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Appunti veneziani vol. 3 - Capitolo finale

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Di bar per la colazione, film, donne, uomini e futuro: un bilancio della Mostra del Cinema di Venezia


Nei giorni trascorsi al Lido di Venezia per il Festival, la mattina potevo scegliere tra due bar, entrambi a poche decine di metri da casa, dove fare colazione: il bar Bepi e il bar Edy.
Ad accomunare Bepi e Edy (ammettendo, per facilità, che i nomi dei due gestori fossero effettivamente quelli) il fatto che fossero entrambi uomini, e che all'ora in cui mi presentavo io erano da soli, senza altro personale se non loro stessi.
Bepi, però, era altro, robusto e scorbutico, parlava a mezze frasi con voce profonda ma preferiva il silenzio. Edy, invece, capelli bianchi e denti all'infuori, era fin troppo cerimonioso, e parlava con me o anche da solo con voce acuta mentre sistemava tazzine, bicchieri, cornetti.
Bepi era il tipo d'uomo raccontato da David Gordon Green e Al Pacino in Manglehorn; Edy sembrava uscito dall'universo surreale, tragicomico e un po' grigio di Roy Andersson.

Bepi e e Edy sono due delle tante figure maschili raccontate e sintetizzate da un concorso e da un programma, quelli veneziani di quest'anno, spiccatamente concentrati nella rappresentazione di uomini: uomini spesso in crisi, quasi sempre al bivio, in film dove le figure femminili spiccano per la loro assenza o per la difficoltà di relazionarsi con loro.
Basti pensare al Birdman di Inarritu che ha aperto le danze del Festival, o ai due poveri diavoli di La rancon de la gloire; ai tre fratelli protagonisti di Anime nere; a intellettuali in qualche modo prigionieri di un mondo che non riconoscono e non amano come il Leopardi o il Pasolini dei film di Martone e Ferrara.
Uno smarrirsi maschile che è quella nei conflitti e delle loro aberrazioni raccontate da Tsukamoto in Nobi (dove addirittura l'unica figura femminile che appare viene immediatamente uccisa) o da Oppenheimer in The Look of Silence, di scontri e volontà di ritrovarsi e di un'affermazione singolare come quelli raccontati da 99 Homes, con la dualità tra Garfield e Shannon, o perfino da Sivas, dove la sfida è tutta al maschile e simboleggiata metaforicamente in quella della sfida tra cani anch'essi maschi.
Senza donne, senza il femminile, l'uomo è perso, eppure non sa abbracciarlo fino in fondo: lo stanno a testimoniare il triangolo melò di 3 Coeurs, quello tra horror e commedia di Burying the Ex, a modo suo perfino il rapporto tra Adam Driver e la svitata Alba Rohrwacher raccontato nell'Hungry Hearts di Costanzo.

In questo quadro, non stupisce allora che i due lavori più belli visti quest'anno al Festival di Venezia, oltre ai già citati film di Munzi a Andersson, siano proprio due splendidi ritratti al femminile: quello di Olive Kitteridge e quello di Red Amnesia.
Non che le rispettive protagoniste, interpretate da due grandi attrici come Frances McDormand e Lu Zhong, siano figure conciliate con loro stesse, aproblematiche, o magari serene: ma sono donne che, nonostante tutti i loro problemi, si tengono tenacemente e testardamente attaccate alla vita, a loro stesse, ai loro valori, riuscendo così ad essere, se non un sostegno, una parte dialettica che col maschile capace di recepirle riesce a tenersi a galla e a nuotare verso la sopravvivenza, nonostante il peso del passato che le vorrebbe affondare.
Né dovrebbe stupire che in altri due film degni di nota, come Short Skin e Le dernier coup de marteau, si racconti in uno di un ragazzo che per crescere e incontrare le donne e l'amore deve letteralmente perdere una parte di sé, e nell'altro di uno ancora più giovane che solo ritrovando un padre e sostenendo la madre riesce ad andare incontro al domani.

Che poi questi ragazzi diventino un domani un Bepi, un Edy o qualunque altra tipologia di uomo è un altro discorso: auspicabilmente, diverranno qualcosa di nuovo e di diverso, capace di raccogliere le eredità positive di chi è venuto prima di loro e svilupparle.
Forse lo hanno già fatto, forse indicano un percorso.
Perché alla fin fine, il cinema del Festival di Venezia di quest'anno è stato un cinema che parla della necessita di una rinascita, di una reazione, del rifiuto di accettare i limiti nostri e di ciò che ci circonda e della voglia disperata di abbandonare sé stessi per ritrovarsi nuovi, rinnovati, capaci di volare verso il futuro.


 

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