante il viaggio, il povero emigrato viene derubato del registratore che suona "Binario" di Claudio Villa, delle gomme, del sedile e così via. Non gli resta che sfogarsi, in un idioma incomprensibile, una volta uscito dalla cabina elettorale.

R come Roma, la città in cui Carlo Verdone è nato e ha ambientato quasi tutti i suoi film. Roma è per il regista la città che ha ospitato la casa in cui è cresciuto in Lungotevere dei Vallati 2 e che gli ha ispirato il libro autobiografico "La casa di famiglia". Nella finzione è invece il crocevia di Porta Settimiana a Trastevere - dove si intrecciano le storie dei personaggi di Un sacco bello - ed è gli studi di Cinecittà nei quali lavora Oscar Pettinari di Troppo Forte. E’ tristi palazzoni di periferia e, in Io, loro e Lara, la città antica del Colosseo e dei Fori imperiali ma anche il più moderno rione Prati, culla della borghesia snob.

S come sorelle, e pensiamo subito a Silvia (Ornella Muti), la strampalata sorella del protagonista di Io e mia sorella che gli sconvolge la vita e che prende il nome dalla vera sorella di Carlo. Disinibita quasi quanto lei è la Livia di Al lupo al lupo, che, con il volto di Francesca Neri, confessa a Verdone e Sergio Rubini di aver cominciato molto presto con il sesso. Poi c'è il personaggio interpretato da Anna Bonaiuto in Io, loro e Lara, una pischiatra nevrotica e incapace di ascoltare.

T come telefono, e bisogna dire squilla spesso per i personaggi di Carlo Verdone, che tenendo in mano una cornetta ha dato prova di uno straordinario talento comico nello sketch "Telefonata notturna" (che consigliamo vivamente di recuperare su youtube). Al telefono la nonna di Rolando Ferrazza di Acqua e sapone manda a quel paese un gatto rischiando di smascherare l'inganno del nipote, e a causa di un errore durante un'intercettazione telefonica i due protagonisti di L'abbiamo fatta grossa si cacciano in un brutto guaio.

U come Un sacco bello, non il film, ma il tormentone che ne ha ispirato il titolo. Alla fine degli anni '70, nei discorsi dei "fricchettoni" romani abbondavano le iperboli e si aveva l'abitudine di sostituire all'avverbio "molto", al fianco di un aggettivo, l'espressione "un sacco". Oltre a "un sacco bello", all'epoca si diceva: "un sacco fico".

V come viaggi. I personaggi nati dalla fantasia di Verdone ne compiono innumerevoli, spinti dal desiderio di evasione. Ci sono i viaggi di nozze di Ivano e Jessica e di Raniero Cotti Borroni e Fosca, l’avventura scozzese di Berni e Billa, gli attraversamenti dello Stivale per andare a votare. Si viaggia prevalentemente in macchina, a bordo di scalcagnate utilitarie o di auto accessoriate per cui le donne dovrebbero andare in brodo di giuggiole. Ci si sposta anche in moto, ma per recarsi sul litorale laziale o fare la controfigura a Cinecittà. Fra le mete straniere anche Praga, Istanbul e Budapest.

Z come Zòccano, Furio Zòccano, il maniacale e logorroico protagonista di uno dei segmenti narrativi di Bianco, rosso e Verdone. Mix fra uno zio del regista, un uomo che lavorava in banca incontrato di tanto in tanto al bar e un professore di latino, lo ricordiamo mentre ripete ossessivamente alla moglie Magda: "Tu mi adori, allora lo vedi che la cosa è reciproca?", fa scambiare di posto i figli Antongiulio e Antonluca per bilanciare l'automobile, chiama l'Aci per avere notizie su una possibile precipitazione e taglia la strada a un tir in galleria provocando un incidente.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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