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Anziani fra ironia e senilità al Festival di Locarno 2015

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Largo ai non più giovani nella giornata odierna a Locarno 68

Anziani fra ironia e senilità al Festival di Locarno 2015

Non è (solo) un festival per giovani, Locarno. Lo dimostra anche questa giornata che, oltre a Bella e perduta di Pietro Marcello di cui vi parliamo qui, regala due film che affrontano con ironia la terza età e la malattia senile. Per il concorso spazio al ritorno di un maestro come Otar Iosseliani, regista georgiano da molti anni residente a Parigi. L’autore de I favoriti della luna, premiato a Venezia nel 1984, torna a raccontare una giostra di personaggi ai margini della città, a seguirne con sguardo affettuoso il percorso ironico non mancando di togliersi qualche soddisfazione da lotta di classe.

Anziani, per lo più innamorati della bottiglia, i personaggi di Chant d’hiver sono dei fanti del vivere leggero, della spensieratezza contro le false preoccupazioni e i falsi valori. Iniziamo con un visconte ghigliottinato durante il Terrore rivoluzionario francese, proseguiamo fra soldati, predoni, clochard. I senzatetto sono quelli che più ricevano il rispetto del regista e le persecuzioni costanti della polizia che li sposta da un posto all’altro. Iosseliani continua ormai a ripetersi, diluisce troppo il suo film fino alle due ore, ma si toglie la soddisfazione di gettare un irritante borghesucolo letteralmente nelle fogne. Curiosa la presenza in veste di attore di Enrico Ghezzi, con un ruolo da coprotagonista. Un brindisi alla costanza se lo merita comunque, il buon Otar Iosseliani.

In Piazza Grande protagonista un altro grande vecchio del cinema europeo, detto con il maggior affetto possibile; questa volta un attore, Jean Rochefort. Philippe Le Guay prosegue in Florida a deliziarsi dirigendo un altro dei maggiori talenti della recitazione francese, dopo Fabrice Luchini in Molière in bicicletta. Non si parla di un attore, in questo caso, ma di malattia, visto che l’ultraottantenne Claude Lherminier inizia a perdere i colpi. Colpito da quella che non viene mai citata ma appare chiaramente una malattia degenerativa come l’Alzheimer continua ostinato a trattare male la figlia Carole, interpretata dalla sempre brava Sandrine Kimberlain. Non è lei la sua prediletta, ma l’altra figlia Alice, che crede ancora viva e pronta a venire a trovarlo per il suo compleanno, ma è in realtà morta a Miami anni prima per un incidente stradale. Florida, in uscita prossimamente in Italia per Academy Two, segue, anche registicamente, i sempre più diffusi vuoti di memoria del protagonista con ironia e levità.

Apriamo infine una piccola finestra nella sezione Cineasti del presente per segnalare l’esordio alla regia di Vincent Macaigne, uno dei più sensibili attore del nuovissimo cinema francese, uno dei più vitali e originali degli ultimi anni. L’interprete de La battaglia di Solferino ed Eden porta al cinema il Dom Juan di Molière nella versione radicale della Comédie-Française. Protagonista un altro giovane attore che amiamo, Loïc Corbery, professore di filosofia innamorato di Emilie Dequenne in Sarà il mio tipo?.

foto © Festival del film Locarno

Loïc Corbery a Locarno 68

 



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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